Arnth Velimna Aules: con gli etruschi nell’Ipogeo dei Volumni per un salto nel tempo di 2.300 anni

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Giovanni Bosi, Perugia

Arnth Velimna Aules era una persona importante nella sua città, un magistrato si dice. Di certo aveva una posizione di rilievo, influente, anche se in realtà un alone di mistero circonda ancora la sua figura e non potrebbe essere diversamente. E comunque sia è già nell’eternità della storia. Arnth Velimna era un etrusco vissuto fra il II e il III secolo avanti Cristo: sono sue le ceneri che contiene l’urna più maestosa fra quelle conservate nell’Ipogeo dei Volumni a Ponte San Giovanni, alla periferia di Perugia. Scendere le scale che consentono di accedervi è come compiere un viaggio a ritroso nel tempo.

 

(TurismoItaliaNews) A distanza di quasi 180 anni dalla sua scoperta, l’Ipogeo dei Volumni continua a rappresentare un luogo straordinario per lo studio e la comprensione della storia degli Etruschi. In Umbria - dove a nord del Tevere era insediata l’antica popolazione che ha dato i primi re all’antica Roma, mentre a sud erano collocati Plestini ed Umbri – l’Ipogeo e la circostante necropoli rappresentano un fiore all’occhiello dell’archeologia italiana.

Almeno diecimila visitatori arrivano qui ogni anno per addentrarsi – e il termine è quanto mai giusto – nell’intimità familiare dell’antica gens Volumnia. Intimità perché all’interno di questa grande tomba sotterranea scavata nella collina, composta da un tipo di terreno detto “tassello”, facile a scavare, sono sepolti in magnifiche urne cinerarie in travertino ben tre generazioni della famiglia. E la particolarità al pari della ricchezza dei dettagli architettonici ed artistici del sepolcro (casualmente scoperto il 4 febbraio 1840 durante la costruzione della strada Cortonese) lasciano intendere che quella dei Velimna-Volumni era una ricca famiglia.

Quando si arriva all’Ipogeo, il primo approccio è con il vestibolo che protegge l’accesso (costruito poco dopo il ritrovamento) le cui dimensioni non lasciano minimamente presagire la bellezza di quanto di lì a poco si potrà vedere. Il piccolo edificio si rivela essere già di per sé un antiquarium in cui sono ordinate decine di urne cinerarie magnificamente scolpite, di età ellenistica, ritrovate nella circostante necropoli del Palazzone, inerenti ventidue ipogei ed altrettante famiglie, disposte a corona intorno alla scala che fa scendere verso il passato. Gli esperti non esitano a definire la tomba dei Volumni un esempio di straordinaria qualità architettonica nella tradizione funeraria etrusca: “La sua planimetria – sottolinea la dottoressa Luana Cenciaioli della Soprintendenza Archeologica dell’Umbria - riproduce con una certa fedeltà i caratteri della tipica casa etrusco - italica, poi assimilata nel tipo della domus romana”. Tanto che insieme ad alcune tombe di Chiusi, Cerveteri e Vulci questa rappresenta una delle fonti più preziose per la conoscenza delle antiche strutture di copertura etrusche, la cui forma si ritrova nei soffitti scavati nella roccia in cui è ricavata la tomba.

La scala che consente di scendere per alcuni metri sotto al piano di campagna, conduce ad una sorta di stargate: varcando il passaggio incorniciato da architrave, stipiti e lastrone di chiusura in travertino, si entra nel primo dei dieci ambienti dell’ipogeo, il dromos, in fondo al quale appare immediatamente la stanza più importante, il tablinium, dove sono conservate sei urne in travertino ed una in marmo, che accolgono i componenti della famiglia. La suggestione, lo stupore, l’ammirazione, la curiosità, persino il timore, assalgono il visitatore, desideroso di saperne di più, di vedere tutto il più possibile da vicino. Il tipo di illuminazione della cavità, il bianco del travertino e le forme scolpite contribuiscono a dare al tutto un alone di mistero e ad alimentare la stessa suggestione.

E allora a chi riposa in queste splendide urne, i cui volti sembrano ammiccare al visitatore che si avvicina? La più imponente è quella di Arnth, Arunte Volumnio, in travertino stuccato e sormontata da un triclinio a doppia spalliera sul quale il personaggio è raffigurato disteso, appoggiato ai cuscini con il braccio sinistro mentre con la stessa mano regge una patera; alla base dell’urna due geni alati, chiamati Vanth, circondano i resti ormai illeggibili di un affresco con la porta degli inferi; a chiarire a chi appartiene il tutto sono le iscrizioni presenti sia in etrusco che in latino. Accanto ci sono le urne del fratello Larth (fondatore della tomba insieme a Arnth) e dell’altro fratello Vel (il suo ritratto lascia intendere che fosse più anziano mentre l'assenza del suo nome nell'iscrizione che commemora la fondazione fa ipotizzare che sia morto in precedenza); e poi l’urna del padre Aule e del nonno paterno Thefri, raffigurati come defunti in un tipico atteggiamento di mestizia, con la testa reclinata sull'avambraccio sinistro; e della figlia di Arnth, Veilia, seduta in trono secondo un antico schema chiusino di statua funeraria. Infine l'iscrizione dell'ultima urna è la bilingue etrusco-latina di un Puplie/Publius figlio di un Aule/Aulus, del quale non si conosce il rapporto di parentela con gli altri.

L’insieme fornisce un vero e proprio quadro di famiglia ed evidentemente non può non porre domande su come questi individui fossero in vita, su come abbiano vissuto, su quali fossero le loro passioni, le loro attitudini. E pure sul perché l’ipogeo abbia questo assetto. Archeologi e studiosi hanno trovato in questo luogo una stimolante palestra di ricerca e gli approfondimenti succedutisi nel tempo hanno consentito di affinarne la conoscenza e sviluppare nuove ipotesi, come ad esempio per quanto riguarda il particolare che la tomba dei Volumni sia inutilizzata per la massima parte dello spazio disponibile. Fatto, questo, che potrebbe presupporre un’interruzione dell’uso per una o due generazioni dopo quella di Arnth, Vel e Larth, prima dell'arrivo dell’urna di Publius in età augustea.

Ma la visita dell’Ipogeo dei Volumni incanta anche per le sue caratteristiche architettoniche, grazie all’espresso intento di ricostruire l’assetto della casa quotidiana in quella che è diventata la casa dell’eternità. Gli etruschi credevano in un aldilà come testimoniano i corredi rinvenuti nelle tombe: si portavano nella vita ultraterrena gli stessi oggetti della vita terrena e si faceva in modo di riproporre le stesse situazioni anche dopo. A partire dunque dalla casa: l’atrio rettangolare nel quale si accede entrando nella tomba ha il soffitto che imita il tetto ligneo a doppio spiovente, con columen centrale e travi ortogonali, su cui si aprono due stanze per ogni lato; in fondo ci sono il tablinum e altre due stanze, con soffitti ornati da lacunari geometrici con protomi gorgoniche, demoniache ed umane. I timpani sono decorati con scene riferibili all’oltretomba.

Al momento della riapertura nel 1840 è stata rinvenuta una serie di oggetti deposti davanti alle une, come le parti di un’armatura (probabilmente solo decorativa e non da combattimento) tra cui la parte di un grande scudo in bronzo della prima metà del III secolo a.C. (decorato con motivi a treccia, palmette e leoni contrapposti a tori), qualche oggetto prezioso, il corredo di Veilia, vasellame e un kottabos in bronzo, il gioco più praticato in Etruria e rinvenuto quasi esclusivamente in tombe perugine. Oggetti che oggi sono esposti nell’antiquarium allestito nel vicino Palazzone, il fabbricato rurale immerso nel verde della necropoli circostante l’Ipogeo dei Volumni.

Il ritorno in superficie, dopo la visita alla “casa” di Arunte Volumnio, presuppone subito una visita alla necropoli circostante (che domina da una parte la sottostante valle del Tevere, e dall'altra la via che da Perugia scendeva verso il Tevere) dove sono tornate alla luce centinaia di tombe. Scavate nel terreno naturale, per lo più sono di età ellenistica; solo cinque di età arcaica (seconda metà del VI secolo a.C.- inizi V secolo a.C.) attestano una fase più antica; queste ultime sono dislocate in due zone diverse: due sono su una piccola altura dominante il Tevere, a pianta complessa con dromos, ambiente centrale sul quale prospettano cinque celle. Le tombe di età ellenistica sono per lo più a semplice camera, alcune hanno una pianta più complessa, con celle laterali, sono gentilizie, pertinenti ad un nucleo familiare. Precedute da un dromos, erano chiuse da un lastrone in travertino e l'ambiente centrale, con copertura a volta, aveva lungo le pareti una banchina dove venivano poste le urne cinerarie e parte del corredo e a volte, sul pavimento, un pozzetto per i materiali funerari.

La Tomba Bella, elegante architettura scavata nella roccia

Un rilievo particolare ha assunto la Tomba Bella, così detta per il suo aspetto architettonico che la contraddistingue tra le tombe della necropoli. Scavata nel terreno naturale è preceduta da un dromos dal quale si accede ad un ambiente centrale; la copertura a doppio spiovente appena accennata presenta il columen centrale e le travature ortogonali scolpite ad imitazione del tetto ligneo. La camera presenta sui lati lunghi e sul fondo nicchie scavate con estremità semicircolari e triangolari alternate, divise da lesene scanalate e capitelli corinzieggianti. In prossimità dell’ingresso sono scolpiti due cippi a pigna con lungo fusto e due armature con corazza e schinieri. Sul pavimento corre una larga banchina. Gli elementi architettonici della tomba, lesene e i capitelli, ricordano la decorazione della Porta Marzia della cinta muraria di Perugia, databile, secondo gli ultimi studi, al III secolo avanti Cristo.

 

In questa area il lavoro della Soprintendenza archeologica dell’Umbria (con Anna Eugenia Feruglio particolarmente impegnata) è stato notevole attraverso una serie di ricerche e campagne di scavo. Le indagini succedutesi per molti anni, dal 1963 in poi, hanno permesso di accertare che la necropoli si estendeva ampiamente intorno all'Ipogeo dei Volumni, con tombe a camera numerose e frequenti, e dunque di eccezionale interesse per la storia di Perugia nell'antichità. Si è perciò provveduto ad espropriare la parte più importante della necropoli, in modo da destinare l'area a zona archeologica, aperta al pubblico, comprendendo anche il fabbricato rurale destinato ad antiquarium e nel quale sono ordinati i reperti trovati in zona. Non solo urne comunque, ma anche olle – ovvero vasi usati nella quotidianità poi reimpiegati come contenitori per le ceneri dei defunti - con iscrizioni dipinte in rosso ed in nero con i nomi di pertinenza; e in alcuni casi dipinti con motivi geometrici.

La sepoltura all'interno di olle cinerarie è testimonianza di un ceto più povero e appartengono a tombe gentilizie attestate già dalla presenza di urne cinerarie; sono presenti i nomi Aule, Arnth, Thanes, Larth, Velia ed i gentilizi Aperte, Acari, Plitine, Nunis. Commovente l’urna in marmo di una bambina morta a sei anni, Aconia Luci filia Quartilla, con il coperchio a foglie d’acqua e iscrizione latina sulla fronte della cassa che fornisce le informazioni sui resti mortali che conserva; risale al I secolo a.C. – inizi I secolo d.C. Tra i tanti reperti esposti c’è anche un cofanetto rinvenuto in una tomba di Casaglia che contiene all’interno balsamari a bulbo e manico di flabello, un astuccio in osso e specchio in bronzo, un pettine in osso, una tavoletta in pietra per uso cosmetico per mescolare colori e polveri. Vale a dire un beautycase della metà del primo secolo avanti Cristo. Ma c’è anche molto altro da vedere: gli antichi etruschi erano più moderni di quanto si possa credere…

Immagini di TurismoItaliaNews.it per gentile concessione della Soprintendenza Archeologia dell'Umbria

 

Ipogeo dei Volumni, le impressioni dell’architetto visitatore

 

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Dove si trova Ipogeo dei Volumni
via Assisana, 53 - Ponte San Giovanni, Perugia
Orari di apertura: settembre-giugno: tutti i giorni 9.00-18.30
luglio-agosto: tutti i giorni 9.00-19.30

Il sito istituzionale della Soprintendenza Archeologia dell’Umbria

Per saperne di più
"L'Ipogeo dei Volumni, 170 anni dalla scoperta"
Atti del convegno di studi Perugia 10-11 giugno 2010
Fabrizio Fabbri Editore
440 pagine, prezzo di copertina 35 euro

Il convegno, il primo dedicato all'argomento, è stato un esempio di interdisciplinarietà e di sinergia culturale tra discipline scientifiche e umanistiche, che occupandosi dei vari aspetti, dalla geologia, all'archeologia, all'architettura, alla chimica, ha messo insieme gli studi fatti, visto il crescente interesse specie nell'ultimo decennio da parte delle Università, per avere un quadro completo delle conoscenze.

 

 

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