Buenos Aires, La Boca: il quartiere degli immigrati genovesi fa vivere la passione e la seduzione del tango

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Giovanni Bosi, Buenos Aires / Argentina

Molto di più del Lower East Side di New York City o dell’East End di Londra. La Boca di Buenos Aires è il dolcissimo quartiere assolutamente da vedere, con i suoi rimandi al tango e alle tradizioni della capitale argentina. Peraltro con un sottile fil rouge che lo lega all’Italia: è stato qui che nel 1830 c’è stato l’insediamento di massa degli immigrati provenienti da Genova. Oggi le sue case colorate sono un must al pari della famosa squadra di calcio.

 

(TurismoItaliaNews) Tutto ruota intorno ad un ex scambio ferroviario diventato una delle strade più celebri. E sì che il treno, sferragliando pesantemente, ancora passa di lì fischiando e facendosi largo. El Caminito è il cuore pulsante di La Boca e ci vuol poco a rendersene conto quando si arriva: la strada è l’estensione naturale delle case; qui si vive e si lavora, qui maturano affari e si conquistano turisti, qui si consuma la saga di uomini e donne, artisti e ballerini, che vendono le loro merci e si esprimono artisticamente come meglio sanno fare, davanti ai tanti bar e cafetterie. Una spremuta d’arancia, un acquerello o un invito a farsi leggere le carte piuttosto che farsi fotografare con una bella ragazza impegnata in movimenti di tango (del resto il nome del posto è un omaggio è a Juan de Dios Filibrito, ex residente a La Boca co-autore dell’omonima melodia del tango negli anni Venti del ‘900) sono le offerte più usuali mentre si cammina guardandosi intorno distratti da mille attrazioni.

Il quartiere (praticamente una città visto che vivono in questa zona quasi 50mila persone) è tutta una scoperta. Lo sguardo cade subito sulle case rivestite in lamiera dipinta a colori vivaci: rosso, giallo, verde, azzurro, retaggio della consuetudine degli immigrati italiani di tirarsi su quattro mura utilizzando rottami metallici, materiali di scarto e la pittura utilizzata per impermeabilizzare le barche per la pesca. Qui siamo a due passi dalla confluenza del Riachuelo nel Río de la Plata. Tanti elementi che richiamano Genova, incluso il nome Boccadasse, quartiere del capoluogo ligure, che sembra aver ispirato la denominazione La Boca; peraltro La Boca ha avuto pure un ruolo fondamentale nella nascita di un gergo argentino, Lunfardo, che prende corpo dal cocoliche, mix di dialetti italiani che gli immigrati utilizzavano per comunicare tra loro.

Sulle case del quartiere spiccano anche i colori argentini o sui balconi le riproduzioni a grandezza naturale di personaggi argentini famosi, come Diego Armando Maradona, Evita Peron o lo stesso papa Bergoglio, che a Buenos Aires è stato nella Catedral Metropolitana fino alla sua elezione al soglio pontificio. Qui siamo lontani dal Circuito tanguerio più blasonato, come nel caso della tangueria La Ventana, locale di pregio nella zona di San Telmo, oppure El Viejo Almacen. Ma di certo è qui che si respira l’aria più autentica di questo ballo della passione.

E che Maradona sia presente quasi quanto un santo protettore, è più che naturale. Quando si dice “giocare in casa”: è stato il capitano del Boca Juniors, il cui stadio - la famosa Bombonera – è nel cuore del quartiere che domina con la sua presenza massiccia, qui gioca la squadra popolare (www.bocajuniors.com.ar) storicamente contrapposta al River Plate, più “altolocata” si potrebbe dire. Ed ecco allora che nella miriade di negozietti si possono comprare le maglie del Boca, oppure le statuine di tanguieri o le riproduzioni delle casette colorate. Ma anche cd e dvd con musiche e video di balli ammalianti da guardare o seducenti da provare. A proposito, di sera è consigliabile non andare...

Intanto i treni che trasportano le merci verso l’interno, sfilano lentamente facendosi sentire per il loro sferragliare e per i suoni con cui allertano pedoni e automobilisti: non ci sono sbarre per chiudere il passaggio a livello quando arrivano (ma del resto lo stesso avviene anche all’altezza di Puerto Madero, il nuovo cuore pulsante della movida nella capitale). E in effetti La Boca ha cominciato ad assistere al suo declino nel momento in cui è stata avviata la costruzione del nuovo porto a Puerto Madero, con il trasferimento del settore dei trasporti marittimi verso nord.

Un revival di El Caminito e La Boca nel 1950 è stato guidato dall’artista Quinquela Martín, che emulando i primi immigrati ha cominciato a dipingere le case con colori sgargianti, quasi come il fondale di un palcoscenico teatrale. E sotto la spinta di Martín, nel 1959 il governo di Buenos Aires ha dichiarato ufficialmente El Caminto un museo a cielo aperto.

Al di là della zona più frequentata del Caminito si apre uno scenario di abbandono e degrado, soprattutto al di sotto dei piloni della strada sopraelevata e lungo il corso del fiume, dove decine di imbarcazioni ancorate e in disarmo da anni attendono di essere smaltite e dove strutture industriali in abbandono diventano abitazioni di senzatetto e cartoneros.

 

Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
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