L’idrovoro di Moglia, una cattedrale idraulica che è anche un patrimonio architettonico

La Settimana nazionale della Bonifica e dell’Irrigazione ha avuto il pregio di riaccendere i riflettori sull’immenso patrimonio del settore idrico, ambientale e perfino architettonico del nostro Paese. Un sistema che, puntando sull’innovazione e sull’uso razionale della risorsa, ogni anno riesce a risparmiare milioni di metri cubi di acqua. Ma anche un sistema che tutela il territorio da alluvioni ed esondazioni grazie ad una rete capillare di canali e impianti idrovori di sollevamento. Scoprirne il patrimonio architettonico è una sorpresa, come nel caso della splendida struttura dell’ex Agro Mantovano-Reggiano a Moglia di Sermide (Mantova).

 

(TurismoItaliaNews) L’impianto idrovoro di Moglia di Sermide è quello che può definirsi un capolavoro architettonico del primo Novecento, oltre che una magistrale opera di ingegneria idraulica. Quello che colpisce in questa struttura è l’inserimento ideale nell’ambiente che lo circonda, con caratteristiche tali che sembra quasi di trovarsi di fronte a quei maestosi edifici che dominano i parchi della mittle Europa.

Messo in funzione nel 1907 dopo quattro anni di lavori, l’idrovoro è uno dei punti di forza dell’attuale Consorzio di Bonifica Terre di Gonzaga in Destra Po, che ha ereditato le funzioni di gestione dell’ex (consorzio) Agro Mantovano Reggiano. "Lo Stabilimento di Moglia di Sermide – spiega Ada Giorgi, presidente del Consorzio – è in Italia uno dei più grandi esempi di impianti di scolo realizzati nei primi decenni del Novecento. Impianto monumentale ma non solo: la funzionalità dello stesso è garantita dall’ente consortile che, negli ultimi anni lo ha attivato sempre più spesso assolvendo il suo compito a favore della sicurezza di un comprensorio di 33.100 ettari compreso in destra Po". Quando entrò in esercizio era dotato di sette pompe a vapore "Franco Tosi" (tipo centrifugo Colferai e motori a due cilindri tipo Wolff, valvola orizzontale, a condensazione) e di sette caldaie tipo Cornovaglia, raggiungendo la portata complessiva di 40 metri cubi/secondo a 3 metri di prevalenza; la spesa del solo macchinario ammontò all’epoca 515.000 lire. L’impianto fu poi potenziato nel 1909 e 1927 con altre tre pompe e due caldaie "multitubolari" aumentando la portata complessiva a 40 metri cubi/secondo a 5 metri di prevalenza.

 

La storia del territorio mantovano e reggiano posto in destra del fiume Po ed in sinistra Secchia è da sempre caratterizzata soprattutto dalla lotta e da opere per la regolazione delle acque per garantire, a tali territori, la sicurezza idraulica ed una difesa dai suddetti fiumi. La bonifica quindi di tali terreni si snoda per diversi e svariati secoli per approdare negli ultimi decenni del diciannovesimo secolo, anche sulla base delle leggi che in tale periodo si susseguivano, alla redazione da parte dei privati, riuniti in Consorzio, di un progetto generale di sistemazione idraulica del territorio.

In occasione della Settimana nazionale della Bonifica e dell’Irrigazione è stato possibile visitare e conoscere da vicino moltissimi degli impianti in funzione in Italia (dighe, opere idrauliche, opere irrigue, invasi collinari, casse di espansione) con lo scopo di sensibilizzare i cittadini ai temi dell’acqua, della difesa del territorio, della salvaguardia dell’ambiente.

 

L’Emilia - Romagna, ad esempio, possiede strutture idrauliche spettacolari, come gli impianti del Palantone a Salvatonica di Bondeno (dove prende origine il Canale Emiliano Romagnolo), Pilastresi a Stellata di Bondeno, Boretto nel Reggiano, lo storico impianto di Saiarino, le centrali di Codigoro, Marozzo, Bando e Sant’Antonino. E’ possibile anche visitare le due dighe del Piacentino: Molato e Mignano.

Per saperne di più

Il sito dell’Associazione nazionale

 

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