Dal farro Dop più blasonato alla famosissima Biga, Monteleone di Spoleto si svela gemma dell’Appennino nella Valnerina umbra

images/stories/umbria/MonteleoneSpoleto12.jpg

 

Giuseppe Botti, Monteleone di Spoleto / Umbria

E’ il paese del farro più blasonato, ma anche della famosissima Biga conservata al Metropolitan Museum of Art di New York, oltre ad essere una perla incastonata nel verde della Valnerina. In Umbria, Monteleone di Spoleto, nobile borgo dalle origini antichissime, è uno dei luoghi irrinunciabili anche per essere testimonial delle più svariate epoche: da quella etrusca a quella romana, da quella medievale a quella rinascimentale. Un fascino intatto e un’atmosfera che parla di storia, tradizioni e cultura. Perché c'è molto da scoprire...

 

(TurismoItaliaNews) Anticamente era il castello di Brufa e le sue origini si devono al nobile romano Attone (ma forse anche Arrone) figlio del conte Lupone. Oggi è un caposaldo del turismo in Valnerina, la zona più amena dell’Umbria, dove si susseguono borghi fortificati, abbazie, itinerari naturalistici e tanto buon gusto. A Monteleone di Spoleto, da corso Vittorio Emanuele sino alla Torre dell’Orologio è un susseguirsi di scorci suggestivi e di grande impatto, che ti conquistano subito per la loro bellezza e unicità, tenuto peraltro conto della cornice in cui il borgo è calato: uno scenario naturale di incomparabile valore. Siamo in mezzo all’Appennino Umbro-Marchigiano, quello che qui dona il farro, uno dei più antichi cereali utilizzati dall’uomo. Ne esistono varie specie: quella che si coltiva a Monteleone di Spoleto è la più pregiata, il Triticum dicoccum, che ha ottenuto la Dop.

Dal farro Dop più blasonato alla famosissima Biga, Monteleone di Spoleto si svela gemma dell’Appennino nella Valnerina umbra

Dal farro Dop più blasonato alla famosissima Biga, Monteleone di Spoleto si svela gemma dell’Appennino nella Valnerina umbra

Dal farro Dop più blasonato alla famosissima Biga, Monteleone di Spoleto si svela gemma dell’Appennino nella Valnerina umbra

La diffusione del farro da queste parti è attestata anche dagli appellativi di “mangiafarre” o “farrari de San Nicola” con cui gli abitanti dei comuni vicini indicavano i monteleonesi. Proprio quest’ultimo modo di dire richiama il rituale del “Farro di San Nicola” che si ripete da tempo immemorabile il 5 dicembre, nella vigilia della ricorrenza del Santo patrono del paese. Già coltivato dagli Italici, per molti secoli il farro ha rappresentato la coltura comune a tutti i popoli latini: i Romani lo usavano per fare il “Puls”, una minestra di cereali bolliti, oppure focacce azzime e lo davano come premio ai soldati per le battaglie vinte. La specie coltivata qui si semina in alta quota a fine inverno – inizio primavera e si raccoglie a fine agosto. La zona di produzione della Dop comprende anche Poggiodomo e parte dei comuni di Cascia, Sant’Anatolia di Narco, Vallo di Nera e Scheggino, area montana che si trova al di sopra dei 700 metri di quota.

Ma se dici Monteleone di Spoleto, dici anche Biga, ovvero lo straordinario rinvenuto casualmente da un contadino nel 1902 a Colle del Capitano, a due passi dal borgo. Acquistato l’anno successivo dal Metropolitan Museum of Art di New York, una copia puntuale documenta nel paese questo tesoro volato via con troppa leggerezza. Sì, davvero un tesoro artistico: si tratta di un carro da parata datato al VI secolo a.C., lungo 209 centimetri e altro poco più di 130, di fattura etrusca. L’artigiano che lo ha sapientemente decorato a sbalzo con intarsi in avorio, su una struttura in bronzo, ferro e legno di noce,  ha optato – neanche a dirlo – per i temi della mitologia omerica, con Achille in apoteosi insieme alla dea Teti. Achille è raffigurato col classico profilo barbato, capelli lunghi e riccioli che cadono sulle spalle e chitone corto ricco di decorazioni; la dea invece presenta un chitone lungo ed è coperta da un mantello.

Dal farro Dop più blasonato alla famosissima Biga, Monteleone di Spoleto si svela gemma dell’Appennino nella Valnerina umbra

Dal farro Dop più blasonato alla famosissima Biga, Monteleone di Spoleto si svela gemma dell’Appennino nella Valnerina umbra

Dal farro Dop più blasonato alla famosissima Biga, Monteleone di Spoleto si svela gemma dell’Appennino nella Valnerina umbra

I due personaggi sono separati da uno scudo bilobato con elmo corinzio e protome di ariete, due uccelli rapaci che volano su un cerbiatto ucciso; il timone della biga ha una protome di cinghiale, mentre il termine presenta una testa di uccello; il giogo per l'attacco dei cavalli ha due anse che terminano con teste di serpenti, mentre il mozzo termina con una testa di leone. Uno spettacolo. Per chi non ha ancora avuto la fortuna di vederlo nel Museo statunitense, la visita al museo nell’ex Convento di San Francesco a Monteleone, che accoglie la copia scala 1:1 (eseguita dalla Scuola del maestro Manzù nel 1985), è comunque istruttiva.

Detto tutto sulle star del borgo, ci si può concentrare sullo scenografico assetto urbanistico del nucleo antico. Dove si conservano tuttora le unità di misura che garantivano la legalità nel mercato (già attivo al tempo di Papa Paolo III) che ebbe il suo incremento, anche per l’esenzione dai tassi voluta da Pio IV,  negli spazi antistanti la piazza e il portico vicino alla Torre dell’Orologio; proprio qui sono visibili le misure in pietra: lo scorzo (56 kg), la mezzenga (28 kg) e il quarto (14 kg). Bellezza nella bellezza è il maestoso portale della chiesa quattrocentesca di San Francesco, che delimita la piazza omonima insieme a agli antichi Palazzi dei Priori e dell’Arengo; chiesa che ha acquistato maggiore imponenza e proporzione a causa della facciata rimasta monca dopo il sisma del 1702. Purtroppo qui i terremoti scuotono fin troppo spesso la terra…

Dal farro Dop più blasonato alla famosissima Biga, Monteleone di Spoleto si svela gemma dell’Appennino nella Valnerina umbra

Dal farro Dop più blasonato alla famosissima Biga, Monteleone di Spoleto si svela gemma dell’Appennino nella Valnerina umbra

Lo sguincio del portale è composto da sei fasce: inizia all’esterno una fascia di stelle esagonali a punta di diamante, seguono tre colonnine tortili intercalate da insenature concave; le ultime due fasce decorano gli stipiti, una con quarantaquattro figure, l’ultima con una fuga di fiocchi. L’attenzione è attratta dalle 44 figure: non si tratta del solito simbolismo del bestiario cui facevano frequente ricorso gli artisti del Romanico e del Gotico, qui c’è il Cantico delle Creature. Fiori, frutta, animali, sqanti, angeli, draghi, sole, luna e perfino la morte stanno lì a ricordarea chi va in chiesa le realtà della vita. Gli stipiti poggiano su due leoni che portano cibo ai cuccioli.

Non meno affascinanti sono i due capitelli, sui quali sono scolpiti gli stemmi di Guelfi e Ghibellini, e sì che l’epoca della costruzione era caratterizzata anche qui dalle furibonde lotte paesane tra le parti. I due stemmi insieme vogliono dunque dire soltanto che c’era la lotta, oppure che fu fatta la pace? Oppure che tutte le fazioni contribuirono alla costruzione? Che ci fu una sorta di compromesso tra i belligeranti? O magari fu il trionfo del “pace e bene” predicato da San Francesco? Chissà. Ma le sorprese continuano perdendosi nel dedalo di viuzze e piazzette “abbracciate” dalle diverse cinte murarie )risalenti al XIII secolo, ampliate nel XIV e antemurali nel XV) e costellate di archi, baluardi e chiese.

Dal farro Dop più blasonato alla famosissima Biga, Monteleone di Spoleto si svela gemma dell’Appennino nella Valnerina umbra

Dal farro Dop più blasonato alla famosissima Biga, Monteleone di Spoleto si svela gemma dell’Appennino nella Valnerina umbra

Dal farro Dop più blasonato alla famosissima Biga, Monteleone di Spoleto si svela gemma dell’Appennino nella Valnerina umbra

Per saperne di più

Chi siamo

TurismoItaliaNews, il web magazine che vi racconta il mondo.

Nasce nel 2010 con l'obiettivo di fornire un'informazione efficace, seria ed obiettiva su tutto ciò che ruota intorno al turismo...

Leggi tutto

Questo sito utilizza cookie, di prima e di terza parte, per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, clicca qui. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la Cookie Privacy...