La ricerca dell’eleganza, Roberto Capucci a Venaria Reale con gli abiti per regine e star

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Giovanni Bosi, Venaria Reale / Torino

La regalità dell’eleganza nell’eleganza della regalità. E’ un binomio di grande effetto quello che la Venaria Reale fino all’8 settembre 2013 presenta nella Sala delle Arti. Protagonista è uno dei più grandi designer del XX secolo, lo stilista Roberto Capucci, la cui creatività non finisce di stupire grazie alla "maraviglia" capace di suscitare il suo moderno barocco. In mostra 50 abiti creati appositamente per regine, star e dame del "gran mondo" dagli anni Cinquanta ad oggi.

 

(TurismoItaliaNews) Gli abiti di Roberto Capucci hanno visto i luoghi più belli del mondo. Ma forse la sintesi più alta di questo percorso alla " ricerca della regalità" si compie proprio alla Venaria Reale, la straordinaria reggia dei Savoia a due passi da Torino. E sì, perché la mostra in atto nello storico complesso, dal titolo "Roberto Capucci. La ricerca della regalità" dimostra come nessuno come lo stilista ha ricercato la rappresentazione della regalità modellando capi che risultano autentiche "sculture in stoffa", presentati in mostra insieme a bozzetti, foto, filmati e racconti sui loro momenti storici e le celebrità che li hanno indossati.

 

"La mostra – spiega Massimiliano Capella, storico dell'arte e della moda nonché curatore della rassegna - ripercorre in 50 creazioni, 32 illustrazioni e bozzetti, video e testimonianze la predisposizione di Roberto Capucci all'ideazione di abiti dal sapore regale, riscontrabile sin dal suo debutto ufficiale in un contesto ricco di cultura e aristocrazia, la nascita a Firenze nel 1951 dell'alta moda italiana".

 

Per apparire al massimo dello splendore e della loro ieraticità, a lui si rivolsero, tra le altre, le principesse Borghese, Odescalchi e Colonna, le attrici Valentina Cortese e Silvana Mangano, Ila cantante lirica Raina Kabajvanska, le star internazionali come Marilyn Monroe, Esther Williams e il premio Nobel per la medicina Rita Levi Montalcini: i loro abiti rappresentano un percorso di grande fascino che attraversa la seconda meta del Novecento sul terra della moda e del lusso, ricostruendo l'itinerario creativo di uno dei maestri della Moda mondiale.

 

"Torino mi ha già accolto due volte con la sua signorilità e stile inconfondibili – ha commentato Roberto Capucci (Roma, 1930) - in questa terza occasione mi apre le porte di una delle più prestigiose e suggestive del mondo; ne sono felicissimo ed onorato e spero che le mie creazioni, in questa splendida mostra sulla ‘Ricerca della Regalità’, possano suscitare profonde emozioni creando una ideale sintonia con l'imponente e maestosa Reggia, uno dei simboli eccellenti del barocco europeo".

 

Regalità intesa come resa solenne dell'abito, comune a tutta la produzione del maestro della moda Capucci dagli anni Cinquanta ad oggi, dagli abiti da giorno e da gran sera, dalle creazioni per il palcoscenico a quelle per le cerimonie istituzionali e religiose, fino ai grandiosi abiti scultura appositamente ideati per le esposizioni museali.

 

Cinque i segmenti in cui si articola la mostra presentata in collaborazione con la Fondazione Capucci, una delle quali – dal titolo " Vestire le Vestali" – è un omaggio a Maria Callas. Si va dalle "Spose regine" al "Disegno del maestro", da "Donne, primedonne e nobildonne" a "Arte e Natura nella ricerca della regalità" attraverso l’architettura, i minerali per la Biennale di Venezia del 1995, fiori e foglie; ali, farfalle e farfalloni; fuoco rosso. Creazioni memorabili, creazioni famosissime, indossate dalle donne più affascinanti del mondo.

 

"Inedita, rispetto ad altre proposte espositive dedicate al lavoro di Capucci – spiega ancora Massimiliano Capella - è la sezione ‘Donne, primedonne e nobildonne’ che presenta storie dal sapore leggendario, dal rapporto a distanza di Capucci con Marilyn, a quelli diretti e amicali con Silvana Mangano, Valentina Cortese, Raina Kabaivanska e Rita Levi Montalcini". Con cinque capolavori realizzati tra il 1952 e il 1992 si ammirano le presenze maestose per la Kabaivanska e la Cortese e quelle lineari e semplici per Silvana Mangano e per Rita Levi Montalcini, quest'ultima ricordata con l'abito creato per la consegna del premio Nobel per la medicina a Stoccolma nel 1986. "Non si tratta di un abito creato per una principessa, per una regina del palcoscenico o per omaggiare un'opera d'arte – aggiunge Capella - bensì di un abito ideato per una scienziata. Roberto Capucci ricorda che l'abito, con pannelli in velluto verde smeraldo, blu zaffiro e rosso rubino, è stato pensato per la figura esile, magrissima della professoressa e che in quell'occasione non avrebbe dovuto vestire una principessa ma un grandissimo personaggio: "Realizzai un abito lungo con un pochino di strascico dicendole: Professoressa, lei sarà l'unica donna che riceve il Nobel in mezzo a tanti uomini in frac. Quando lei si alza deve essere la regina della sera. Lei era molto titubante, perché non aveva mai messo un abito lungo e non era andata mai in una sartoria. Guardò la coda e disse: Se lei me l'ha fatta io la porterò".

 

Per dirla con Capucci "La moda non è ornamento, è architettura. Non basta che un vestito sia bello, dev’essere costruito come un palazzo poiché come un palasso esso è la materializzazione di un’idea".

 

Per saperne di più
www.lavenaria.it

 

 

 

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