Velo islamico, nuove estetiche di un antico simbolo: il libro di Renata Pepicelli

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Non è solo un obbligo sociale o religioso, ma anche un'estetica e uno stile di vita; non solo un simbolo imposto dell'islam politico, ma anche una libera scelta che si accompagna a quel ritorno delle religioni nella sfera pubblica che caratterizza il nuovo secolo. Il soggetto è il velo islamico, protagonista del libro di Renata Pepicelli, ricercatrice all'università di Bologna, pubblicato dall’editore Carocci. Il volume risponde a molte domande affrontando la questione da un punto di vista storico, religioso e sociopolitico in una prospettiva temporale che va dall’alba dell’Islam fino ai giorni nostri.

 

(TurismoItaliaNews) Intorno alla questione del velo imperversa un acceso dibattito sia nei Paesi a maggioranza musulmana sia in quelli occidentali. Chi lo indossa vede in esso l’espressione della propria identità religiosa e culturale e, in alcuni casi, politica; chi lo critica lo considera un ritorno al passato, la prova evidente del diffondersi di un islam oscurantista e misogino. In Occidente, dove è sempre più frequente incontrare donne velate, questo indumento rappresenta spesso l’emblema della sottomissione femminile e del rifiuto ad integrarsi. Ma che cosa è questo pezzo di stoffa che suscita tanto clamore? Qual è il suo significato? Per quali ragioni è in crescita il numero delle donne che si velano? Perché si va diffondendo la moda islamica? A queste domande risponde Renata Pepicelli (già autrice per la stessa casa editrice di uno studio sul femminismo islamico) affrontando nel suo nuovo libro – 14 euro, 160 pagine - il tema del velo dal punto di vista religioso (non tutte le interpretazioni del Corano concordano sull'obbligo di portarlo) e soprattutto da quello storico, passando dall'età coloniale - in cui coprire i capelli poteva essere un atto di opposizione alle influenze straniere - a quella ''rivoluzione velata'' in corso dagli anni Settanta ad oggi.

Muscat

Velo islamico, nuove estetiche di un antico simboloE nella quale il velo rappresenta non solo un simbolo politico, ma anche un segno di ''adesione a certi ideali comunitari'' o ''l'effetto di un revival spirituale'', osserva l'autrice, unito alla delusione delle speranze dei movimenti di indipendenza in nord Africa e Medio oriente. Certo è che il velo islamico, oltre a suscitare grandi dibattiti in Europa sulla liceità dell'hijab e del niqab negli spazi pubblici, ha anche dato vita in questi anni ad una trasformazione dei costumi sotterranea e pervasiva. E non solo nelle società musulmane - a cominciare proprio dalla Repubblica islamica dell'Iran, terra del castigato chador, ma che fa anche da laboratorio per le interpretazioni più libere e innovative del foulard sui capelli da parte delle donne - ma anche in quelle occidentali. Sorprendente può essere così la lettura dei capitoli sull’“islamic fashion” ed il mercato dei make up e dei prodotti estetici “halal” pronti a raggiungere - grazie ai portenti del marketing e delle mode - anche le consumatrici non musulmane. Anche le giovani velate del resto - osserva Renata Pepicelli - non sfuggono alla vanità e al consumismo. Ma al tempo stesso possono fare del velo, come ogni donna del proprio abbigliamento, l'occasione per una scelta di stile personale e originale. E se e' vero che nel modo di vestire le secondo generazioni immigrate possono trovare una risposta identitaria, è altrettanto vero che grandi marche come H&M e Mango hanno già cominciato ad approfittarne, e così quelle sul mercato on line.

A conclusione del libro, infine, un richiamo alle provocazioni artistiche di Princess Hijab, l'artista di strada che da anni a Parigi prende di mira i corpi esposti al consumismo dei manifesti pubblicitari, coprendone i volti con niqab decisamente conturbanti. Un fenomeno artistico entrato anche nelle gallerie d'arte, ricorda Renata Pepicelli, e che costringe gli osservatori occidentali a riflettere non solo sulla cultura islamica del velo, ma anche sulla propria.

Tripoli, Libia

Il sito dell’editore

Tesori d'Etruria Firenze

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