Una città tra Otto e Novecento vista da Giovanni Bosi, il caso di Foligno nel libro pubblicato da Orfini Numeister

images/stories/foligno/Foligno_LibroBosi01.jpg

di Carlo Roberto Petrini

Salvatore Botta nell’articolo “Intorno al Risorgimento e alla Nazione”, pubblicato in “Nuova informazione bibliografica” del Mulino (n°4 ottobre-dicembre 2008) scrive: “L’Ottocento, ponte fra l’età moderna e quella contemporanea, suscita oggi un nuovo interesse da parte della ricerca, sia per la pluralità e la complessità degli aspetti storici, politici e sociali affrontati, sia perché le rinnovate metodologie e discipline inducono ad ampliare i temi e gli ambienti d’indagine”. Su questa scia si inserisce il volume: “Foligno, una stagione. La città tra Otto e Novecento” di Giovanni Bosi, noto giornalista e apprezzato ricercatore di storia locale. Diciamo subito che è un bel libro dalla veste grafica elegante.


(TurismoItaliaNews) L’iniziativa editoriale è una dotta e puntualissima guida alle trasformazioni urbanistiche di Foligno tra Otto e Novecento e si inserisce in una fitta serie di studi sulla Città di Foligno che negli ultimi anni hanno visto, grazie alla spinta esercitata dalla Associazione Numstair Orfini, una straordinaria rinascita. Bosi costruisce il suo libro servendosi della copiosa documentazione d’archivio (gli inventari immobiliari) e di una notevole documentazione iconografica.

Questa permette all’autore di creare un testo articolato e di fornire degli strumenti di lettura della complessa strutturazione urbanistica del centro storico. Il testo di Bosi, preceduto da un contributo di Fabio Bettoni che offre una puntuale minuziosa ricostruzione dell’evolversi della storia economica del tempo, tratteggia le epoche in cui sono avvenute le varie trasformazioni. Dalla fine dell’Ottocento ai primi decenni del Novecento si susseguono nelle città italiane interventi dichiaratamente finalizzati a migliorare le condizioni igieniche dell’abitato. In realtà l’emergenza sanitaria giustifica un programma di estese demolizioni. Siamo del resto negli anni dell’utopia igienista, di quel sogno che vede nell’igiene il cardine massimo della civiltà, la scienza per eccellenza che più dell’economia può rendere l’uomo felice e appagato. Foligno a partire dalla seconda metà dell’Ottocento sente l’esigenza “del risanamento edilizio, dell’igiene, insomma della modernizzazione”. (pp.32-36).

Anche la realizzazione della stazione ferroviaria innesca un forte processo di trasformazione della porzione urbana ad essa direttamente connessa. Altra pagina importante del saggio di Bosi è la programmazione edilizia favorita dalla crescita economica a cui si accompagna un’inevitabile incremento della popolazione e quindi una maggiore richiesta di case: l’edilizia popolare che cammina di pari passo con la crescita industriale della città. (p.32). Tra fine dell'800 e i primi venti anni del Novecento inizia un periodo di forte espansione residenziale. La popolazione passa da 23.186 abitanti nel 1881 a 28.099 nel 1906, i folignati entro le mura da 8821 ad oltre 10mila. Tra il ’20 e il ’28 del Novecento “vengono restaurati e rialzati 420 edifici e uscendo dalle mura circa 300 ne sono realizzati di nuovi in larga misura ubicati nei pressi dello Zuccherificio, dell’Officina ferroviaria e della fabbrica delle Arti Meccaniche già dell’Orso”. (p.23) In questo clima di rinnovo urbano si inserisce “il piano regolatore” dell’architetto Cesare Bazzani, i cui studi verranno esposti nell’ ottobre del 1928 al Teatro Piermarini. Successivamente saranno presentati ad una mostra internazionale e illustrati dallo stesso Bazzani. Il “rinnovamento edilizio” verrà approvato il 29 aprile del 1929 “con una vigenza di cinquant’anni” (p.23).

Cesare Bazzani, uno dei maggiori protagonisti dell'architettura pubblica italiana del primo Novecento, specialmente in età fascista, influirà profondamente il pensiero urbanista di Foligno, anche dopo la caduta del Fascismo. (pp. 40-42) Il piano prevede modificazioni del tessuto urbano, sventramenti, demolizioni delle porte, gli arretramenti dei fronti degli edifici per ampliare le strade, nuovi collegamenti viari tra l’interno e l’esterno del nucleo storico, la formazione di esedre e l’espansione della città verso la frazione di Sant’Eraclio” (p.23). Gli interventi demolitori, come le porte della città, favoriscono il consolidarsi di una posizione nei confronti della città antica. Voci di studiosi si elevano, tra l’indifferenza dei cittadini, per contrastare le distruzioni di vecchi edifici. Le proteste dello studioso Mons. Faloci Pulignani riescono a salvare solo la porta di San Felicianetto. Oltre alle demolizioni si mette mano al ripristino delle emergenze architettoniche più significative nel cuore antico della città: la Cattedrale, il Palazzo della Canoniche e Palazzo Trinci. Edifici che verranno sventrati dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Altri sarranno cancellati per sempre, come il Teatro Piermarini, mai ricostruito. “La ricostruzione post-bellica - scrive l’autore – è pesante e non facile, ma per l’Amministrazione comunale diventa occasione per condurre in porto (o per tentare di farlo) una riqualificazione del centro storico, in talune occasioni proseguendo su idee nate dal periodo precedente alla guerra. Alcuni vuoti finiscono col diventare, di necessita, piazze parcheggi secondo una sistemazione transitoria che invece arriverà sino all’inizio del Duemila”. (p.45)

Il terremoto del 1997 ha favorito il recupero del centro storico, dando nuova vita ad un vasto patrimonio edilizio dalle Conce e al Panificio militare. Per giungere alla costruzione di nuovo corpo di fabbrica, come la Biblioteca, e alla ripavimentazione di piazza del Grano. Qualche commento meritano le belle schede che costituiscono la seconda parte del libro. Il lettore si troverà di fronte ad una ricostruzione delle vicende urbanistiche ben condotta e supportata da una abbondate messe di immagine d’epoca che nell’architettura del volume acquistano un valore sostanziale. Dobbiamo dire che mancava un libro del genere, che per la sua validità scientifica diventerà un punto di riferimento per quanti si cimenteranno su questo particolare settore di studi sulla Città. In un'ultima analisi, il libro affronta lo studio dell’evoluzione urbanistica della città e delle sue parti urbane più significative, realizzando così un affresco dei modi di pensare e vivere nel tempo la città.

Il libro si colloca nell’ambito di percorsi di studi poco battuti dagli storici locali e propone una analisi di grande spessore culturale e sociale, poiché tocca un tema fondamentale per la crescita di una città: i piani regolatori. Il lavoro di Giovanni Bosi offre dei contributi originali, mettendo in evidenza la foto come testo, come fonte storico-documentaria per ricostruire in modo plastico le trasformazioni territoriali ed urbane della Città a cavallo tra Ottocento e Novecento.

Giovanni Bosi
"Foligno, una stagione. La città tra Otto e Novecento"
Edizioni Orfini Numeister
280 pagine, 27 euro

 

Chi siamo

TurismoItaliaNews, il web magazine che vi racconta il mondo.

Nasce nel 2010 con l'obiettivo di fornire un'informazione efficace, seria ed obiettiva su tutto ciò che ruota intorno al turismo...

Leggi tutto

Questo sito utilizza cookie, di prima e di terza parte, per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, clicca qui. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la Cookie Privacy...