Vieni a prendere un tè (alla menta) nel Cafè de la Paix: la Medina di Tunisi, crogiuolo di culture ed emozioni

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Giovanni Bosi, Tunisi

Emozioni, sensazioni, profumi, sorrisi. E’ quasi un viaggio ancestrale la scoperta (ma anche la riscoperta) dell’antica medina di Tunisi. La zona vecchia della capitale - considerata una delle più belle dell’Islam, tanto da essere annoverata dall’Unesco nel Patrimonio mondiale dell’umanità – grazie alla sua autenticità ed integrità e allo straordinario colore della gente che lo anima, è un’esperienza che – oggi più che mai – va vissuta.

 

(TurismoItaliaNews) Oggi come ieri, ieri come oggi. Con i suoi souk, il suo tessuto urbano, i suoi quartieri residenziali, i monumenti e le porte, l’insieme di Tunisi costituisce un prototipo tra i meglio conservati nel mondo islamico. A dirlo è l’Unesco, ma del resto l’esperienza diretta è la testimonianza migliore. Questa medina a pochi chilometri dal mare, è una delle prime città arabo-musulmane del Maghreb. Basti pensare che l’area protetta dall’Unesco ha una superficie di quasi 280 ettari, con la medina centrale dell’VIII secolo e quella più periferica del XIII secolo, e circa 700 monumenti storici, tra i quali quelli più notevoli sono la moschea Zitouna, la Moschea Kasbah, la Moschea Youssef Dey, Bab Jedid Gate, Bab Bhar Gate, il Souq el-Attarine, la Dar el-Bey, Souqs ech-Chaouachia, il Tourbet (cimitero di famiglia) el Bey, case nobili come Dar Hussein, Dar Ben Abdallah, Dar Lasram, il Medrasa Es- Slimanya e El-Mouradia, la caserma militare di El Attarine e la Zaouia di Sidi Mehrez.

E quando si entra all’interno dei suoi souk assolutamente specializzati – dai gioielli alla chéchia (il caratteristico fez), dalle spezie ai profumi – è come fare un salto indietro nel tempo, ritrovando atmosfere proprie del passato. Ma qui è tutto reale e non solo animato per i turisti, perché i primi fruitori dei souk sono proprio i tunisinesi. Passeggiare oggi per la medina, gettando lo sguardo sulla miriade di oggetti in vendita, dà la riprova di come questo Paese attenda con ansia e al tempo stesso con ottimismo il ritorno dei turisti e degli italiani in particolare. Ma il clima è quello di sempre: simpatia, accoglienza, voglia di contrattare, amicizia e soprattutto sorrisi e cordialità a iosa verso noi italiani, amici di sempre. Lo stesso fascino, la stessa animazione frenetica. Ai venditori di hennè si alternano i caffè in cui riposarsi e tornare per un momento all’attualità collegandosi con il wi-fi offerto.

Quando si entra nella medina, se la voglia di comprare è fortissima, è altrettanto vero che bisogna sapersi gustare anche quello che ci circonda: i dettagli delle antiche costruzioni, la bellezza delle ceramiche che li adornano, capitelli e colonne scolpite da mani abili secoli e secoli fa. Su quello che ora occupa il centro di Souk el Birka, fino al 1846 era organizzata la vendita degli schiavi. I fabbri sono vicini alla porta Bab Jadid mentre i tintori si sono trovano a Bab El Jazira Central Quarder. Il Souk el Birka è appannaggio di gioielli d’oro e pietre preziose.

In effetti basta poco per rendersi conto che la medina non ha subìto alterazioni significative, sia nel suo tessuto che nelle sue caratteristiche architettoniche. L’impatto con l’adattamento ai nuovi stili di vita e alle sue esigenze è stato relativamente leggero e diversi interventi di restauro e riutilizzazione non hanno influenzato il valore della sua autenticità funzionale e strutturale, anche se evidentemente gli edifici rimangono vulnerabili al cambiamento di materiali e tecnologie.

Merita una visita Dar El Mnouchi, al numero 54 del Souk El Leffa. Si può trovare di tutto, ma soprattutto si scopre al suo interno Dar El Ghanja, un caravanserraglio nato all’ombra della prima università di tutto il Maghreb, un luogo pensato per dare un alloggio agli studenti che la frequentavano. Si tratta di una casa costruita insieme da un ebreo e da un musulmano nel XVII secolo, in cui la diversa cognizione e la diversa visione dei due ha portato all’utilizzo di ceramiche.

Ceramiche come questa, in cui è raffigurato un individuo, sono rarissime nel mondo islamico

Praticamente impossibili da trovare altrove: sono decorate con animali e volti umani, addirittura c’è persino un uomo che taglia i capelli ad un altro, molto rari da vedere e per questo preziosi dal punto di vista documentario oltre che artistico. Oggi Dar El Ghanja raccoglie una collezione di oggetti più disparati, accumulati nel corso del tempo e in cui non manca nulla. Vale davvero la pena di visitarla, magari prima di salire su una delle terrazze che dominano sulla medina e della quale si ha una veduta impareggiabile.

Nella Kasbah a due passi dalla Grande Moschea dell'Ulivo si può mangiare al Dar El Jeld, ristorante a la carte (rue Daer El Jeld 5-10, www.darelijeld.tourism.tn) ricavata in quella che era un'antica casa nobile. Si può gustare l'Aknaf, agnello cotto al vapore aromatizzato accompagnato da riso; oppure Sebnekhia (polpette con fagioli e spinaci fritti), Kabkbou (spigola con ragù di olive, pomodoro, capperi, limone e spezie), o ancora Couscous in diverse varianti: agnello, patate, legumi o pesce. E merita anche una visita l'atelier Deib, nel Grand Souk des Chéchias 4, con una lunga tradizione nella produzione del caratteristico copricapo rosso, lo chechia appunto, gestito da Féthi Ben Mohamed Bleich, presidente e membro fondatore dell'Association tunisienne de promotion & de sauvegarde des métiers & du patrimoine artisanal. Il negozio è delizioso anche per il tipo di arredo che presenta, su cui domina quello che poi è il logo dell'azienda.

 

Per saperne di più
Ente Nazionale Tunisino per il Turismo
Via Pantano, 11 - 20122 Milano
tel. 02 - 86453044
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www.tunisiaturismo.it

 

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