I dolci segreti di Dolo: dalle vedute del Canaletto allo Squero per le gondole, al contemporaneo gelato naturale Scaldaferro

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Giovanni Bosi, Dolo / Veneto

Un viaggio sino a Dolo si rivela ben più di un’escursione turistica. E’ una sorta di amarcord sulle tracce di un modo di vivere slow, che qui è più vitale che mai. Sarà la bellezza della Riviera del Brenta a fare la differenza, così come il lavoro dei molti che contribuiscono a rendere questa cittadina in provincia di Venezia lustra, linda e decisamente ricca di freschezza. Perché tra ville e antichi molini, nella Terra dei Tiepolo c’è pure un luogo in cui il gusto è una tradizione che si tramanda da quattro generazioni. In modo sempre nuovo: il Torronificio e Gelateria naturale Scaldaferro.

 

(TurismoItaliaNews) Appena arrivi a Dolo, è il monumentale Squero a richiamare l’attenzione: un simbolo di questa cittadina che in passato era il luogo vocato alla riparazione e al ricovero delle gondole che transitavano lungo il Brenta, trainate anche controcorrente dalle rive con l’ausilio dei cavalli. Lo scenario è particolarmente suggestivo, ameno. Non a caso incisori quali Coronelli, Costa e Volkamer e pittori come Canaletto, Guardi, Tiepolo e Cimaroli (che potremmo definire i vedutisti del “Grand Tour” italiano per averci restituito vedute preziose dei luoghi più amati dai viaggiatori romantici dei secoli scorsi) hanno scelto scorsi della Riviera del Brenta per le loro produzioni più belle. Proprio Canaletto ha firmato nel 1728 l’olio su tela “Le chiuse di Dolo” oggi conservato all’Ashmolean Museum di Oxford. A due passi dallo Squero c’è “Calle dei Calafati”, memoria del calafato, ovvero era l’artigiano addetto al calafataggio delle navi, cioè rendere impermeabile il fasciame o il rivestimento dei ponti di un natante, riempiendo di stoffa catramata le commessure fra le tavole degli scafi di legno o cianfrinando le lamiere degli scafi metallici. Qui tutto, del resto, racconta il rapporto con Venezia e la sua laguna. Sebbene Dolo come le altre cittadine lungo la Riviera del Brenta siano luoghi che meritano di essere conosciuti come destinazioni autonome, “svincolate” dai fagogitanti tour nella Serenissima.

Canaletto, “Le chiuse di Dolo” (1728), Ashmolean Museum di Oxford

I dolci segreti di Dolo: dalle vedute del Canaletto allo Squero per le gondole, al contemporanea gelato naturale Scaldaferro

I dolci segreti di Dolo: dalle vedute del Canaletto allo Squero per le gondole, al contemporanea gelato naturale Scaldaferro

Anche perché c’è molto da vedere: di sicuro interesse, anche perché legato alle intuizioni di quel genio che è Leonardo da Vinci, è la Conca, l’unione dei due rami del Brenta che racchiudevano l’Isola del Maltempo, costruita nel 1625 come bacino di sollevamento con un sistema di chiuse di tipo “vinciano”. E poi il molino demaniale del XVI secolo, la “Seriola” o “Ceriola” (termine che nell’antico dialetto veneto significa piccolo corso d’aqua), un canale che aveva lo scopo di far fluire le acque dolci da Dolo a Lizza Fusina, del quale si possono vedere ancora oggi le sue tracce; lo scopo era quello di risolvere il problema dell’acqua potabile a Venezia. Partiva da Dolo e arrivava fino a Moranzan, dove erano pronte le barche per caricare l’acqua e portarla nel capoluogo lagunare.

Ma inevitabilmente il pezzo forte sono le ville, baluardi del florido passato di Dolo, in gran parte affacciate sul Naviglio e continuazione ideale (ma anche geografica) del Canal Grande: la pregevole Villa Ferretti Angeli, costruita verso la fine del Cinquecento; Villa Velluti a Sambruson, Villa Bon (i cui primi proprietari furono probabilmente i Foscari); del Seicento ci sono Villa Brusoni Scalella a Sambruson, con il suo vasto e meraviglioso parco di impianto romantico, Villa Fini, Villa Mocenigo, Villa Grimani, Villa Andreuzzi Bon, con fattezze scamozziane, Villa Donà Priuli (rimaneggiata). Sono del Settecento Villa Nani Mocenigo, Villa Badoer Fattoretto e Villa Velluti a Sambruson, Villa Andreucci, Villa Concina, Villa Mioni con il bel parco ottocentesco. Dell'800 da citare Villa Tito e Villa Badoer Basso a Sambruson. Altre ville presenti a Dolo sono Villa Alberti, Villa Ducale (ora ristorante), Palazzo Molin, Villa Mocenigo - Basso, Palazzo de Goetzen, Villa Donà Priuli, Palazzetto Duodo, Villa Renosto, Villa Valeggia - Spezzati, Villa Marigonda e Villa Carminati a Sambruson.

I dolci segreti di Dolo: dalle vedute del Canaletto allo Squero per le gondole, al contemporanea gelato naturale Scaldaferro

I dolci segreti di Dolo: dalle vedute del Canaletto allo Squero per le gondole, al contemporanea gelato naturale Scaldaferro

Non solo arte e architettura, comunque. Il luogo giusto in cui fermarsi per un ristoro e per avere una lezione di artigianato gastronomico è il Torronificio e Gelateria naturale Scaldaferro. Ad onor del vero, il primo approccio è con il luogo diventato il quartier generale dell’attività: un’antica stazione di posta, il posto cioè dove avveniva il cambio dei cavalli per quanti viaggiavano nel Lombardo-Veneto. Pietro Scaldaferro rappresenta la quarta generazione nella gestione dell’attività, nata con la specializzazione nella produzione di torrone, con un’inevitabile evoluzione anche nel gelato.

“Con la stessa devozione e le materie prime pregiate del famoso mandorlato, la nostra famiglia – ci racconta Pietro Scaldaferro – ha voluto stupire con i suoi gelati. Come per il torrone, anche il gelato è stata anticamente una tradizione di famiglia: nel 1948, a Dolo, veniva infatti aperta la ‘gelateria Sport’ dalla famiglia Nalon, antico ramo materno degli Scaldaferro, che ha continuato fino al 1965 l’attività”. Attenzione, però, non aspettatevi i soliti gusti: “Dalla frutta alla spezia, dal dolce al sapido, anche il gelato più comune vi sembrerà mai provato prima – tiene a dire Pietro - il nostro è un gelato totalmente naturale perché non aggiungiamo che le sole materie prime, dalla frutta alla panna (unico grasso usato), dal cioccolato al miele, lo stesso del nostro mandorlato. Abbiamo fortemente voluto che l’attività si svolgesse all’interno della storica locanda ‘La Posta’ per fare in modo che la gente dell’area trovi un punto di riferimento inconfondibile. Un locale come la locanda ci sembra il posto adatto per portare avanti la tradizione Scaldaferro in cui ci piace pensare che la clientela si senta come a casa”.

Pietro Scaldaferro

Pietro Scaldaferro Pietro Scaldaferro

I gusti? Gelato alla rosa damascena con granella di torrone, gelato speziato alla pesca veneta e cardamomo; oppure con altri ingredienti come limone di Sorrento, liquirizia di Rossano, pistacchio di Bronte oppure gelato salato al basilico o alla mozzarella di bufala. Beh, gusti straordinari: possiamo garantirvelo.

Per saperne di più
Torronificio Scaldaferro
Via Ca' Tron, 31 - 30031 Dolo (Ve)
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
www.scaldaferro.it

 

Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
(A.F.)

 

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