Il Venerdì Santo di Vallata, tra fede, tradizione e folclore: centurioni romani, tele settecentesche, i "misteri" e la Passio Christi di Metastasio

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E’ in Irpinia uno dei più suggestivi e antichi riti della Settimana Santa del sud Italia. Il 29 e 30 marzo a Vallata, in Irpinia, rivive il centenario rito del Venerdì Santo. A differenza di molti altri eventi legati alla Passione, questo è da considerarsi uno dei più antichi e tra i più suggestivi riti dell'intero Mezzogiorno.

 

(TurismoItaliaNews) Tradizionale e spettacolare rappresentazione religiosa, si svolgerebbe addirittura dal 1541, ipotesi secondo la quale la fiorente comunità ebraica, stabilitasi nel paese in provincia di Avellino e dedita al commercio di bestiame, lungo la rotta verso la vicina Puglia, si convertì al cristianesimo e prese parte a tali rappresentazioni. Le prime immagini invece risalgono al 1928, nelle quali sono già ben evidenti le caratteristiche uniche del Venerdì Santo di Vallata. Caratteristiche che si sono sviluppate e radicate nell'attuale assetto scenografico, come pure nella coscienza della popolazione locale. La passione di Cristo viene ricordata con una commossa rievocazione, lontana dalle rappresentazioni sacre così diffuse nel medioevo, diversa da una via crucis.

Il Venerdì Santo a Vallata rappresenta quel momento magico di incontro tra religiosità e tradizione, dove il momento religioso oltre a non essere ignorato dalla moderna realtà vallatese, è vissuto nel suo aspetto più mistico. La tradizione vuole che i giovani si vestano da soldati romani in abiti da littore o da centurione, come prova di iniziazione attraverso l'esibizione fisica, sfidando i rigori di una primavera che quasi sempre tarda a venire in un paese a 870 metri di quota, indossando una corazza e sfilando tra la folla, che assiste al lento dipanarsi della rappresentazione religiosa, per denunciare la propria esistenza alla comunità.

Oltre ai simboli del potere romano (dall'aquila latina con due alabardieri alla Grande Guida, da Cesare Imperatore con Lictores a Pilato) sfilano i cosiddetti "Misteri", oggetti simbolo esibiti dagli incappucciati, e tele settecentesche raffiguranti le scene della vita e della morte di Cristo, con frasi del racconto evangelico di San Giovanni. Partecipano alla processione circa duecento figuranti. Il passo di tutti è cadenzato dal ritmo di un suono caratteristico di tromba e tamburo, che contribuisce a creare un ambiente di commossa riflessione sul grande mistero di dolore di Cristo. Tale meditazione è ulteriormente sollecitata da alcuni "cantori" che, in gruppi di cinque o sei elementi, cantano i versi della "Passione di Gesù Cristo" di Pietro Metastasio, composti nel secondo periodo della sua vasta produzione caratterizzato dal suo melodramma ispirato a sincera devozione e slancio mistico.

I versi, per la loro scarsissima diffusione letteraria, sono stati per anni tramandati oralmente o attraverso incerti scritti; per cui avevano preso un forte accento dialettale risultando incomprensibili alla maggioranza degli astanti. Tuttavia, le suggestioni della musicalità, della gestualità e dei vocalismi riescono a creare un indiscutibile e meraviglioso effetto. Chiudono la processione il feretro del Cristo morto circondato dal sindaco e dai medici del paese e l'Addolorata circondata da bambine con bandierine listate a lutto.

L'appuntamento dunque è per il 29 marzo, quando all'imbrunire, dopo la funzione religiosa con la consueta lavanda dei piedi, si svolgerà la suggestiva processione "aux flambeaux" del Giovedì Santo, con cattura, condanna e flagellazione del Cristo. L'indomani, venerdì 30 marzo, alle 11 prende il via la cinquecentenaria processione del Venerdì Santo o del Cristo Morto.

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