Ad Alberobello fra Negroamaro e Primitivo c’è la storia della Cantina Albea

Giovanni Bosi, Alberobello / Puglia

Che Puglia sarebbe senza il vino? Oggi la risposta può apparire scontata, ma un tempo neppure troppo lontano le spremiture delle vigne di questi territori finivano al nord per essere utilizzate come vino da taglio. Oggi l’alta specializzazione raggiunta da cantinieri modello che ormai esportano in tutto il mondo grandi Doc e Igp a base di Negroamaro, Primitivo o Uva di Troia, ha fornito una marcia in più. E le cantine sono diventati “luoghi di pellegrinaggio”, nuovi templi della cultura e delle tradizioni locali. Come accade nella Cantina Albea di Alberobello. Siamo andati a vedere.

 

(TurismoItaliaNews) La Puglia è tradizionalmente una terra di rossi, ma la Valle d’Itria è una zona di bianchi. E in questo contesto, sempre più rosati di qualità trovano la loro affermazione. Aleatico, Primitivo, l’Uva di Troia, Negro Amaro, Verdeca, Bianco d’Alessano, Fiano, Susumaniello sono oggi vini ben conosciuti, apprezzati e… sorseggiati. E la Cantina Albea – che appartiene al Gruppo umbro Renzini – coniuga storia e nuove ambizioni portando il nome della Puglia sulle migliori tavole. Non solo per il nome, che richiama l’antica denominazione della città dei trulli, ma a partire dalla grande struttura, una dimora fatta edificare ai primi del ‘900 da Luigi Lippolis, costruita interamente in pietra che si affaccia sulle vigne, con le certosine volte a stella e le vasche destinate a contenere il vino interrate nella roccia, così come un tempo.

Il patron Dante Renzini con Claudio Sisto e lo staff della Cantina Albea

“La Cantina Albea è una delle più antiche ed accreditate cantine del territorio – ci spiega il direttore tecnico Claudio Sisto - rappresenta un importante esempio di come si possano conciliare realtà produttive di concezione moderna a strutture classiche. La cantina è nata intorno ai primi del `900 e la sua struttura è interamente in pietra, con le cisterne destinate a contenere il vino interrate nella roccia, così come un tempo lo erano i serbatoi per l'acqua”. La produzione oggi si attesta sulle 380 - 400.00 bottiglie all’anno ottenute grazie alla lavorazione di 45 ettari di vigneti collocati nel foggiano, nel nord barese, nel brindisino, in Valle d’Itria e tra Locorotondo e Martina Franca. “Un impulso rilevante all’attività della Cantina è arrivata con la sua acquisizione da parte del Gruppo Renzini Spa del patron Dante Renzini, che ha chiesto la collaborazione di uno dei più noti e stimati enologi italiani di fama mondiale, il winemaker Riccardo Cotarella” aggiunge Sisto.

 

Dalla collaborazione con Cotarella e dalla perizia di Claudio Sisto sono così nati grandi vini, che hanno guadagnato in pochi anni i più importanti riconoscimenti. In questa cantina non è previsto l’uso di legni: si fa più attenzione al frutto, che torna ad essere il protagonista del gusto del vino. Albea firma rossi per il 70% della produzione, la quale con un’analoga percentuale finisce sulle tavole italiane, in controtendenza con quanto accade nelle altre cantine proiettate in modo più incisivo verso le esportazioni. C’è una spiegazione ovviamente: questo lo si deve al binomio produttivo con la Renzini Holding, nome di punta nel campo della norcineria, che puntando sulla ristorazione di medio-alta qualità fa crescere capillarmente la distribuzione in Italia. Fuori dal Bel Paese, le vendite riguardano invece Giappone, Stati Uniti, Lussemburgo, Germania e Svizzera.

 

Diamo allora uno sguardo alle etichette di Cantina Albea. “Lui” è un Igp Puglia rosso prodotto con Uva di Troia in purezza; c’è poi il Petranera, un Igp Puglia rosso con Primitivo in purezza, mentre il Raro è l’Igp Salento rosso prodotto con il blend Negroamaro e Primitivo, rispettivamente al 60% e al 40%. Sul versante dei rosati troviamo il Petrarosa Igp (Primitivo di Gioia 100%) e il R’osè Igp Puglia rosè (Uva di Troia 100%). E poi il Riservato Igp (Salento rosso, Negroamaro 60%, Primitivo 40%, che si differenzia dal Raro per la vinificazione sulle bucce più prolungata e per i diversi affinamento e conservazione); il Selva Doc (Locorotondo bianco, Verdeca 50%, Bianco d’Alessano 35%, Fiano Minutolo 15%); il Ruffiano Igp – Valle d’Itria bianco (Fiano 100%) e il Linfarossa Igp – Puglia rosso (Primitivo 100%), Non manca lo spumante brut Donna Gislena, ottenuto da Fiano Minutolo, Bianco d’Alessano, Maruggio e Verdeca. Completano il quadro gli Igp Trullobianco, Terra Lucente (Puglia rosso, Uva di Troia in purezza), Nobile Latino (Salento Primitivo, Primitivo 100%), Sole del Sud (Puglia Negroamaro) e il Vu’ole (Negroamaro 70% e Cabernet Sauvignon 30%).

Le specialità del ristorante "Il Trullo d'Oro" gustate nello scenario del Museo del Vino annesso alla Cantina Albea di Alberobello

Gemma della Cantina Albea è l’attiguo Museo del Vino di Alberobello, dedicato a Giampiero De Santis, tributo alla cultura enologica ed agricola di questo territorio e di tutta la Puglia. Fortemente voluto da Dante Renzini, che ha rilevato la storica Cantina Albea, il Museo è collocato negli spazi del piano superiore della cantina, interessante esempio di architettura industriale del XX secolo e ne è parte integrante. “Qui – ci spiega Claudio Sisto - è possibile passare in rassegna gli antichi strumenti agricoli usati in passato, come il torchio, la piccitrice, i capasoni (otri grandi per il vino), le botti… in un insieme corredato da una suggestiva documentazione fotografica. Il fascino dell'esposizione risiede tuttavia nel fatto che offre la possibilità di soffermarsi anche sul presente e sulle più recenti tecniche di produzione, alla luce del passaggio dall'enologia empirica a quella tecnologica e scientifica”. Il Museo offre inoltre al visitatore la possibilità di degustare vino apprezzandone tutte le più sottili sfumature. Alla degustazione sono predisposte le spaziose sale appositamente allestite, nelle quali si tengono visite guidate e corsi di formazione specifici, congressi tematici e spettacoli. E si ha conferma di come la tradizione del vino da queste parti sia davvero di lungo corso. Per avere qualche notizia sui vini pugliesi sotto l'impero di Roma, bisogna infatti ritornare ad Orazio: il filosofo fornisce una significativa segnalazione dei vini pugliesi che, anche due millenni indietro, al pari di oggi, per le caratteristiche ambientali della Puglia favorevoli alla vite, erano vini rossi gagliardi. Segnalazione che svela la preferenza di Orazio per il mecum Tarentinum.

Alcuni scorci del Museo del Vino annesso alla Cantina Albea

 

Cantina Albea
Museo del Vino “Gianpiero De Santis”
Via Due Macelli, 8 – 70011 Alberobello (Ba)
www.albeavini.com   

www.museodelvino.biz

 

Ristorante Trullo d’Oro
Via F. Cavallotti, 27 – 70011 Alberobello (Ba)
Tel. 080-4321820

 

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