CINEMA Riparte il Taormina FilmFest con un’anteprima a Messina; Richard Gere ospite d’onore della 61° edizione

(TurismoItaliaNews) E’ in programma dal 13 al 20 giugno 2015 (con un’anteprima a Messina il 12 giugno) il 61° TaoFilmFest, il festival di Taormina dedicato al cinema. Quest’anno con un ospite d’eccezione: Richard Gere. L'attore sarà nella splendida città siciliana il 17 giugno protagonista della TaoClass condotta da Claudio Masenza. L'attore è impegnato nel nuovo film di Joseph Cedar “Oppenheimer strategies”, un thriller drammatico che segue le vicende di Norman Oppenheimer (Gere), un piccolo operatore un uomo la cui vita cambia radicalmente quando un suo amico politico diventa di colpo un leader mondiale. E negli ultimi anni, confermando la primogenitura della manifestazione, Messina è tornata ad essere protagonista della kermesse ospitando la cerimonia di pre-apertura, un appuntamento che venerdì 12 giugno, alle ore 19, nel foyer del Teatro Vittorio Emanuele, propone il cocktail pro Cirs e lo spettacolo “Comme un souvenir” di Micha van Hoecke. Inizia, dunque, alla grande la kermesse più attesa dell’anno, prodiga di grandi eventi ed emozioni tutte da assaporare.

 

Non c’è mai stato nella storia del cinema un periodo così fertile come la stagione che abbiamo vissuto in Italia tra gli anni ‘50 e l’inizio dei ’70: nessuno può vantare un periodo così lungo, così innovativo, variegato, potente e di successo sia in patria che nel resto del mondo. Un trionfo di pubblico e critica. Con gli anni ‘60 a fare da cuore pulsante della profonda mutazione del cinema, l’Italia ha giocato il ruolo più importante di tutti nel traghettare i film dalla prima alla seconda parte del Novecento. È stato il cinema italiano a formare la Nouvelle Vague francese (erano Rossellini e Visconti le figure che Truffaut e soci volevano imitare), è stato il cinema italiano a cambiare la maniera in cui il cinema racconta se stesso (con Otto e mezzo di Fellini), è stato il cinema italiano ad inventare una figura di “regista artista” che poi è diventata quella di riferimento per tutti anche ad Hollywood (Scorsese, Coppola e tutti gli autori americani emersi negli anni ‘70 desideravano avere il controllo ed essere artisti come Antonioni o De Sica). Vendutissimo all’estero, amati da ogni appassionato sia nella versione più alta che in quella di serie B, i film italiani sono stati un prodotto d’esportazione fondamentale per decenni, lungo quelli che noi e il resto del mondo considera gli “anni d’oro” della settima arte, quelli delle grandi rivoluzioni e dei film evento.

Al centro di tutto ciò per moltissimo tempo c’è stato il Festival di Taormina, luogo d’elezione del consuntivo di ogni stagione cinematografica, sito in cui a lungo si sono consegnati i David di Donatello e in seguito i Nastri d’Argento. Sul palco del Teatro Antico è passato qualsiasi grande attore, grande produttore e grande regista italiano, al pari di incredibili star internazionali che all’epoca facevano a gara per essere diretti o collaborare con qualche talento nostrano. Da Cary Grant a Marlon Brando, Charlton Heston e Gregory Peck per non dire Elizabeth Taylor e Richard Burton, tutti sono stati ospitati a Taormina nei medesimi anni di Monicelli, Gassman, Sordi e Monica Vitti. A Taormina si è cementato quel rapporto con il pubblico di massa (le serate al Teatro Antico contano gli spettatori in diverse migliaia fino ad un massimo di 5.000) che fa sì che tutt’oggi la produzione nazionale nel nostro paese incida sul totale degli incassi italiani per circa il 30%, caso (quasi) unico in Europa. Negli altri paesi del continente il prodotto nazionale incide in media per il 5 o il 10%.

 

Se l’Italia è in assoluto uno dei paesi più affamati e bisognosi di produzioni nazionali un motivo c’è e va ricercato nella maniera in cui i nostri film parlano del mondo che viviamo. Le eccellenze italiane non sono solo il nostro vanto all’estero ma il nostro pane in patria. Di cinema italiano si nutrono tutti e, specie a partire dagli anni 2000, le sale hanno ricominciato ad affollarsi di spettatori. Merito di una politica più intelligente e di strategie commerciali precise e ambiziose, il cinema italiano è tornato quello che tutti desiderano sia: un riferimento per il pubblico e da poco anche per gli appassionati. Sono circa 7 anni infatti che la parte più autoriale e innovativa del nostro cinema trionfa ovunque, da quella doppietta del 2008 con Il Divo e Gomorra premiati a Cannes si è aperta una stagione fatta di Coppe Volpi (Silvio Orlando, Alba Rohrwacher, Elena Cotta), Premi per il miglior attore a Cannes (Elio Germano), Orsi d’Oro (Cesare deve morire) e infine anche l’Oscar a La grande bellezza. La presenza quest’anno di ben 3 film italiani nel concorso del festival francese nemmeno stupisce più ma sembra la logica conseguenza di un percorso preciso.

Più forti in casa, più amati all’estero i film italiani odiano solo una cosa: l’estate. Sale chiuse e pubblico al mare, nel momento in cui più di tutti il paese si riempie di manifestazioni festivaliere il cinema non riesce ad attirare pubblico per le normali proiezioni. Il Festival di Taormina nei suoi 60 nani di storia è passato così indenne attraverso tutte queste mutazioni del consumo e ancora oggi, che David e Nastri hanno trovato le loro collocazioni autonome, Taormina unisce scoperta a celebrazione. Le edizioni di Laudadio, Ghezzi e Deborah Young negli anni ‘90 e 2000 hanno costruito un “recente passato” che a partire dal 2012 Tiziana Rocca, come General Manager e Mario Sesti come Direttore Editoriale, hanno continuato a valorizzare, creando una precisa identità al festival tra cinefilia e celebrazione dell’industria. Anche le grandissime star straniere hanno ricominciato ad arrivare. Tom Cruise come Russel Crowe, Ben Stiller, John Turturro e Robert De Niro, accompagnati dai loro film sono stati i nuovi protagonisti di queste edizioni, i quali, proprio come nella stagione d’oro erano affiancati dai nomi del rinascente cinema italiano, autori, attori ed emergenti.

 

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