I colori vivaci delle urne etrusche di Perugia riaccendono pagine di storia

Giovanni Bosi, Perugia

Acsi, Anani, Axu, Casni, Tite Petruni, Veti, Veti Afle: sono tutti nomi che arrivano da molto lontano. Una lontananza che è nel tempo, perché appartenevano a famiglie i cui ipogei sono tornati alla luce nella necropoli del Palazzone circostante l’Ipogeo dei Volumni, a Ponte San Giovanni di Perugia.

 

(TurismoItaliaNews) Nomi che oggi, idealmente, raccontano in qualche modo le vicende di personaggi vissuti più di 2.000 anni fa: etruschi, ovviamente, perché qui alle porte di Perugia, a nord del Tevere siamo in piena Etruria, dove le tante vestigia, i tanti reperti, le tante testimonianze riemerse documentano un passato che è ancora storia vitale. Per avere un’idea precisa di questa antica civiltà, una visita all’Ipogeo dei Volumni e alla necropoli che la circonda si rivela uno straordinario viaggio nel tempo oltre che un modo per apprezzare le qualità artistiche etrusche.

Le urne cinerarie, vale a dire i “contenitori” finemente scolpiti per conservare (come ancora avviene dopo secoli e secoli) le ceneri di quanti animarono il primordiale nucleo etrusco di Perugia, sono autentici capolavori. All’interno del vestibolo che protegge l’accesso all’Ipogeo dei Volumni sono ordinate decine di urne – relative a ventidue ipogei ed altrettante famiglie - provenienti dalle tombe rinvenute nell'Ottocento nell’adiacente necropoli, alcune delle quali con le loro iscrizioni latine testimoniano l’utilizzo delle stesse urne per lungo tempo. E le famiglie più attestate sono proprio quelle degli Acsi, Anani, Axu, Casni, Tite Petruni, Veti, Veti Afle…

 

“Nel 2008 – spiega Luana Cenciaioli della Soprintendenza Archeologica dell’Umbria - è stato condotto un interessante lavoro riguardante le urne conservate all'interno del vestibolo, finalizzato alla ricostruzione delle famiglie. Infatti le sepolture provenienti dalle tombe rinvenute nell'Ottocento, in base alle iscrizioni presenti sul coperchio o sulla cassa, sono riferibili ad ipogei di famiglie etrusche, che accoglievano all'interno varie urnette cinerarie insieme al materiale di corredo”. E c’è una particolarità che lega queste opere al territorio: le urne in travertino appartengono ad una tipica produzione perugina di età ellenistica, fabbricate ed acquistate in ateliers o botteghe, talvolta individuate. “Contenevano le ceneri del defunto ed erano raccolte in ‘fazzoletti’ dì stoffa, – sottolinea Luana Cenciaioli - di cui sono state trovate tracce in altri contesti, anche più recenti. La maggior parte presenta una tipologia architettonica con coperchio a doppio spiovente, con timpano liscio, o iscritto o decorato con motivi a rilievo. Alcune hanno la rappresentazione del defunto semigiacente”. La fronte delle urne può essere liscia, iscritta, o presentare scene figurate con soggetti mitologici: come il sacrificio di Ifigenia, uccisione di Troilo, duello tra Eteocle e Polinice, battaglia tra Greci e Persiani, caccia al cinghiale Calidonio, lotta tra Grifi e Arimaspi, Scilla; altre sono decorate con scene di banchetto, busti virili, flautista, mostri marini, testa di Medusa, bucrani e motivi vari. E in molte urne o sui coperchi è inciso il nome del defunto.

 

Altro aspetto che colpisce è la policromia, in alcuni casi ricca e vivace, che assicura un valore espressivo alle scene figurate e che secondo gli archeologi doveva essere più frequente di quanto non sia in genere conservata. Il restauro ha peraltro consentito il recupero della decorazione pittorica, che costituisce una documentazione eccezionale: “Rimangono colori forti ed intensi stesi direttamente sulla pietra: sono presenti il rosso, il nero, il verde, il giallo, il rosa ed il celeste, colori che descrivono con precisione i dettagli anatomici, le vesti e le decorazioni” afferma ancora Luana Cenciaioli.

 

Il delicato lavoro di restauro portato avanti ha consentito di recuperare l’immagine originaria delle urne grazie ad una pulitura a tampone con acqua deionizzata e con strumenti chirurgici dopo un leggero consolidamento della pellicola pittorica con resina acrilica e dei pigmenti. Si è resa anche necessaria una desalificazione mediante acqua deionizzata stesa su carte desalificanti fino alla completa evaporazione. E la successiva revisione cromatica è avvenuta con leggere velature ad acquarello e il consolidamento finale con resina acrilica soluta a varia concentrazione. “Azioni che hanno reso possibile agli studiosi di chiarire le pecularietà tecniche e stilistiche delle urne restituendo loro una lettura più nitida ed espressiva” chiosa Luana Cenciaioli.

Immagini di TurismoItaliaNews.it per gentile concessione della Soprintendenza Archeologia dell'Umbria

 

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Dove si trova Ipogeo dei Volumni
via Assisana, 53 - Ponte San Giovanni, Perugia
Orari di apertura: settembre-giugno: tutti i giorni 9.00-18.30
luglio-agosto: tutti i giorni 9.00-19.30

 

Il sito istituzionale della Soprintendenza Archeologia dell’Umbria

 

 

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