SALENTO | L’Abbazia di Santa Maria di Cerrate, a Lecce, ritrova la sua vocazione originaria grazie al Fai

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L’Abbazia di Santa Maria di Cerrate, a Lecce. Si appresta a ritrovare la sua vocazione originaria grazie al Fondo per l'Ambiente italiano e ai sostenitori che hanno consentito il restauro dell'antico edificio. In vista dell’inaugurazione al pubblico nella prossima primavera, volge al termine il cantiere della ristrutturazione. Un tempo monastero di rito greco ortodosso, poi centro di produzione agricola: una testimonianza notevole del romanico pugliese che restituisce ora l’affascinante racconto della sua doppia anima di luogo di culto e masseria storica.

 

(TurismoItaliaNews) Ammantato dalla leggenda e immerso tra gli ulivi che popolano il territorio alle porte di Lecce, il complesso abbaziale fa risalire le proprie origini al re Tancredi d’Altavilla che, leggenda vuole, qui ricevette l’apparizione della Vergine. Più verosimilmente, la vicenda di Cerrate cominciò sotto il normanno Boemondo d’Altavilla che, tra l’XI e il XII secolo, vi insediò un cenobio di monaci basiliani di rito greco che lo rese uno dei più importanti centri di propagazione della cultura dell’Italia Meridionale, grazie alla sua biblioteca e al fiorente scriptorium, dove i monaci trascrivevano i testi antichi.

La struttura è stata affidata in concessione al Fai dalla Provincia di Lecce, nel 2012. Dopo i recenti interventi sul portale e sulle pitture murali, si è scelto di proseguire dall’alto verso il basso ultimando i lavori alla chiesa relativi alle coperture delle navate, alle capriate e al portico, completando la pulitura delle superfici lapidee e liberando dai ponteggi una parte dell’abbazia. Sono state, inoltre, installate delle finestre apribili in modo da agevolare il ricambio d’aria e, al tempo stesso, garantire una miglior conservazione degli affreschi. Insieme al nuovo impianto di illuminazione sarà così possibile ridare luce a questo luogo. Contestualmente si sta procedendo con altri interventi per restituire all’Abbazia la sua doppia anima di luogo di culto e masseria storica. Si sta, infatti, restaurando l’altare barocco della Vergine Maria, dove un tempo trovava conclusione, con una processione, il rito della Madonna.

Smantellato negli anni ’60 – ’70, durante un restauro orientato alla valorizzazione della parte romanica della chiesa, e rimasto - completo di tutte le sue parti - per oltre 50 anni in stato di abbandono lungo il muro ovest del complesso, sarà ora ripulito, ricomposto e ricollocato nella posizione originaria così da permettere il recupero di questa tradizione popolare religiosa, particolarmente sentita dal territorio intorno al Bene. Si affiancano alla ricollocazione dell’altare altri due riposizionamenti: quello della campana e quello del mulino. Il primo rappresenta un passo significativo per ridare voce all’Abbazia ed è stato possibile grazie alla presenza della campana che si è conservata fino ai giorni nostri nonostante il crollo avvenuto durante il restauro degli anni ’60. Ora potrà essere collocata nuovamente nel luogo dove originariamente stava il campanile prima di franare nel 1905. Il mulino finora si trovava nel Museo delle tradizioni popolari, al piano terra del complesso monastico. Appoggiato alla pavimentazione, con il legno conficcato nel terreno, era praticamente marcito: è stato ora interamente restaurato da un artigiano locale e sarà presto ricollocato nel luogo dove molto probabilmente si trovava ai tempi della masseria.

Durante il primo lotto di lavori era, infatti, emerso al piano terra della Casa monastica un banco di roccia calcarea che presentava un solco circolare attorno al quale si muoveva il mulo azionando la macina. La perfetta corrispondenza tra il mulino e i fori presenti nella roccia fa supporre che fosse effettivamente questa la collocazione originaria, la giusta posizione da ridare al mulino perché possa, finalmente, raccontare la sua storia. Nelle prossime settimane saranno portati avanti altri interventi, come lo scavo lungo tutto il perimetro dell’abbazia di un sistema per l’intercettazione delle acque meteoriche finalizzato alla sostenibilità ambientale e alla prevenzione del patrimonio culturale, così da restituire ai cittadini, il giorno dell’inaugurazione, il cuore millenario dell’Abbazia.

I restauri all’Abbazia di Cerrate si devono grazie al prezioso contributo Gratta e Vinci e Assogestioni. Si ringraziano, inoltre, Friends of Fai, Friends of Heritage Preservation, Tom e Catrin Treadwell, Deutsche Post Stiftung, Beniamo Belluz, Marcella Iandolo, Filippo Tancredi, Enrico Ferrario, Rosa Malvezzi Campeggi e tutti coloro che hanno generosamente contribuito alla realizzazione del progetto.

Foto Filippo Poli – Fondo per l'Ambiente italiano

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