A Ceri la storia l’hanno scritta gli Etruschi e i Papi fra necropoli, assedi e quella Madonna riemersa dal lago del Fucino

Eugenio Serlupini, Ceri / Roma

 LAZIO  La sua storia è inevitabilmente intrecciata alle sorti di pontefici e papati: a farla conoscere per prima al mondo è stata una bolla di Gregorio IX nel 1236; ha conservato le reliquie del santo e martire papa Felice II; è stata teatro dell’assedio da parte di Cesare Borgia (il figlio di Rodrigo, papa Alessandro VI) e Giovanni Paolo II le ha riservato una benedizione speciale. E’ passata di mano in mano alle più importanti famiglie di principi dello Stato Pontificio fino ai Torlonia. Si può davvero dire che la storia abita qui, a Ceri, in provincia di Roma.

 

(TurismoItaliaNews) Una passeggiata per le strette vie di questo borgo medievale non solo si rivela piacevole, ma consente una lettura della storia in più capitoli, legata a doppio filo alle vicende dello Stato Pontificio. Immersa in una splendida pineta secolare e costruita su una caratteristica rupe tufacea, che conferma per intero la strategia difensiva che da subito si è voluta garantire, Ceri ha preservato integralmente il suo aspetto di fortezza medievale.

Siamo nel territorio comunale di Cerveteri, luogo famosissimo per la più maestosa necropoli etrusca proclamata dall’Unesco Patrimonio dell’umanità, e dunque in un’area che in fatto di eccellenze artistiche e culturali ha davvero molto da esibire, con legittimo orgoglio. Prima degli Etruschi, potrebbe essere stata anche un sito di venerazione di antiche divinità. Ceri è talmente bella e persino significativa nel suo tessuto edilizio ed urbano, che è stata scelta come location per molti film neorealisti nel dopoguerra, tanto che a buon titolo è candidata ad essere inserita nei circuiti del cineturismo. E in ogni caso i motivi per venire qui sono molti, inclusa quella statua dell'Immacolata che troneggia al centro della piazza principale del paese, realizzata in ghisa e ritrovata nel lago del Fucino durante la sua bonifica, di cui ancora oggi si ignora la sua reale provenienza.

 

Nel periodo etrusco Ceri è stata un centro satellite di Caere, vale a dire Cerveteri, e inevitabilmente sono tornate alla luce testimonianze archeologiche di grande valore come le sue necropoli e la Tomba delle Statue risalente al VII secolo a.C., scoperta nel 1973 in località Le Fornaci, così chiamata per la presenza di due statue scavate nel tufo delle pareti. Più scarse (ma non meno importanti) sono le testimonianze del periodo romano, tanto che per avere notizie ufficiali di un centro urbano su questa rupe di tufo, ci si deve riferire ad una bolla di Gregorio IX datata 1236 per l'investitura di Romano Bonaventura a vescovo della diocesi suburbicaria di Porto. Nel frattempo era stata adottata la denominazione di Cere Novum per distinguerla da Cerveteri, che veniva chiamata Cere Vetus: nell’XI secolo infatti, a causa della diffusione della malaria, l’antica città viene abbandonata e la popolazione trasferita a Caere Nova.

E da qui in poi è un susseguirsi di nomi importanti: la famiglia Orsini nel 1428 ha promosso lavori di riqualificazione urbana e costruito una rocca; nel 1503 il borgo ha subìto un assedio di 36 giorni da parte di Cesare Borgia, figlio di papa Alessandro VI, le cui artiglierie hanno rovesciato su Ceri ben seimila palle di bronzo e proiettili incendiari che hanno costretto Giulio Orsini ad arrendersi. Nel 1503, dopo essere stata “forte et opolentus Castellum” dei Normanni e vassalla di Cola da Rienzo, è stata feudo degli Alberteschi, dei Conti di Anguillara e degli Orsini; nel corso del XVI e del XVII secolo, la cittadina è stata venduta e acquistata più volte (passata prima ai duchi di Cesi, poi ai Borromeo, è stata acquistata nel 1721 dagli Odescalchi) finché nel 1833 è diventata proprietà del Principe Alessandro Torlonia, che ha trasformato l'antico castello in villa con giardino all’italiana e reso carrabile la strada che conduce all’Aurelia.

 

Guardandosi intorno, si scoprono tantissimi dettagli: ad esempio lungo la strada scavata profondamente nella roccia che sale a doppio tornante fino alla piazza, sono visibili, inglobati in una casa, i resti di un edificio in opera laterizia che testimonia la continuità di vita del sito in epoca romana. E poi c’è la devozione popolare: il santuario di Nostra Signora di Ceri conserva un'immagine della Madonna col Bambino veneratissima dai tempi più remoti e più volte oggetto di tentativi di furto. Si tratta di un quadro di scuola senese del Quattrocento che dal 1836 viene chiamato dell'Immacolata Concezione. Papa Giovanni Paolo II nel 1992 ha benedetto la corona d'oro offerta dai devoti e nel 1999 l’allora vescovo Antonio Buoncristiani ha istituito la festa di Nostra Signora di Ceri, Madre di Misericordia, patrona della Diocesi e che si celebra il sabato seguente alla Festa di Natività di Maria. Quando l’antica comunità etrusco - romana si convertì alla religione cristiana, si rivolse sempre con fiducia alla Vergine Maria e anche quando la rocca divenne fonte di contese fra vari principi subendo numerosi assedi, la devozione alla Madonna non è venuta mai meno. La chiesa ha conservato fino al 1993 anche le reliquie di Felice II Papa, santo e martirizzato nei dintorni nell’anno 365 sotto l'imperatore Costanzo.

La sorpresa l’hanno riservata i lavori di restauro, con il ritrovamento di un intero ciclo di affreschi ispirati al Vecchio Testamento, risalenti al 1050 - 1060, uno dei pochi esempi di pittura romanica ben conservati grazie al muro che vi fu costruito davanti e che ha consentito di conservare la loro policromia in modo eccezionale. Si pensa che siano legati alla riforma ecclesiastica promossa di papa Gregorio VII per affermare il primato della sede apostolica sulle altre diocesi, e alla Bottega che ha operato a Roma nella basilica inferiore di San Clemente a Roma (scene della vita di San Clemente e di Sant'Alessio).

 

Il santuario, costruito nel punto più alto dell’insediamento, presumibilmente su un santuario etrusco, già chiesa di San Felice, è stato intitolato all'Immacolata Concezione di Maria dopo la proclamazione del dogma voluto da Pio IX nel 1854 e l’aspetto odierno risale alla metà del XVI secolo. E dunque Ceri con le sue bellezze non può non meritare una visita approfondita. Magari in tandem con la straordinaria Cerveteri…

 

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