FIRENZE Percorso tematico filatelico per il 50° dell’alluvione: a Santa Croce si rilegge la storia di quel dramma umano e artistico

(TurismoItaliaNews) Era il 4 novembre 1966 quando Firenze fu stravolta dall’alluvione del fiume Arno a seguito di un'eccezionale ondata di maltempo, che causò fortissimi danni non solo alla città dei Medici ma in gran parte della Toscana e, più in generale, in tutto Italia. Ma di certo il danneggiamento, purtroppo in alcuni casi irrecuperabile, provocato al patrimonio artistico e culturale fiorentino ha finito con l’associare l’evento al nome del capoluogo toscano.

 

Per ricordare quanto accadde, in occasione del cinquantesimo anniversario, viene proposto nel Chiostrino Antico del complesso monumentale di Santa Croce fino al 31 gennaio 2017 un percorso tematico filatelico curato dal Centro Italiano di Filatelia Tematica (Cift) per testimoniare ciò che avvenne nel '66. “I francobolli – sottolineano i promotori - oltre ad essere il corrispettivo di un servizio, svolgono una funzione culturale sia sul piano estetico, sia dal punto di vista del contenuto: questi piccoli pezzetti di carta diventano un efficace mezzo di comunicazione e di riassunto della nostra storia”.

 

Il giorno dell’inaugurazione del percorso, lo scorso 15 ottobre, è stato presentato a Santa Croce lo speciale annullo postale realizzato per celebrare l'evento: vi è riprodotta la xilografia che Pietro Parigi realizzò nel 1967 per il ciclo di conferenze sull'arte di Santa Croce, di cui la prima era "Dramma di un Crocifisso: danni dell'alluvione in Santa Croce", tenuta da Umberto Baldini, direttore del restauro della Croce del Cimabue. L'annullo è stato apposto sul francobollo emesso il 4 marzo 2000 che raffigura l'Enigma di un pomeriggio d'autunno di Giorgio De Chirico. Nel 1909, il giovane pittore si trovava in piazza Santa Croce e in quella circostanza lo colse l'ispirazione per i suoi dipinti metafisici. Quella visione è trasferita nel dipinto, dove la piazza è tanto trasfigurata quanto caratterizzata nei suoi elementi principali: la facciata della chiesa e la statua di Dante (all'epoca ancora centrale nella piazza).

 

“Nel 50° anniversario del 4 novembre 1966 – sottolineano ancora dall’Opera di Santa Croce, in tandem con il Cift e Poste Italiane - scegliamo di ricordare e celebrare il nostro rapporto con l'Arno attraverso quei ritagli di memoria viva e itinerante rappresentati nei francobolli e nelle cartoline. La mostra si articola in due percorsi dedicati alla filatelia tematica: uno per raccontare te alluvioni nel mondo, e l'altro sul concetto più ampio di sostenibilità (ambientale, sociale, culturale ed economica)”. E c’è una documentazione iconografica che rimanda direttamente a quella terribile alluvione, a partire dall’artista Pietro Parigi che ha realizzato l’immagine per il manifesto di “Primo Rinascimento in Santa Croce”, un ciclo di conferenze che nel giugno 1967 illustrava le celebri opere del Complesso "nell'attesa che il completato restauro le restituisca al Tempio francescano".

E poi il Cristo crocifisso (ante 1288) di Cimabue: nella grande sala del Cenacolo l’opera venne travolta dall'alluvione diventando l'opera simbolo di quella tragedia. Per il suo restauro fu necessario trattare separatamente la superficie pittorica, persa per oltre il 60%, e il suo supporto ligneo. Le lacune di colore, non integrate da pitture che avrebbero aggiunto parti non originali a quanto rimasto, vennero mimetizzate con l'astrazione cromatica. Nel 2013, per il piano generale di prevenzione dei rischi alluvionali, il Crocifisso è stato spostato dal Cenacolo nella Sagrestia della Basilica. C’è anche la “Discesa al Limbo” (1552) del Bronzino: esposto nel Museo dell'Opera, il dipinto venne gravemente danneggiato. Per lunghi decenni i laboratori di restauro dell'Opificio delle Pietre Dure hanno lavorato per individuare e applicare tecniche in grado di interrompere il continuo muoversi del legno per l'umidità assorbita e per far riaderire la pellicola pittorica al supporto ligneo. In occasione del quarantennale dell'alluvione, nel novembre 2006, è tornato in Santa Croce ed esposto nel Cenacolo insieme ad altri capolavori restaurati. Nel 2014, infine, l'ultima collocazione in sicurezza nella Cappella Medici attigua alla sagrestia.

 

Infine di Giorgio Vasari c’è “L’Ultima Cena” del 1546: dipinta per il monastero delle suore benedettine alle Murate, fu una delle grandi vittime del disastro del '66. Ricoverata per anni nei depositi della Soprintendenza, il suo restauro parve essere oltre le possibilità e le speranze che poteva offrire un intervento di restauro. Nell'ultimo decennio, un grande corale sforzo di mecenatismo e competenze tecniche ha consentito quest'ultimo ritorno dai laboratori dell'Opificio delle Pietre Dure al complesso di Santa Croce. L'opera è esposta nel Cenacolo fissata ad un impianto di sollevamento in grado di porta facilmente in sicurezza tramite un sistema articolato di contrappesi.

In occasione di questo cinquantenario, l’Opera di Santa Croce ha realizzato 4 cartoline filateliche utilizzate per l’annullo postale speciale di Poste Italiane. Quattro opere che raccontano qualcosa che non dobbiamo definire "inatteso": infatti fin dal 1177 si ha memoria di alluvioni, più o meno gravi, che hanno portato Firenze a reimmaginare il suo rapporto altrimenti felice con l'acqua dell'Arno. E Santa Croce, a causa della sua posizione, porta nelle sue mura il ricordo di ognuna di queste devastazioni. Questi segni sono stati lavati dal tempo, dalla necessità di rimuovere il trauma e purtroppo in questo processo si è dimenticato di far tesoro di quanto accaduto. Altrimenti le alluvioni avrebbero potuto essere meno inaspettate e devastanti. Anche il risultato dei restauri operati sulle opere alluvionate è "inatteso". Come testimoniano i tre dipinti raffigurati nelle cartoline, ognuno di questi ha rappresentato una sfida sia agli effetti disastrosi dell'acqua mista a fango e nafta, sia alla conoscenza maturata nell'ambito del restauro.

 

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