[ REPORTAGE ] Il tempo ritrovato dei Faraoni: al Gem Grand Egyptian Museum faccia a faccia con Tutankhamon
di Giovanni Bosi, Cairo / Egitto
Un progetto atteso per oltre vent’anni, attraversato da crisi politiche, rallentamenti economici e sfide tecniche, si presenta oggi come una delle più imponenti operazioni culturali del ventunesimo secolo. Il Grand Egyptian Museum, inaugurato definitivamente dopo un lungo percorso iniziato nei primi anni Duemila, si impone come nuova icona culturale del Cairo, ridefinendo il rapporto tra architettura contemporanea e memoria millenaria. Tutankhamon, con l’intero corredo funerario del giovane faraone, si offre ai visitatori con un face-to-face.
(TurismoItaliaNews) Maestoso e monumentale come solo potrebbe essere il luogo votato a tramandare per i nuovi millenni storia e gloria dei faraoni egizi. Il Grand Egyptian Museum è nato con una missione precisa: non limitarsi a conservare, ma interpretare e trasmettere. L’enorme patrimonio archeologico egiziano, reso leggibile grazie alla decifrazione della Stele di Rosetta nel 1799, trova qui una nuova forma di racconto, capace di dialogare con milioni di visitatori provenienti da tutto il mondo.
In chiave contemporanea le forme simboliche dell’antico Egitto
Sorto a pochi chilometri dalle Piramidi di Giza, il Gem è il testimonial dell’ambizioso piano urbanistico “Giza 2030”, naturale estensione del paesaggio archeologico amato e conosciuto ovunque. Progettato dallo studio Heneghan Peng Architects, il complesso si distingue per una struttura color sabbia, caratterizzata da geometrie triangolari e superfici inclinate che richiamano, in chiave contemporanea, le forme simboliche dell’antico Egitto.
L’ingresso monumentale, definito da una vasta porta piramidale, introduce ad una hall di oltre 10.000 metri quadrati, dove la luce naturale filtra attraverso un sofisticato sistema di brise-soleil a 38 metri d’altezza. L’effetto è quello di uno spazio dinamico, attraversato da fasci luminosi che si muovono durante la giornata, mentre una sottile presenza d’acqua e una ventilazione naturale contribuiscono a creare un ambiente di grande suggestione. A dominare la scena è la statua colossale di Ramses II, alta oltre 11 metri: una presenza che accoglie e introduce alla narrazione millenaria che si sviluppa oltre i tornelli.
Progressiva immersione nella storia egizia
Il percorso espositivo è concepito come una progressiva immersione nella storia egizia. La grande scalinata monumentale, punteggiata da statue, steli e reperti che introducono benissimo alla visita, accompagna verso le gallerie permanenti collocate al livello superiore, culminando in una vetrata che si apre direttamente sulle Piramidi. Un dialogo visivo potente, in cui passato e presente si confrontano senza soluzione di continuità.
Con una superficie complessiva di circa 90.000 metri quadrati e oltre 24.000 dedicati alle esposizioni permanenti, il museo si configura dunque come il più grande complesso archeologico al mondo. I numeri parlano chiaro: più di 100.000 reperti raccontano oltre quattro millenni di civiltà, dalle culture neolitiche della Valle del Nilo fino al periodo greco-romano. Di questi, circa 18.000 sono esposti contemporaneamente in ambienti progettati per garantire ampiezza, leggibilità e valorizzazione dei singoli oggetti.
Tutankhamon, la bellezza oltre l’enigma
L’organizzazione interna segue una doppia chiave di lettura: cronologica e tematica. Le dodici gallerie principali attraversano le grandi epoche – preistorica, Antico, Medio e Nuovo Regno – e si articolano intorno a temi fondamentali come società, regalità e religione. A questa struttura si affianca una lettura simbolica che richiama la cosmologia egizia: le aree orientali dedicate alla vita e alla rinascita, quelle occidentali al culto dei morti e all’aldilà.
E ovviamente l’attrazione è la sezione dedicata a Tutankhamon, destinata ad accogliere l’intero corredo funerario del giovane faraone: un’area di oltre 7.500 metri quadrati progettata con un’impostazione immersiva, dove l’illuminazione artificiale concentra l’attenzione su capolavori come la celebre maschera d’oro, i troni, i sarcofagi e i gioielli. Un contrasto voluto rispetto alle gallerie illuminate naturalmente, capace di amplificare l’impatto emotivo della visita. Cogliendo in ogni dettaglio quel che accadde dopo la sua morte avvenuta intorno 1323 avanti Cristo, esponente della XVIII dinastia, durante il Nuovo Regno. Tutankhamon, ovvero “immagine vivente di Amon”, era nella tomba quasi intatta individuata nel 1922 da Howard Carter, la sessantaduesima scoperta nella Valle dei Re.
Quattro cappelle funerarie furono collocate nella camera sepolcrale, una dentro l’altra, intorno al sarcofago e ai tre contenitori con grandezza progressiva che proteggevano i resti mummificati del re defunto. Probabilmente avevano una funzione nei rituali funerari, poiché tre grandi “cappelle” sono talvolta raffigurate alla fine delle scene funerarie nelle tombe private di questo periodo. E quella più interna potrebbe essere stata utilizzata durante il trasporto del suo corpo verso la tomba, ipotizzano gli archeologi. I moltissimi oggetti rinvenuti nella tomba, ci permettono di entrare nella vita privata di Tutankhamon e della sua famiglia, all’interno dei suoi palazzi. Tra questi vi sono set per il disegno e la scrittura, piccoli giocattoli e numerosi giochi da tavolo. Alcuni furono realizzati appositamente per la sepoltura e per l’aldilà, mentre altri mostrano segni di usura, suggerendo che il re probabilmente li utilizzò durante la sua vita. “Si credeva che ogni faraone fosse l’incarnazione del dio Horus e il figlio del dio sole Ra – ci spiega la nostra guida - ma possedeva anche un corpo terreno che doveva essere preservato per accogliere la sua anima divina nell’aldilà. Il trattamento dei corpi reali era unico e Tutankhamon fu accuratamente avvolto in diversi tipi di bende di lino reale. Tra ogni strato gli vennero inoltre posti preziosi gioielli e amuleti”.
E’ sorprendente, ma persino commovente, vedere nelle teche tutti quegli oggetti. Persino cibo e bevande, che venivano offerti per nutrire il ka (l’anima) di Tutankhamon nell’aldilà. Pane, dolci, frutta, verdure, carne, erbe e condimenti, oltre a diversi tipi di vino, sono stati tutti trovati sepolti con lui. Persino un modellino di granaio riempito con vari cereali e semi per garantirgli un sostentamento eterno. Prima che la sua tomba venisse scoperta, alcuni dei beni di lusso erano conosciuti solo attraverso le raffigurazioni presenti nei palazzi e nelle tombe. Meraviglioso.
Un itinerario che affascina e sorprende
Ma il Grand Egyptian Museum si distingue anche per la sua funzionalità: i percorsi risultano intuitivi, ben segnalati e facilmente percorribili, favorendo un’esperienza fluida anche in presenza di grandi flussi di pubblico. Permane tuttavia una certa sintesi nella contestualizzazione storica generale, con apparati didascalici puntuali sulle singole opere ma meno approfonditi sul quadro complessivo delle epoche. Oltre agli spazi espositivi, la struttura include anche un museo destinato ai bambini, sale conferenze, aree educative e un centro di conservazione tra i più avanzati al mondo, inseriti in un’area verde di circa 50 ettari. La realizzazione, affidata a una joint venture tra il gruppo Besix e Orascom Construction, rappresenta un esempio di cooperazione internazionale al servizio del patrimonio culturale.
Neanche a dirlo, le Piramidi di Giza attirano già da sole decine di migliaia di persone ogni giorno. Il museo si propone come naturale completamento di questo itinerario, offrendo strumenti di comprensione più profondi e articolati. Non una semplice tappa aggiuntiva, ma una chiave interpretativa capace di restituire significato a un paesaggio unico. Più che un edificio, il Gem si configura insomma come una vera e propria città della memoria, progettata per durare nel tempo e per raccontare una civiltà che ha saputo preservare la propria identità per oltre quattro millenni. Un luogo in cui l’Egitto contemporaneo si presenta al mondo con consapevolezza e visione, trasformando il proprio passato in una risorsa viva, capace di parlare al presente e di proiettarsi nel futuro. Un ponte tra civiltà, tentativo di un Paese di raccontare se stesso al mondo, non con nostalgia, ma con lucidità e orgoglio. È l’Egitto che, forte del proprio glorioso passato, guarda con determinazione al futuro.
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Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
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