Castello della Manta, i romanzi cavallereschi trovano qui la preziosa testimonianza della pittura tardogotica profana

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Sullo sfondo del Monviso si staglia una fortezza medievale dal fascino severo, che nel suo salone baronale custodisce una delle più stupefacenti testimonianze della pittura tardogotica profana, ispirata ai temi dei romanzi cavallereschi. Siamo sulle colline della provincia di Cuneo: il Castello della Manta, nato nel XIII secolo come avamposto militare, nel Quattrocento la roccaforte subì un’importante trasformazione grazie al colto e illuminato Valerano, signore e reggente del Marchesato di Saluzzo, che la trasformò in una fastosa dimora di famiglia in concomitanza con l’istituzione del feudo della Manta. Oggi è un gioiello d'arte del Fondo per l'Ambiente Italiano e un baluardo del progetto "Les Ducs des Alpes/I Duchi delle Alpi", itinerario dedicato alla storia del Casato dei Savoia.

 

(TurismoItaliaNews) Fu proprio Valerano a volere arricchire la Sala Baronale con i bellissimi affreschi che oggi costituiscono testimonianze uniche della cultura cavalleresca del tempo. Sulla parete sud, il mito dell’eterna giovinezza, ispirato a un romanzo cavalleresco, il "Roman de Fauvel", è raffigurato dalla fontana della giovinezza, sormontata dal dio Amore, una delle più stupefacenti testimonianze della pittura del gotico internazionale. Il complesso castellano è frutto di successive aggregazioni a partire dall'originario fortilizio del XIII secolo, fino ad assumere l'aspetto di una dimora signorile nel ‘500 grazie all'opera della famiglia Saluzzo della Manta.

Castello della Manta, i romanzi cavallereschi trovano qui la preziosa testimonianza della pittura tardogotica profana

Castello della Manta, i romanzi cavallereschi trovano qui la preziosa testimonianza della pittura tardogotica profana

La splendida corona delle Alpi Cozie, dominata dal profilo aguzzo del Monviso, fa da cornice alla mole imponente di questo Castello, che sorge a una quarantina di chilometri da Torino. La struttura del castello è frutto di aggregazioni posteriori all'impianto originario del XII secolo. L'edificio, trasformato nel tempo in dimora signorile, iniziò ad assumere la fisionomia attuale solo all'inizio del Quattrocento grazie all'opera della famiglia Saluzzo della Manta, originata da Valerano, figlio illegittimo del marchese Tommaso III di Saluzzo. Con l'estinzione di questo ramo del casato, alla fine del XVIII secolo, fu abbandonato e cadde in rovina. Dai Saluzzo passò ai Radicati, quindi ai Provana e infine ai de Rege Thesauro. Dopo la donazione al Fai, nel 1984, sono stati avviati i lavori di recupero e restauro che hanno riportato il complesso alla sua condizione originaria.

Gli Eroi e le Eroine rappresentati alle pareti del Salone rappresentano una testimonianza molto rara di affreschi profani del XV secolo in quanto esprimono la passione della società aristocratica del tempo: la cultura cavalleresca, i suoi miti, i suoi ideali e i suoi codici di comportamento. Nove prodi eroi e nove eroine dell’antichità classica che, in abiti quattrocenteschi, raffigurano gli ideali cavallereschi delle virtù militari e morali. Intorno alla metà del XVI secolo, il complesso quattrocentesco è stato oggetto di nuove trasformazioni e a questo periodo risale il Salone delle Grottesche, caratterizzato da uno splendido soffitto decorato con dipinti e stucchi di chiara impronta manierista, ispirati a quelli delle Logge di Raffaello in Vaticano. Il nome dell’autore del ciclo del castello di Manta è ancora oggi molto discusso: si sono citati i pittori Iverny, Jean Bapteur, Aimone Duce, Giacomo Jaquerio, Guglielmetto Fantini, senza giungere ad un’identificazione precisa. Probabilmente anche altri pittori hanno lavorato come aiuti nell’équipe del Maestro della Manta, una figura di primo piano accanto a quella di Jaquerio e di Aimone Duce nel panorama della pittura piemontese del primo Quattrocento.

Castello della Manta, i romanzi cavallereschi trovano qui la preziosa testimonianza della pittura tardogotica profana

Castello della Manta, i romanzi cavallereschi trovano qui la preziosa testimonianza della pittura tardogotica profana

Da visitare anche gli ambienti di servizio con le cantine e il cucinone con la gran volta a botte e un grandioso camino, la chiesa castellana, voluta da Valerano e impreziosita con importanti affreschi dedicati alla Passione di Cristo, e, infine, il parco ampio ed ombreggiato da cui si gode di un’incantevole vista sulle ridenti colline della val Varaita. A fianco del castello, la Chiesa dedicata alla Vergine custodisce affreschi del XV e XVI secolo. Da ammirare anche la Cappella del Cristo risorto, voluta da Michele Antonio Saluzzo, che risale alla fine del Cinquecento.

Tutto intorno il fascino delle Alpi: comodamente seduti nel parco del castello, si possono ammirare il Monviso e la catena delle Alpi: un panorama mozzafiato, da godere in solitudine o condividere con chi ci è più caro. L’itinerario dedicato ai siti Patrimonio dell’Umanità Unesco, che dal castello della Manta conduce alla scoperta dei “Paesaggi viti-vinicoli di Langhe-Roero e Monferrato”. Questo luogo è uno dei Beni che il Fai ha restaurato con cura e aperto al pubblico, perché tutti possano scoprirlo e amarlo.

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