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Oltre 5.000 chilometri di grandi itinerari, percorsi costieri, circuiti d’alta quota e cammini fra monasteri e zone umide: dal tetto della Catalogna alle calette della Costa Brava, fino al Delta dell’Ebre, il trekking diventa una chiave privilegiata per leggere territorio, natura e storia
Camminare in Catalogna non è soltanto un’attività all’aria aperta. È quasi un rito capace di unire generazioni diverse e, soprattutto, uno dei modi più immediati per stabilire un rapporto profondo con il territorio. Basta allacciare gli scarponi per ritrovarsi lungo vie percorse nei secoli da pastori, contrabbandieri, monaci e mercanti, seguendo tracce che oggi compongono una rete escursionistica straordinariamente articolata.
Il foliage nordico ridisegna il paesaggio estone con sfumature di rosso, rame e oro. Tra foreste che ricoprono il 51% del Paese, bog, isole baltiche, saune, raccolta dei frutti del bosco e tradizioni popolari, l’autunno diventa una stagione da vivere lentamente, seguendo i ritmi della natura e di una cultura profondamente legata all’ambiente.
Panama sceglie l’accoglienza come biglietto da visita internazionale e affida a un nuovo progetto identitario il compito di raccontarsi oltre i propri confini. “Panamà, Anfitrión del Mundo” è la nuova Marca País, una piattaforma pensata per riunire sotto un’unica immagine turismo, investimenti, esportazioni, cultura e sostenibilità. Un progetto atteso da anni, soprattutto dagli operatori turistici, destinato a colmare uno spazio importante nella promozione del Paese e a trasformare la multiculturalità dell’istmo in uno dei principali elementi della sua riconoscibilità internazionale.
Tra settembre e ottobre la penisola croata cambia ritmo e punta sulla sua anima gourmand: dal tartufo bianco al Terrano, dal prosciutto istriano alle produzioni artigianali, un viaggio tra borghi, vigneti, uliveti, konobe, produttori ed eventi dedicati al gusto
L’Istria d’autunno si mette a tavola e allarga decisamente il menu. Il tartufo bianco resta uno dei protagonisti più celebrati della stagione, affiancato dall’olio extravergine d’oliva e dai vini del territorio, ma il racconto gastronomico della penisola croata riserva molte altre sorprese. Tra settembre e ottobre emergono grappe tradizionali e liquori, gin di produzione locale, birre artigianali, prosciutto istriano e il Terrano, componendo un mosaico di sapori capace di accompagnare il visitatore dalla costa all’entroterra.
Settembre e ottobre svelano un volto diverso dell’arcipelago: feste popolari illuminate dal fuoco, foreste di laurisilva, vigneti vulcanici, skyrunning, borghi sull’Atlantico e antiche tradizioni. Tre isole da vivere seguendo il ritmo della natura e delle comunità locali
L’estate può continuare anche dopo agosto. Alle Isole Canarie settembre e ottobre conservano temperature miti, molte ore di sole e lunghe giornate all’aria aperta, trasformando l’inizio dell’autunno in una stagione particolarmente interessante per esplorare La Palma, La Gomera ed El Hierro, le tre isole più verdi dell’arcipelago.
Il libro di Antonello Paolo Zaccone - presentato a Cassine - ne racconta i segreti più profondi. E da settembre i primi itinerari turistici per visitare il Bosco delle Sorti, il Borgo Ricaldone e il complesso di San Francesco a Cassine. Anche questo è Piemonte.
Il Bosco delle Sorti – La Communa, sulle colline del Monferrato Unesco, in Piemonte, è uno di questi. Il suo nome, legato all'antico concetto di proprietà collettiva (“la communa”), evoca secoli di storia in cui la comunità locale viveva in perfetta simbiosi con la foresta. A pochi passi da Ricaldone, tra sentieri immersi nel verde, vigne che disegnano il paesaggio e silenzi che sanno ancora emozionare, esiste una foresta antica che custodisce secoli di storia, leggende e spiritualità. Ecco perché andarci.
Da Foligno a Bologna, poi l’Appennino fino a Firenze e infine il ritorno in Umbria: “Volevo fare la Via degli Dei in mtb” è il racconto di Marco Monini Bonini, 120 pagine nate da un’avventura sulle due ruote diventata esperienza personale, sfida con se stessi e memoria
All’inizio dovevano essere un treno, una mountain bike e circa 130 chilometri fra Bologna e Firenze. Poi il progetto ha cominciato ad allungarsi, tappa dopo tappa, fino a trasformarsi in un viaggio di 650-700 chilometri con partenza e ritorno a Foligno. Un’avventura affrontata a 59 anni, senza precedenti esperienze di questo genere e con molte domande in testa. Da quella pedalata è nato “Volevo fare la Via degli Dei in mtb. Racconto di un viaggio in bicicletta”, il piccolo libro di Marco Monini Bonini che restituisce la dimensione più autentica della passione per le due ruote: entusiasmo, fatica, preparazione, dubbi, solitudine e capacità di mettersi alla prova.