Straordinarie monete romane in mostra per sempre a Palazzo Trinci a Foligno

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Giovanni Bosi, Foligno

Due tesoretti numismatici tornano visibili a duemila anni di distanza da quando qualcuno li nascose nel terreno in quella che era allora la Foligno romana, in Umbria. Era il tempo della guerra di Perugia, intorno al 40 avanti Cristo. Splendide monete in argento tornate alla luce in occasione di due diversi scavi archeologici e che ora arrivano definitivamente in mostra a palazzo Trinci, lo straordinario palazzo gentilizio di Foligno.

 

(TurismoItaliaNews) Nel vederle nelle loro teche blindate, appositamente studiate per consentirne fruizione e conservazione, la suggestione più grande è pensare che intorno al 40 avanti Cristo, in piena guerra di Perugia, qualcuno le nascose pensando evidentemente di tornare poi a recuperarle in un momento più tranquillo. Per i proprietari di quelle splendide monete d’argento romane il momento giusto non è mai arrivato e per quasi due millenni sono stati custodite gelosamente dal terreno.

Finché non sono arrivati gli archeologi che le hanno riportate a vita, restituendole alla storia contemporanea. E adesso quelle monete sono di nuovo a Foligno, perché la Soprintendenza archeologica per l’Umbria ha aperto le sue cassaforti decidendo di restituirle per sempre al Comune di Foligno per esporle nella Sala di Costanza di palazzo Trinci. Un abbinamento straordinario, se si considera che proprio nel Rinascimento cominciano le raccolte numismatiche.

Le monete sono state rinvenute in due distinte occasioni: la prima volta nel 1962, durante i lavori di costruzione del quartiere Ina Casa: 152 denari, un vittoriato, due quinari e un denario di Giuba I di Numidia. Il secondo ritrovamento risale al ‘98 durante la ripavimentazione di piazza Risorgimento: in quel ben 3.039 monete. “Sono in uno splendido stato di conservazione, una superba testimonianza, alcune sono addirittura fior di conio” ha osservato il soprintendente per i beni archeologici dell’Umbria, Mario Pagano.

A Foligno “importanti rinvenimenti sono avvenuti già a partire dal Cinquecento – spiega Maria Laura Manca, funzionario archeologo della Soprintendenza, cui si deve la concretizzazione di questo progetto – e in maniera più consistente alla fine dell’Ottocento, fino ai numerosi rinvenimenti effettuati nel corso del Novecento”. “Nel luglio del 1998 – racconta l’archeologa Maria Romana Picuti – durante i lavori di livellamento del piano della necropoli tornata alla luce al di sotto di piazza Risorgimento, è avvenuto il ritrovamento del tesoretto. L’ingente ripostiglio si trovava all’interno di una buca realizzata all’ingresso del recinto ed era costituito da 3.039 monete. L’importanza del deposito, che al momento costituiva uno dei più cospicui ritrovamenti monetali d’epoca romana repubblicana mai effettuati in Italia, sta nel fatto che è stato rinvenuto all’interno di un contesto e di una stratigrafia archeologica ben definiti”.

I due ripostigli di denari d’argento, datati dunque fra il III e il I secolo avanti Cristo, sono stati collocati in teche eleganti nel design e all’avanguardia dal punto di vista della sicurezza. In particolare, le 156 monete trovate nel ’62 sono state disposte a gruzzoletto in una vetrina, mentre 225 di quelle scoperte nel ’98 sono state sistemate in un innovativo monetiere che permette l’illuminazione di ogni singolo pezzo, mentre un video ne illustra storia e peculiarità. L’allestimento è stato curato dalla Soprintendenza per i beni archeologici dell’Umbria e finanziato da Comune e Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno.

Foligno peraltro possiede oltre alla raccolta archeologica di palazzo Trinci, anche l'altra importante struttura di Colfiorito, il Mac, dedicato alla civiltà plestina dell'altopiano a cavallo tra Umbria e Marche. Insieme possono dunque costituire le tappe di un percorso archeologico regionale che comprende l'infopoint di Spello con i mosaici romani della villa tornata alla luce a Sant'Anna e le due domus di Assisi.

Foligno trova un altro tesoro. L’ennesimo. Ormai non c’è più ombra di dubbio sulla qualità culturale di questo territorio.

 

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