San Pietro Infine, un paese fantasma si racconta

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Angelo Benedetti, San Pietro Infine, Caserta

Da queste parti la mostrano con orgoglio e con affetto. Anzi, chiamano questo paese fantasma "la Pompei del Novecento". E’ San Pietro Infine, in provincia di Caserta,  ancor oggi caratterizzato dalla sua struttura medievale arroccata sulle pendici del monte Sammucro. Il paese può essere considerato un vero e proprio monumento di archeologia contemporanea e di sicuro di storia ne ha da raccontare: basti considerare che è stato teatro di una delle più cruenti battaglie della seconda Guerra mondiale. E non è dunque un caso se proprio qui ci sono il Museo e il Parco della Memoria Storica.

 

(TurismoItaliaNews) Situato all’ingresso della Valle del Liri, ad una decina di chilometri da Cassino, San Pietro Infine è stato insignito della Medaglia d’oro al merito civile conferitagli dal Presidente della Repubblica nel 2008. Il museo della Memoria Storico è stato allestito dalle Officine Rambaldi sotto la direzione dello stesso Carlo Rambaldi. Il Parco monumentale, l’unico simbolo in Italia e in Europa del martirio bellico, è prova tangibile dell’orrore della guerra per le generazioni future.

Considerato strategico per la sua posizione – il paese si trova al confine di tre regioni: Lazio, Campania e Molise – San Pietro divenne una roccaforte tedesca e fu coinvolto nella più distruttiva fra le operazioni belliche che si ricordano durante il secondo conflitto mondiale per essere alla fine conquistato dalle truppe alleate.

Il cumulo di macerie in cui fu ridotto il paese non è stato mai rimosso e i suoi ruderi sono divenuti "monumento nazionale" per la memoria storica con un decreto legislativo del 18 marzo 2008.

Esempio macroscopico di teatro bellico e museo all’aperto: così è stata considerata la "città fantasma", la cui storia inizia con gli insediamenti dei Sanniti, per proseguire con i Romani, con il Medio Evo e l’Ottocento. Percorrendo il museo all’aperto di San Pietro Infine si ammirano fossili preistorici, acquedotti, ruderi di ville romane che convivono con le chiese medievali e barocche.

"Il paese - spiega il direttore del Parco della Memoria Storica, Massimiliano Giangrande - rappresenta una testimonianza del dramma vissuto nel 1943, è divenuto luogo e simbolo della crudeltà della guerra e del coraggio dei civili. La popolazione fu decimata con bombardamenti e rappresaglie. Ma non si arrese ed eroicamente restò a difendere il loro territorio, rifugiandosi in quelle che furono chiamate "le grotte della valle" o sul monte Sammucro. Ciò che rimane oggi della vecchia San Pietro è un muto monito sulla tragicità della guerra".

I suoi vicoli silenziosi, un tempo animati dalla quotidianità di un piccolo centro prima e dal furore della guerra dopo presentano ancora, nonostante siano ridotti in rovina, quel senso di fierezza che era propria di tutti i piccoli centri italiani di quel tempo, come se quei sassi, quei vani sfondati, diroccati e cadenti vogliano dopo più di sessant’anni levare la loro protesta contro un mondo che troppo spesso cade in preda alla follia della guerra.

San Pietro Infine è l’effigie di come la vita semplice e pura possa essere interrotta in nome di ideali che i suoi abitanti nemmeno lontanamente conoscevano. Troppo grandi e troppo vasti erano per loro i concetti di "spazio vitale", di egemonia politica, economica e militare che portarono in quel freddo dicembre del 1943 alla sua completa distruzione. Paradossalmente, forse è un bene che la nuova San Pietro sia stata ricostruita altrove, perché sono certo che in molti che sono passati da quelle parti si siano domandati, senza conoscerne la storia, il perché di quel paese abbandonato e in rovina che giace lassù.

Se non altro, alcuni avranno approfondito la questione e avranno scoperto che San Pietro cessò di esistere a causa della guerra. Viceversa, tutto sarebbe stato ricostruito più o meno nello stesso modo e San Pietro sarebbe diventato "uno dei tanti comuni distrutti al 60, al 70 o all’80% dalla furia dei combattimenti" che tanto riempiono le statistiche della storia della Seconda Guerra mondiale.

Ciò che rimane oggi della vecchia San Pietro è un muto monito sulla tragicità della guerra.

"I suoi vicoli silenziosi, un tempo animati dalla quotidianità di un piccolo centro prima e dal furore della guerra dopo - chiosa il direttore del Parco della Memoria Storica, Massimiliano Giangrande - presentano ancora, nonostante siano ridotti in rovina, quel senso di fierezza che era propria di tutti i piccoli centri italiani di quel tempo, come se quei sassi, quei vani sfondati, diroccati e cadenti vogliano dopo più di sessant’anni levare la loro protesta contro un mondo che troppo spesso cade in preda alla follia della guerra".

Per saperne di più
www.parcodellamemoriastorica.com

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