150° anniversario della morte di Giuseppe Gioachino Belli: un sonetto su francobollo

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Anche la Città del Vaticano partecipa alle celebrazioni per il 150° anniversario della morte di Giuseppe Gioachino Belli con un omaggio dentellato per il poeta romano: sul minifoglio da sei francobolli in circolazione dal 2 maggio 2013 è riportato il sonetto "Er giorno der giudizzio". Una curiosità: il suo nome completo era Giuseppe Francesco Antonio Maria Gioachino Raimondo Belli.

 

(TurismoItaliaNews) Giuseppe Gioachino Belli nasce a Roma il 7 settembre del 1791. Fin dai primi anni, appare molto dotato nella scrittura; inizialmente si cimenta con saggi scientifici e poi, avvicinandosi agli ambienti accademici romani, con la scrittura in versi. Il matrimonio con una vedova benestante gli permette di coltivare la passione letteraria viaggiando in tutta Italia. A Milano entra in contatto con l’opera del poeta Carlo Porta e comprende che la poesia comica in dialetto può essere uno strumento di rappresentazione della società con dignità pari agli altri generi letterari. Belli inizia a descrivere con satira pungente i vizi e le virtù della sua gente, il popolo romano, scegliendo quale forma metrica il sonetto ed arrivando a comporne oltre duemila "…io ho deliberato di lasciare un monumento di quello che oggi è la plebe di Roma… la lingua, l’indole, gli usi ed i costumi, le pratiche, le credenze, i pregiudizi, le superstizioni, tutto ciò insomma che la riguarda".

Il 21 dicembre del 1863 Belli muore, non prima di aver rinnegato tutta la sua opera letteraria, arrivando a richiederne la distruzione; i suoi eredi non esaudirono questo desiderio, lasciando il suo prezioso patrimonio artistico a beneficio della sua memoria e di quella dei suoi concittadini. Come omaggio al poeta romano, nel minifoglio da sei francobolli è riportato il sonetto "er giorno der giudizzio". Ciascun francobollo ha il valore di 1,00 euro; la tiratura è di 900mila dentelli stampati dall’irlandese Btd.

L'opera del Belli, principalmente nota per la produzione dei suoi sonetti in dialetto, rappresenta con felice sintesi la mentalità dei popolani della Città Eterna, lo spirito salace, disincantato, a tratti furbesco e sempre autocentrico della plebe, come egli stesso la individua e denomina, rendendo con vivezza una costante traduzione in termini ricercatamente incolti di tutte le principali tematiche della quotidianità del tempo.

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