Il presidio Slow Food ha il sapore dell’antica genuinità: nel Parco del Cilento torna il Maracuoccio di Lentiscosa

Stampa
images/stories/campania_Cilento/MaracuoccioLentiscosa01.jpg

Giovanni Bosi, Camerota / Campania

Scientificamente si chiama Lathyrus cicera, tecnicamente è una leguminosa e molto più diffusamente è il Maracuoccio di Lentiscosa, un prodotto della terra che ha rischiato di scomparire e che ora è un presidio della Condotta di Camerota e Golfo di Policastro di Slow Food. Qui la tenacia di un gruppo di coltivatori e di tutori della biodiversità l’ha salvato dall’oblio proponendolo come un piatto alternativo a tavola. Povero e dal gusto inconsueto.

 

(TurismoItaliaNews) Lentiscosa è una frazione del Comune di Camerota, in provincia di Salerno, nel Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, la cui origine è antichissima. Addirittura un antico documento del 1059 ne attesta l’esistenza riportando che era abitata da genti longobarde. Se il nome Lentiscosa deriva con relativa certezza da un arbusto sempreverde molto diffuso in zona, il lentisco, adesso il nome di questo borgo è destinato a passare alla storia della cultura del gusto come il caposaldo del Maracuoccio, un prodotto della terra che – con le sue caratteristiche – è individuabile soltanto da queste parti: le piantine rimangono molto basse, simili a quelle dei ceci, producendo un piccolo baccello, con all’interno semi sfaccettati con dimensioni somiglianti ai piselli ma di forma irregolare e squadrata con colori diversi dal verde al rossastro e dal gusto un po' amarognolo. Se in altri luoghi del sud Italia il Maracuoccio è stato utilizzato per l’alimentazione del bestiame, qui a Lentiscosa ha avuto tutta un’altra storia, finendo sulla tavola degli uomini.

A fine giugno si estirpano le piantine, si adagiano su un telo e si battono facendo uscire i semi. Dai semi essiccati si produce farina che viene consumata sotto forma di polenta miscelata con altri tipi di farina. La proporzione è di due parti di farina di maracuoccio e due di farina di grano, qualcuno aggiunge anche piccole percentuali di farina di legumi locali.

“Il maracuoccio viene considerato un antenato delle cicerchie - spiega Giorgio Iannuzzi, responsabile Slow Food del Presidio - e la maracucciata un piatto esclusivo di questo territorio. La farina di maracuoccio si fa cuocere, aggiungendone poco alla volta e continuamente rimestata, con acqua e sale, a fine cottura si aggiungono crostini di pane raffermo rosolati a parte con olio extravergine d'oliva e cipolla. Il risultato è una polenta dal gusto particolare: la Maracucciata”. Un gusto sicuramente insolito, che tuttavia invita a fare il bis e che comunque solo da queste parti si può apprezzare, considerato che la produzione è decisamente bassa a causa della resa minima. Oggi a cimentarsi nella coltura sono una decina di coltivatori mentre alcuni ristoratori nel territorio di Camerota hanno deciso di inserirla nei loro menù.

Per secoli è stato coltivato sui terreni più soleggiati e calcarei, come alimento per il bestiame ma anche come fonte proteica per le popolazioni più povere o nei periodi di carestia. Oggi a Lentiscosa alcune famiglie continuano a produrlo secondo la tradizione: nel mese di ottobre - novembre preparano il terreno, seminano da gennaio a marzo e raccolgono a partire dalla fine di giugno, quando i piccoli baccelli raggiungono la completa essiccazione e sono pronti per essere battuti. Le piantine — molto basse e simili a quelle dei ceci — si estirpano, si fanno essiccare, si adagiano su di un telo e si battono facendo uscire i semi. La molitura avviene presso mulini della zona. Il Maracuoccio è l’ingrediente anche di un altro piatto simbolico cilentano: i cicci maritati o cuccia, una zuppa di legumi diversi che viene preparata nei paesi del Cilento in alcune giornate simboliche o propiziatorie (a inizio primavera, il primo di maggio, il giorno dei defunti).

Anche l’origine del nome è curioso quanto antico: Maracuoccio è una parola composta da maru e cuoccio. Maru è un termine di origine semitica, poi passato al greco, usato per indicare un sapore aspro, amaro, forte. Cuoccio è di origine greca e sta a indicare un piccolo frutto tondo (come i piselli). Dunque Maru cuoccio e infine “maracuoccio” (pisello amaro) e Maracucciata.

“Devo ringraziare Slow Food e la Condotta di Camerota e Golfo di Policastro – sottolinea il sindaco di Camerota, Antonio Romano – per il grande lavoro svolto per la tutela del Maracuoccio di Lentiscosa, una vera eccellenza del nostro territorio, protagonista anche a Terra Madre Salone del Gusto 2016 di Torino. E’ qualche anno ormai che la Condotta Slow Food sta sostenendo la coltivazione di questa leguminosa attraverso il recupero dei semi antichi e promuovendo la nascita della comunità dei produttori del Maracuoccio. Un motivo in più per venire nel Cilento, il cui Parco è entrato a far parte della rete delle ‘Piccole Italie’ per una valorizzazione mirata delle sue tante qualità”.

Per saperne di più
www.comune.camerota.sa.it
www.slowfood.it
www.salonedelgusto.com/it

 

 

Il Parco del Cilento, Vallo di Diano e Alburni approda in Piccole Italie, l'innovativo progetto di soft-marketing che punta sulla vocazione identitaria

 

Dal Paleolitico al Medioevo, un viaggio nel Cilento tra mari e monti sulle tracce dell’Uomo di Neanderthal

 

I profumi e i colori di Donna Clara che fanno impazzire il Cilento: ecco i vini che nascono nell’azienda agraria di Orazio Parlati

 

 

Questo sito utilizza cookie, di prima e di terza parte, per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, clicca qui. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la Cookie Privacy...