Leptis Magna, la Libia da salvare ad ogni costo

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Giovanni Bosi, Leptis Magna, Libia

Salvare e tutelare le vite umane resta ovviamente l’obiettivo sovrano. E non potrebbe essere diversamente. Ma da quando è esploso il conflitto con la Libia, nulla è stato detto sugli splendidi siti archeologici che costellano la fascia nord della Libia. Un patrimonio dell’Umanità, come li ha dichiarati l’Unesco, che vanno salvaguardati e protetti. Molta della storia italica è leggibile in quegli antichi resti che costituiscono una straordinaria testimonianza della Roma imperiale e, inevitabilmente, un’occasione irrinunciabile per il futuro turistico della Libia. TurismoItaliaNews.it lancia un appello affinché i siti libici siano protetti, garantiti e tutelati da tutte le parti oggi opposte nel conflitto.

 

 

(TurismoItaliaNEws) Un grande cartello di colore verde scritto in arabo su un lato e in italiano sull’altro, avverte che da queste parti la sensibilità e la specializzazione italiane sono forti. Non certo per reminescenze colonialistiche che nessuno sullo Stivale avverte più da tempo, quanto per una consapevolezza del valore storico, artistico e culturale dei tanti reperti disseminati sulla costa mediterranea della Libia e nelle aree interne del grande Paese che è stato dominato per decenni da Muhammar Gheddafi.

Lui, il colonnello, ai restauri dei reperti archeologici in realtà ha sempre creduto poco, forse perché dal suo punto di vista documentano momenti infelici della Grande Jamahiriya, ma è fin troppo chiaro che la potenzialità che questi siti archeologici hanno è sotto gli occhi di tutti: dalla stessa Tripoli a Sabratha, da Leptis Magna alla Villa Silin - giusto per limitarsi alla Tripolitania, regione dove più evidente sono l’influenza e la presenza della Roma imperiale - è un fiorire straordinario di reperti che, bene o male, sono stati comunque gli anni del colonialismo italiano a riportare alla luce e a sollecitare il pur ancora timido turismo nel Paese. Che ora il conflitto in atto ha bruscamente interrotto, mettendo a repentaglio la sicurezza degli stessi straordinari siti archeologici che costellano la fascia nord della Libia. E nessuno ha avuto il tempo di spendere una parola per garantirne la tutela.

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E non c’è dubbio che da questo punto di vista la Libia sia straordinaria: non solo per lo splendore dei segni dell’antica Roma, ma anche per il fascino che emana la cultura araba e musulmana, con le sue architetture, le sue tradizioni, i suoi modi d’essere spesso lontanissimi dalla visione occidentale ma non per questo meno degne di rispetto. Se Tripoli, la capitale, è la fusione di tutto ciò, Leptis Magna è l’emblema della storia romana in terra d’Africa. Una storia tutta da ripercorrere nell’intento di ritrovare scorci e suggestioni ben noti agli italiani, ma con un approccio che evidentemente è oggi solo quello di capire, studiare, scoprire. Proprio gli italiani, attraverso la Marco Polo Storica Ltd e in collaborazione con il Dipartimento di archeologia e Odac, sono impegnati in questo rinnovato rinascimento delle testimonianze archeologiche. E le sorprese non mancano.


Come a Leptis Magna, la Roma o l’Atene di Libia, dichiarata patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco nel 1982. La sensazione di grandezza della città che diede i natali a Settimio Severo, imperatore nel 193 dopo Cristo, è immediata nel momento in cui si comincia ad incamminarsi tra gli spettacolari reperti di una vera e propria città rimasta inviolata nei secoli perché salvata dalla sabbia spinta dal Ghibli, il vento caldo del Sahara, che l’ha praticamente sommersa dopo la sua decadenza causata dal porto divenuto inutilizzabile a causa proprio dell’insabbiamento.


L’enorme arco di trionfo eretto all’inizio del III secolo, il Foro severiano, la basilica poi trasformata in chiesa bizantina dall’imperatore Giustiniano, lo straordinario teatro a semicerchio e l’imponente anfiteatro costruito laddove c’era un’antica cava di pietra, sono solo i “pezzi” più esaltanti di uno straordinario mosaico tutto da vivere.

 

 

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