Montepacini, dove il gusto diventa inclusione: a Tipicità Festival 2026 la storia della fattoria sociale di Fermo che coltiva cibo, lavoro e dignità
di Giovanni Bosi, Fermo / Marche
Qui nelle Marche la terra non produce soltanto ortaggi biologici, ma anche opportunità, relazioni e futuro grazie all’esperienza della Fattoria Sociale Montepacini di Fermo, protagonista dell’edizione 2026 del Tipicità Festival. La kermesse che valorizza le eccellenze ha acceso i riflettori su una delle esperienze più significative di agricoltura sociale del territorio marchigiano: un progetto capace di intrecciare qualità gastronomica, sostenibilità e inclusione.
(TurismoItaliaNews) Questa è una contemporaneità che vede il tema del lavoro e dell’integrazione delle persone fragili sempre più centrale e Montepacini rappresenta una risposta concreta e quotidiana. Qui, su dodici ettari di terreno di proprietà del Comune di Fermo, dal 2012 ha preso forma un programma di agricoltura sociale che coinvolge persone con disabilità, giovani con disagio psichico, richiedenti asilo e minori non accompagnati. E tanti volontari pronti a mettersi in gioco in un programma di grande valore. Non un semplice progetto assistenziale, ma un percorso che mette al centro l’autodeterminazione e il diritto al lavoro.
“Montepacini è un progetto pubblico-privato che nasce proprio con l’obiettivo di offrire opportunità a chi vive situazioni di fragilità - ci spiega il presidente della fattoria sociale, Marco Marchetti - qui le persone trovano uno spazio dove sperimentare competenze, crescere professionalmente e soprattutto sentirsi parte attiva di una comunità”. Educatore, già funzionario del Comune di Fermo e direttore amministrativo del Centro di riabilitazione “Montessori”, Marchetti ha dato vita all’associazione Fattoria Sociale Montepacini che, nel 2019 (alla vigilia della pandemia), si è trasformata in cooperativa agricola. Da allora il progetto è cresciuto costantemente, diventando un modello di agricoltura sociale capace di unire produzione biologica e inclusione lavorativa.
Dalla terra alla tavola: la filiera della solidarietà
La fattoria coltiva ortaggi, cereali e legumi con certificazione biologica, con un’attenzione particolare alla salvaguardia della biodiversità orticola. Nei campi si producono grano duro e tenero, legumi, trifoglio, erba medica e piante aromatiche, in un sistema agricolo sostenibile che guarda alla qualità del cibo e alla tutela dell’ambiente. Ma Montepacini non è soltanto un’azienda agricola. È anche un luogo dove il cibo diventa occasione di incontro e crescita professionale.
L’agriturismo-ristorante della fattoria, aperto su prenotazione e nel fine settimana, propone una cucina autentica basata su prodotti a chilometro zero provenienti direttamente dall’orto e dagli allevamenti di bassa corte. Accanto alla brigata di cucina, si formano giovani e adulti con disabilità che apprendono il mestiere di aiuto cuoco o cameriere. A guidarli c’è lo chef Aurelio Damiani, figura di riferimento del progetto, che con la sua esperienza ha contribuito a portare l’agriturismo su livelli qualitativi molto elevati pur mantenendo prezzi accessibili. “Il nostro ristorante – racconta Marchetti – fa parte della rete dei ristoranti inclusivi e rappresenta uno degli strumenti principali per la formazione delle persone accolte in fattoria. Qui il lavoro in cucina e in sala diventa un’esperienza concreta di crescita e autonomia”.
Una comunità che cresce insieme
Nella cucina di Montepacini, infatti, si sono formate e continuano a formarsi numerose persone fragili grazie ai Tirocini di Inclusione Sociale. Accanto ai cuochi lavorano giovani e adulti con disabilità, mentre il servizio di sala è affidato a camerieri e cameriere che partecipano come tirocinanti o soci volontari. La comunità della fattoria si regge anche sull’impegno di tanti volontari e sul sostegno di aziende sensibili al tema dell’inclusione sociale, che contribuiscono con donazioni e collaborazioni alla crescita del progetto. “Era più che giusto dare risalto e valore – sottolinea Angelo Serri, direttore di Tipicità – alla Fattoria Sociale nell’edizione 2026 del nostro festival. Un progetto di cui la comunità va fiera perché funziona”. Tra le attività più importanti c’è anche la vendita diretta dei prodotti della fattoria – ortaggi, legumi, conserve, uova, farina “Miscuglio Ceccarelli” e pasta – insieme ai prodotti di aziende agricole che condividono una filiera corta e solidale. Non manca il servizio di consegna a domicilio, pensato per rafforzare il rapporto diretto tra produttori e consumatori.
Il pane, la pasta e il futuro
Tra le iniziative più significative c’è anche il laboratorio di panificazione, affidato al fornaio Pierberardo Lucini, che produce pane destinato al punto vendita e all’agriturismo. Un’attività destinata a crescere ulteriormente con il recupero dello storico forno a legna danneggiato dal terremoto del 2016. Un’altra collaborazione importante riguarda il pastificio agricolo Mancini di Monte San Pietrangeli, che utilizza il grano duro coltivato in fattoria per produrre rigatoni e maccheroni destinati al ristorante. “Le nostre attività principali – sottolinea Marchetti – sono la vendita diretta dei prodotti biologici e la ristorazione inclusiva, ma il vero obiettivo è offrire a ogni persona accolta in fattoria la possibilità di costruire un progetto di vita”.
Un modello di agricoltura sociale
L’esperienza di Montepacini dimostra come l’agricoltura possa diventare uno strumento potente di inclusione sociale. Non solo produzione di cibo, ma anche formazione, accoglienza e costruzione di relazioni. Per questo la fattoria sociale di Fermo viene sempre più spesso indicata come un esempio virtuoso capace di coniugare qualità alimentare, sostenibilità e solidarietà. Tra orti biologici, cucine condivise e campi coltivati insieme, Montepacini racconta una storia che parla di dignità e di futuro. Una storia che, proprio come la terra che la nutre, continua a germogliare ogni giorno.









