Sotto Roma corre la storia: con Porta Metronia e Colosseo–Fori Imperiali la Metro diventa museo e racconta l’antica Capitale
Giuseppe Botti, Roma
Roma aggiunge un nuovo capitolo alla sua storia millenaria, e lo fa sotto terra. Con l’entrata in funzione del nuovo tratto della Linea C della metropolitana, da San Giovanni fino al cuore simbolico della città, sotto via dei Fori Imperiali, la Capitale inaugura non solo un’infrastruttura strategica, ma un vero e proprio viaggio nel tempo su rotaia. Quattro chilometri di tracciato che ospitano due stazioni-museo – Porta Metronia e Colosseo–Fori Imperiali – concepite come luoghi di mobilità e insieme di cultura, dove il passaggio quotidiano dei viaggiatori si intreccia con la scoperta delle stratificazioni archeologiche emerse durante gli scavi.
(TurismoItaliaNews) Il primo viaggio ufficiale, nel pomeriggio di martedì 16 dicembre, ha sancito l’apertura della nuova tratta alla presenza del sindaco Roberto Gualtieri, della presidente del Municipio I Roma Centro Lorenza Bonaccorsi e di numerose altre autorità, segnando un momento simbolico per la città. “Connettiamo un pezzo grandissimo di Roma, dalle periferie più lontane fino al centro storico – ha sottolineato il sindaco – e allo stesso tempo regaliamo ai romani e al mondo meravigliosi luoghi di cultura”. Un’opera che diventa manifesto del “saper fare” italiano, capace di far convivere ingegneria complessa e tutela della memoria storica, trasformando la metropolitana in una porta d’accesso privilegiata alla Roma che non smette mai di riaffiorare.
La metro che racconta Roma
Roma scava, costruisce e, come spesso accade nella Capitale, riscopre se stessa. Con l’entrata in funzione del nuovo tratto della Linea C della metropolitana, da San Giovanni fino a sotto via dei Fori Imperiali, la città inaugura un’infrastruttura strategica che è anche un progetto culturale senza precedenti: due stazioni-museo distribuite lungo 4 chilometri di tracciato, pensate per valorizzare le straordinarie ricchezze archeologiche emerse durante i lavori.
L’opera è stata commissionata da Roma Metropolitane per conto di Roma Capitale e realizzata dalla società consortile Metro C, formata dal Gruppo Webuild, Vianini Lavori, Hitachi Rail, Cmb e Ccc. Un intervento complesso, sia dal punto di vista ingegneristico sia per la delicatezza del contesto storico, che segna un nuovo passo nella trasformazione del sistema di mobilità romana.
Il primo viaggio ufficiale sulla nuova tratta si è svolto alla presenza del sindaco Roberto Gualtieri e della presidente del Municipio I Roma Centro Lorenza Bonaccorsi. Un momento simbolico che sancisce l’apertura al pubblico di un collegamento destinato a cambiare la geografia degli spostamenti urbani. “Oggi connettiamo un pezzo grandissimo di Roma, dalle sue periferie più lontane fino al centro della città – ha commentato Roberto Gualtieri – e allo stesso tempo regaliamo ai romani e al mondo dei meravigliosi luoghi di cultura”. Le nuove stazioni, ha sottolineato il sindaco, rappresentano “l’orgoglio del saper fare e del saper progettare italiani”, capaci di far convivere infrastrutture moderne e una stratificazione storica unica al mondo.
Con l’ampliamento della Linea C, la metropolitana arriva oggi a 24 stazioni lungo 22 chilometri di tracciato, collegando il capolinea orientale di Monte Compatri/Pantano con Colosseo–Fori Imperiali, nel cuore del centro storico. Un asse fondamentale per unire in modo più rapido ed efficiente i quadranti sud-est e nord-ovest della città. Il valore strategico dell’intervento è stato ribadito anche dall’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè: “Dopo Termini, che unì le linee A e B, e dopo San Giovanni, che fece lo stesso con A e C, ecco Colosseo, che lega finalmente la C con la B. È un preludio di tante altre connessioni che vedremo quest’anno a Pigneto, Togliatti, Tiburtina». Una vera e propria “rivoluzione del ferro” che, ha precisato Patanè, parte dal centro ma parla alle periferie: “I nomi di queste stazioni si scrivono Porta Metronia e Colosseo, ma si leggono periferia”.
Il metodo: il “top-down archeologico”
Per affrontare le straordinarie complessità archeologiche e geologiche del sottosuolo romano, sulla Linea C è stata adottata la tecnica del “top-down archeologico”, sviluppata appositamente per le stazioni del centro storico. Il metodo prevede la realizzazione progressiva dei solai durante lo scavo dall’alto verso il basso, garantendo stabilità strutturale e permettendo allo stesso tempo la continuità delle indagini archeologiche. Una soluzione che ha reso possibile la coesistenza tra cantieri moderni e scoperte millenarie, applicata anche alle nuove stazioni di Porta Metronia e Colosseo–Fori Imperiali.
Porta Metronia, tra mura e memoria
La stazione Porta Metronia sorge in piazzale Ipponio, accanto alle Mura Aureliane, in un’area di altissimo valore storico. Lo scavo ha raggiunto una profondità di 30 metri e la stazione si articola su cinque livelli interrati. Il progetto architettonico prevede due accessi e un atrio musealizzato, dove serigrafie e pannelli raccontano la storia del sito e i reperti emersi durante i lavori. Il museo interno, la cui apertura è prevista per febbraio, comprende una caserma romana della prima metà del II secolo d.C., la Domus del Comandante e la casa del centurione. Per il momento il sito non è ancora accessibile al pubblico, ma si candida a diventare uno dei nuovi poli culturali sotterranei della città.
Colosseo–Fori Imperiali, la metro ai piedi dell’antica Roma
Ancora più suggestiva la stazione Colosseo–Fori Imperiali, collocata lungo via dei Fori Imperiali, tra il Colosseo e la Basilica di Massenzio. Qui la metropolitana dialoga direttamente con il cuore monumentale di Roma. La stazione si sviluppa su quattro livelli interrati, con una larghezza che arriva fino a 50 metri e una profondità massima di 32 metri. L’archeo-stazione ospita un vero e proprio percorso museale, curato e finanziato dal Parco archeologico del Colosseo e sviluppato con la partecipazione della Sapienza Università di Roma – Dipartimento di Architettura e Progetto. Un racconto continuo che accompagna i passeggeri dall’ingresso fino alle banchine, trasformando l’attesa del treno in un’esperienza culturale. Fondamentale anche l’impatto funzionale: il collegamento diretto con la stazione Colosseo della Linea B rafforza l’intermodalità nel nodo più simbolico della città.
Domus, terme e reperti: Roma riaffiora
Gli scavi per la nuova fermata hanno riportato alla luce interi quartieri di età repubblicana, sepolti da Nerone per la costruzione della Domus Aurea. Case perfettamente conservate, risalenti al II e I secolo a.C., e le terme private di una delle domus – probabilmente appartenente a un cittadino romano abbiente – sono oggi al centro della stazione, circondate dai numerosi reperti rinvenuti. “Lo scavo è stato fatto per il pozzo della metro C” ha spiegato Francesca Gherardi, funzionario restauratore del Parco archeologico del Colosseo. Le strutture sono state rimosse, restaurate e poi ricollocate all’interno della nuova archeo-fermata. “Non sono esattamente nel punto originario – precisa – che era una zona residenziale tra le pendici del Colle Oppio e la Velia”. L’allestimento museale espone materiali votivi, piccoli oggetti e statuine rinvenuti nella colmata neroniana. Tra questi spicca una matrice per riprodurre l’immagine di Eracle, che le archeologhe hanno reinterpretato in una serie fucsia, ironicamente definita “molto pop”.
Uno sguardo al futuro
Lo sguardo è già rivolto oltre. Sulla successiva tratta della Linea C, da piazza Venezia a Piazzale Clodio, Marco Cervone, direttore Costruzioni della tratta T3 per le imprese guidate da Webuild, ha annunciato che «a fine gennaio è prevista la consegna delle aree della tratta successiva». Quattro nuove fermate – Chiesa Nuova, Mazzini, Clodio – per un progetto che guarda lontano: dieci anni per la sola stazione Venezia, undici per completare l’intero segmento. Roma, ancora una volta, dimostra che ogni opera pubblica è anche un incontro con la sua storia. E che, oggi più che mai, prendere la metro significa attraversare duemila anni di civiltà.





