L’Aquila e la forza della cultura: dal sisma al futuro, un anno da Capitale italiana della Cultura
Giuseppe Botti, L’Aquila
L’Aquila apre ufficialmente il suo anno da Capitale italiana della Cultura 2026 e lo fa con una cerimonia solenne che assume il valore di un passaggio storico. All’Auditorium della Guardia di Finanza, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, delle istituzioni nazionali e locali e di una comunità chiamata a riconoscersi in un progetto condiviso, la città abruzzese si è presentata al Paese come simbolo di resilienza, visione e rinascita. Un riconoscimento che non celebra solo il patrimonio culturale, ma un percorso collettivo iniziato dopo “l’immane tragedia del terremoto del 2009” e ancora in corso, tra ricostruzione fisica e rilancio sociale.
Nel suo intervento, il Capo dello Stato ha sottolineato come la sfida affrontata dall’Aquila sia stata “ardua” ma segnata da “successo”, ricordando la capacità della comunità di reagire e mobilitare energie in uno dei momenti più difficili della sua storia. “Essere Capitale della Cultura – ha affermato Mattarella – sarà un prezioso contributo a questa impresa di successo della comunità aquilana, un’impresa che prosegue verso il futuro e che appartiene all’Aquila, ai suoi cittadini e che sta a cuore a tutta l’Italia”. Un passaggio che lega il riconoscimento culturale a una dimensione profondamente civica, in cui memoria e progettualità si intrecciano.
Il presidente della Repubblica ha poi richiamato il valore universale della cultura in un contesto internazionale complesso: “L’immenso valore della cultura risalta ancor di più in questo periodo storico che ci porta molteplici motivi di preoccupazione, dove strategie predatorie sono riapparse con il loro carico di morte e devastazione. La cultura è strumento principe di dialogo e quindi di pace”. Un concetto ribadito con forza: “Investire in cultura vuol dire investire nella comunità, vuol dire investire in democrazia”. Parole che hanno dato alla cerimonia un respiro che va oltre i confini cittadini, collocando L’Aquila al centro di una riflessione nazionale e internazionale.
La rinascita dell'Aquila è descritta come "respiro della fede", forza rigeneratrice e progetto rivolto alle nuove generazione. Nell'intervento di avvio in occasione della cerimonia, il sindaco dell'Aquila Pierluigi Biondi ha dedicato in primis un invito particolare ai giovani: "Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro", richiamando le parole pronunciate dal presidente della Repubblica nel saluto di fine anno. I ragazzi vengono indicati tra i protagonisti della ripartenza della città, molti dei quali hanno scelto di tornare per studiare, lavorare e mettere su famiglia. Un mondo, si sottolinea, fatto non solo di social, ma di sentimenti e sogni. Il riferimento alla serie “Stranger Things”, seguita nella notte di Capodanno, diventa metafora di un'infanzia interrotta come quella vissuta dagli adolescenti del cratere 2009 e del loro "Io ci credo" trasformato in messaggio collettivo. La cultura è definita il perno della ricostruzione: autenticità, memoria, fondamenta e sviluppo. Un modello che guarda anche alle aree interne dell'Appennino, con il coinvolgimento di Rieti nel progetto 2026 per valorizzare legami storici del Centro Italia. Nel testo trovano spazio le citazioni di Ignazio Silone ("l'arte è un fiore selvaggio, ama la libertà") e di Lev Tolstoj per ribadire che dove "c'è guerra non può esserci cultura". Viene ricordata la tradizione aquilana del dopoguerra e il ruolo de "li boni homini de Aquila", mentre l'attenzione si sposta sulle sfide attuali: il peso delle Big Tech, il rapporto tra umanesimo e scienza richiamato da Leonardo Sinisgalli, la necessità di un salto europeo nell'innovazione.
L’impianto artistico dell’inaugurazione, curato dal maestro Leonardo De Amicis, è stato concepito come una narrazione corale, capace di fondere musica, parole e immagini in un unico racconto identitario. “Non una semplice celebrazione – ha spiegato De Amicis – ma un atto fondativo, un impegno condiviso verso una nuova stagione culturale”. Un affresco simbolico che ha restituito il senso profondo di un anno chiamato a lasciare un’eredità duratura.
Alla cerimonia è intervenuto anche il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, che ha rimarcato come il titolo non sia frutto del caso: “Il prestigioso riconoscimento di Capitale italiana della Cultura 2026 non è arrivato per caso, perché L’Aquila ha scelto consapevolmente e in maniera lungimirante di investire sulla cultura, sulla ricerca scientifica e sull’innovazione tecnologica per ricostruire il proprio futuro e darsi una prospettiva”. Marsilio ha ricordato il ruolo strategico di realtà come il Gran Sasso Science Institute, i laboratori di fisica nucleare, il comparto farmaceutico e la difesa dell’Ateneo e delle scuole, riaperte pochi mesi dopo il sisma. “Questo grande investimento sulla cultura – ha concluso – oggi è ripagato e ci consente di mostrare all’Italia e al mondo questo grande percorso”. Lo sguardo si allarga infine all’intero territorio regionale, come ha sottolineato l’assessore alla Cultura Roberto Santangelo: “Si tratta di un grande successo per tutto l’Abruzzo. Siamo solo all’inizio di un cammino che vedrà oltre 300 eventi animare il territorio dell’Aquila e non solo”. Una Capitale “di mille campanili”, capace di dialogare con la provincia, la Regione e con la vicina Rieti, fino a proporsi come “capitale degli Appennini”.
L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 si presenta così non come un titolo da esibire, ma come un processo vivo, partecipato, che chiama la cultura a essere motore di convivenza, incontro e pace. Un anno che parla al futuro, partendo da una storia che l’Italia intera riconosce come propria.
La scheda
L’Aquila è una città che ha fatto grandi progressi nella ricostruzione fisica, sociale ed economica, ridando forma al suo patrimonio costruito e accumulando un eccezionale capitale di esperienza e competenza su come rispondere con efficacia a un grande shock psicologico, sociale, ambientale ed economico quale il sisma del 2009. “L’Aquila e il suo territorio” è una configurazione spaziale unica proprio per il rapporto stretto e reciproco che caratterizza la città non solo rispetto ai 56 comuni del cratere del sisma 2009 ma in senso più ampio come città rappresentativa di un’area interna e montana i cui caratteri sono definiti, valorizzati e resi significativi proprio dalla fitta rete di relazioni che ne caratterizza la storia e la geografia, connettendo realtà, risorse, capacità e interessi che spesso fanno fatica ad essere adeguatamente considerati nel dibattito nazionale e nell’agenda delle politiche territoriali.
In tal senso, la “Carta dell’Aquila” costituisce un importante punto di riferimento quale proposta originale che dall’Aquila è partita – il Manifesto delle Città delle Aree Interne – per valorizzare il ruolo propulsivo a favore delle aree interne e periferiche della nostra Nazione che tali città, proprio per le peculiari connessioni che hanno con il rispettivo territorio, e per il ruolo di laboratori fondamentali per la futura sostenibilità socio-ambientale del nostro Paese, possono esercitare attraverso una progettualità congiunta e la condivisione delle esperienze comuni.








