In Bolivia per il Salar de Uyuni, il più grande deserto salato d’alta quota, e i resti della “Città di Dio”, più antica degli Inca

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Tra le nuvole in Bolivia un itinerario per grandi viaggiatori nella sugggestiva e spettacolare atmosfera del Salar de Uyuni, il più grande deserto salato d’alta quota (3.600 metri), autentica meraviglia naturale del mondo, nell’altopiano andino meridionale. Una distesa dall’aspetto lunare di un bianco abbagliante (grande tre volte la Valle d’Aosta), creato dall’evaporazione millenaria di enormi blocchi di sale esagonali formati da cristalli di sodio che si distendono a perdita d’occhio. E poi, ai margini del maestoso lago Titicaca, ad oltre 3.800 metri di altitudine, c'è Tiwanaku, uno dei siti archeologici più enigmatici e affascinanti del continente sudamericano.

 

(TurismoItaliaNews) Tutt’intorno formazioni rocciose levigate dai venti, sperdute lagune con al centro fenicotteri, cime di vulcani e vette della Cordigliera. Al centro del Salar c'è l’Isola Incahuasi, un grande scoglio in mezzo ad un grande mare di sale ricoperto da cactus giganteschi. Altre tappe del viaggio sono Sucre e Potosi, città dal passato coloniale, famose ai tempi dell’estrazione dell’argento; la Laguna Colorada, dall’incredibile contrasto tra il color rosso delle acque e il bianco del terreno circostante; e la capitale La Paz (city tour).

In Bolivia per il Salar de Uyuni, il più grande deserto salato d’alta quota, e i resti della “Città di Dio”, più antica degli Inca

In Bolivia per il Salar de Uyuni, il più grande deserto salato d’alta quota, e i resti della “Città di Dio”, più antica degli Inca

Spettacolare finale – fuori dai soliti circuiti - a Tiwanaku, sulla sponda sud orientale del lago Titicaca, per ammirare il misterioso sito archeologico delle “Città di Dio”, culla di una delle più importanti civiltà andine e dell’intero sud America, anteriore a quella Inca di almeno sei secoli, non ancora del tutto portata alla luce. Visibili le rovine del grande centro cerimoniale, alte steli, statue con strane e scoscosciute incisioni, la Puerta del Sol e gli imponenti pilastri dell’antico tempio Kalasasia. Ai margini del maestoso lago Titicaca, a oltre 3.800 metri di altitudine, Tiwanaku è uno dei siti archeologici più enigmatici e affascinanti del continente sudamericano. Questa antica capitale, che dà il nome all’omonima civiltà precolombiana, domina l’altopiano boliviano a 72 chilometri da La Paz e si colloca al crocevia tra le attuali Bolivia, Perù e Cile. È qui che la storia delle Ande centrali prende forma, in un intreccio di potere politico, spiritualità e ingegneria monumentale che ancora oggi lascia senza fiato.

Secondo recenti indagini condotte con droni e immagini satellitari, Tiwanaku rivela dimensioni sorprendenti: l’area urbana e cerimoniale si estende per una superficie almeno doppia rispetto a quella conosciuta fino a pochi anni fa. Le nuove scoperte confermano quanto gli studiosi sospettano da tempo — la città non è soltanto un centro cerimoniale, ma un vero e proprio cuore politico e religioso che irradia la sua influenza su un vastissimo territorio. La civiltà tiwanakota nasce intorno al 200 a.C. come piccolo insediamento e si espande progressivamente fino a diventare, tra il IV e il VI secolo, una delle potenze regionali più importanti del sud delle Ande. Nel suo apogeo, la città copre sei chilometri quadrati e ospita fino a 40.000 abitanti, una cifra eccezionale per l’epoca e per le condizioni ambientali dell’altopiano. Tiwanaku condivide tratti culturali e artistici con la contemporanea civiltà Huari, situata più a nord, ma i contatti tra i due imperi si limitano a un breve periodo di circa cinquant’anni, segnato da tensioni e dispute per il controllo di una miniera di confine.

Le vestigia monumentali della città raccontano la grandezza di un popolo che costruisce con precisione quasi matematica: enormi monoliti di pietra andesite, alcuni del peso di dieci tonnellate, testimoniano una conoscenza avanzata dell’architettura e dell’ingegneria. Il simbolo più celebre di Tiwanaku è la Porta del Sole, un’imponente struttura monolitica incisa con raffinatezza millimetrica. Al centro del rilievo spicca il “dio dei bastoni”, figura solare armata di scettri a forma di serpente, circondata da quarantotto entità alate — trentadue con volto umano e sedici con testa di condor — che scandiscono un ritmo simbolico e forse astronomico.

Il posizionamento della Porta del Sole non è casuale: durante l’equinozio di primavera, il sole sorge esattamente al centro del vano, confermando la profonda conoscenza astronomica dei tiwanakoti. Alcuni studiosi ipotizzano che le figure scolpite rappresentino un calendario sacro o un sistema di osservazione del tempo legato ai cicli agricoli e religiosi. Nonostante la sua potenza e la sua influenza, la civiltà di Tiwanaku attraversa una lenta crisi attorno al X secolo. Le cause restano oggetto di dibattito: invasioni provenienti dal sud o un progressivo declino spirituale che minano la coesione della società. Attorno all’anno 1100 il grande centro cerimoniale viene abbandonato, ma la regione continua a essere abitata e la sua eredità culturale ispira i sette regni aymara, che successivamente vengono conquistati dagli Inca e integrati nel Tahuantinsuyo, l’Impero del Sole.

Oggi Tiwanaku non è solo un sito archeologico, ma un ponte tra passato e presente. Le sue pietre raccontano un’umanità capace di erigere meraviglie con mezzi limitati, ma con una visione cosmica e spirituale straordinaria. Ogni rilievo, ogni blocco perfettamente incastrato continua a parlare di una civiltà che non conosce la scrittura, ma lascia un linguaggio di pietra capace di attraversare i millenni.

In Bolivia per il Salar de Uyuni, il più grande deserto salato d’alta quota, e i resti della “Città di Dio”, più antica degli Inca

In Bolivia per il Salar de Uyuni, il più grande deserto salato d’alta quota, e i resti della “Città di Dio”, più antica degli Inca

 

foto Visit Bolivia

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