L’estate dei 24 milioni che restano a casa: la vacanza diventa un lusso per quasi un italiano su due

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Federalberghi e Tecnè fotografano un Paese diviso tra chi parte e chi rinuncia: ad agosto saranno in vacanza 17,5 milioni di italiani, ma per il 52,8% di chi resta pesano soprattutto le condizioni economiche familiari

 

di Giuseppe Botti, Roma

L’estate italiana viaggia a due velocità. Da una parte alberghi, spiagge, montagne e città d’arte pronti ad accogliere milioni di vacanzieri; dall’altra una platea enorme e decisamente meno visibile, composta da 24,2 milioni di persone che trascorreranno il periodo estivo senza partire. Quasi un adulto su due, il 48,5%, non farà infatti alcuna vacanza durante l’estate, delineando un fenomeno che va ben oltre le scelte personali e assume una marcata dimensione economica e sociale.

 

(TurismoItaliaNews) A fotografare questa Italia divisa tra valigie pronte e ferie trascorse a casa è la ricerca realizzata da Tecnè per Federalberghi. I numeri confermano comunque una consistente propensione al viaggio: 17,5 milioni di italiani saranno in vacanza ad agosto, mentre altri 4,7 milioni partiranno a settembre. Ma è proprio osservando chi rimane fermo che emerge uno degli aspetti più significativi della stagione turistica. Sono i cosiddetti “stay-cationisti”, termine derivato dall’inglese staycation, nato dalla fusione di stay, restare, e vacation, vacanza. Dietro questa definizione, apparentemente leggera, si nasconde però una realtà molto più complessa: per una parte consistente degli italiani restare a casa non rappresenta una preferenza, ma una scelta obbligata.

L’estate dei 24 milioni che restano a casa: la vacanza diventa un lusso per quasi un italiano su due

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Il bilancio familiare frena le partenze

Il principale ostacolo è infatti rappresentato dalla situazione economica familiare, indicata dal 52,8% degli intervistati che rinunciano alle vacanze. Un dato che colloca nettamente il reddito e la capacità di spesa al primo posto tra le ragioni della mancata partenza. Seguono le difficoltà organizzative in famiglia, segnalate dal 25,7%, e i motivi di salute, che interessano il 24,5%. L’aumento dei prezzi viene indicato dall’11,2% degli intervistati, mentre il 10,4% deve fare i conti con gli impegni lavorativi. Esiste poi una quota del 6,6% che non rinuncia completamente al viaggio, ma sceglie di rinviarlo a un altro periodo dell’anno.

La fotografia tracciata dall’indagine Federalberghi - Tecnè restituisce così un’estate nella quale il turismo continua a coinvolgere milioni di persone, ma lascia contemporaneamente emergere una fascia molto ampia della popolazione per la quale partire è diventato difficile. Dietro i 24,2 milioni di stay-cationisti non si nasconde soltanto un diverso modo di trascorrere le ferie: prende forma una questione sociale che interroga il potere d’acquisto delle famiglie e la possibilità stessa di accedere alla vacanza. Quello che per decenni è stato un appuntamento fisso del calendario, torna a essere percepito da molti come una spesa su cui si è costretti a fare economia. Colpisce inoltre il divario generazionale: i primi a rinunciare alla vacanza sono le persone più anziane (over 65) e i pensionati, categorie in cui la percentuale di chi resta a casa per tutta l’estate sale fino al 67%.

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Come si vive l'estate senza partire

Chi resta a casa non rinuncia al desiderio di staccare dalla routine, ma lo fa reinventando l'idea stessa di riposo estivo, muovendosi lungo tre direttrici principali: restare in forma, coltivare le relazioni sociali e godersi eventi culturali. Una passeggiata o un bagno in piscina, una serata con gli amici, un concerto diventano così piccoli sostituti della vacanza classica, segno che il bisogno di svago e socialità non scompare, ma si adatta alle possibilità reali di ciascuno.

Tenersi in forma

L'attività più gettonata resta la classica passeggiata, scelta dal 33,8% di coloro che hanno risposto al sondaggio. Inoltre, per combattere il caldo, il 22,1% cercherà refrigerio in acqua: tra questi, il 12,4% farà il bagno in mare, lago, fiume o piscina, mentre il 9,7% si limiterà a godersi l'ambiente acquatico senza immergersi.

Consolidare le relazioni sociali

Non mancano le occasioni di socialità: serate con gli amici (21,7%), visite a parenti (9,8%), aperitivi (9,2%), serate in discoteca (6,0%) e pranzi o cene al ristorante (4,4%) saranno i modi scelti per rafforzare i legami affettivi durante l'estate.

Dilettarsi con eventi culturali

Una quota del tempo libero estivo sarà dedicata anche alla cultura: il 10,5% parteciperà a spettacoli musicali, mentre il 5,3% si dedicherà a eventi tradizionali e folkloristici.

L’estate dei 24 milioni che restano a casa: la vacanza diventa un lusso per quasi un italiano su due

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Cosa fare per invertire la tendenza

Lo strumento più efficace per sostenere il diritto alle vacanze è probabilmente il welfare aziendale, sempre più diffuso nelle imprese di tutti i settori. Questa leva potrebbe essere utilizzata elevando le soglie di esenzione dai contributi e dalle tasse dei cosiddetti fringe benefit (attualmente pari a 1.000 euro per tutti i dipendenti e a 2.000 euro per i lavoratori con figli a carico) oppure creando una soglia ad hoc, come già avviene per i buoni pasto. Un ulteriore aiuto può venire dalle imprese del settore turismo, che sono pronte a fare la propria parte, applicando tariffe agevolate nei mesi di giugno e di settembre e, più in generale, durante i periodi di bassa stagione.

Per coloro che non hanno un reddito da lavoro dipendente, inclusi i pensionati, e, più in generale, per tutte le persone a rischio di esclusione, si potrebbe attivare un sistema di buoni vacanze erogati in base al reddito e spendibili in strutture ricettive convenzionate. Si tratta di un modello utilizzato con successo in altri paesi europei, tra cui Francia e Spagna. Un’interessante sperimentazione è stata realizzata anche in Italia, a cura dell’associazione no-profit Buoni Vacanze Italia” (Bvi), con il finanziamento del Ministero del Turismo e il supporto tecnico di Intesa Sanpaolo e Accor. L’associazione fu costituita nel 2005 da Federalberghi e Fitus (federazione del turismo sociale) e successivamente aderirono anche altre organizzazioni imprenditoriali.

 

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