Quattro cluster per fare del Lazio l’emblema del turismo sostenibile e di qualità, fra mare, monti e borghi

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Giovanni Bosi, Roma

Quattro cluster strategici per il consolidamento del turismo nel Lazio. Un consolidamento di un’offerta variegata e a tutto campo, che guarda però all’innovazione e al nuovo modo di essere viaggiatori, soprattutto dopo i tempi del Covid. Così le punte di diamante diventano esperienze, eventi, cammini e benessere, che tradotti in concreto guardano al turismo culturale e identitario, all’outdoor, a salute, enogastronomia e turismo rurale. La sfida è aperta.

 

(TurismoItaliaNews) Una regione che è un’eterna scoperta recita il claim del Lazio. E in effetti è così se si dà un’occhiata a quanto questo territorio, fra mari e monti, può offrire. A diventare protagonisti in un’offerta mirata saranno gli ambiti territoriali e le relative imprese delle filiere dei diversi prodotti turistici: la Tuscia e Maremma laziale, il litorale, la Valle del Tevere, la Sabina e i Monti Reatini, la Valle dell’Aniene e i Monti Simbruini, i Castelli Romani, i Monti Lepini e la Piana Pontina, la Ciociaria e, ultima ma non ultima, Roma. La road map è tracciata dal nuovo Piano turistico triennale, strumento cardine per la programmazione del settore turistico della Regione Lazio, il cui fine è quello di fornire una cornice armonica e condivisa sul tema, in cui gli operatori, le amministrazioni e le tante realtà che lavorano nel comparto possano muoversi autonomamente ma condividendo strategie, obiettivi e linee guida.

Antrodoco, la Chiesa di Santa Maria Extra Menia

Capodimonte, Rocca Farnese

Viterbo Sotterranea

La parola d’ordine, ora più che mai, diventa sostenibilità, ovvero il turismo sostenibile e di qualità come strumento di benessere economico e sociale per la regione. La crescente attenzione per il tema e per gli impatti sociali del turismo invita a guardare a questo settore con un approccio diverso, più moderno e aderente a una nuova visione, si argomenta nel Piano, basata sempre di più su una maggiore sensibilità e su una rinnovata coscienza ambientale, propria della domanda turistica. Nell’attuale contesto storico ed economico, difatti, la sostenibilità rappresenta una strategia di sviluppo fondamentale, ha l’obiettivo di tutelare il patrimonio umano, artistico, ambientale e culturale dei territori in cui viviamo. “È uno strumento che se utilizzato al meglio può diventare il vero motore dell’economia della regione, ed è per questo che rappresenta un principio trasversale al Piano turistico triennale e alle strategie di sviluppo e di crescita del Lazio” chiosa la Regione.

Ma chi sono i turisti del Lazio? Gli Usa, con 3,4 milioni di presenze, sono il primo mercato di origine estero per la regione. Sul podio, a seguire, la Germania con oltre 1,6 milioni di presenze e Regno Unito 1,4 milioni di presenze. Fatta eccezione per i Paesi Bassi, i principali mercati del Lazio rispecchiano quelli consolidati dei flussi internazionali verso l’Italia, seppur con posizioni differenti. Un’importante capacità di penetrazione sui mercati asiatici caratterizza la Top 10 dei Paesi di provenienza del Lazio, con - al sesto posto - i flussi dalla Cina (circa 1,3 milioni di presenze) e dalla Corea del Sud (oltre 676 mila pernottamenti). Seguono gli altri mercati long-haul di Australia, Brasile e Russia, tutti con oltre mezzo milione di presenze nel 2017. I movimenti italiani registrano il 23,2% di flussi interni alla regione, circa 3 milioni di presenze, che superano anche i flussi campani (1,8 milioni) e lombardi (1,7 milioni), raggruppando sul podio i grandi viaggiatori italiani.

Il Circeo

Bagnaia, Villa Lante

Lago di Bolsena, l'Isola Bisentina

L’analisi dell’offerta turistica del Lazio, che analizza la distribuzione di imprese turistiche ed addetti per singolo ambito territoriale di riferimento, rende evidente così la disomogeneità di sviluppo economico sul territorio che vede da una parte Roma, considerata un ambito a sé, che racchiude da sola oltre la metà delle imprese turistiche (58,9%) e degli addetti al turismo (63,7%) sul totale del Lazio; dall’altra le altre aree territoriali che presentano un netto distacco, non solo logicamente rispetto a Roma, ma anche tra di esse, con percentuali alte da un lato (ad esempio, il Litorale del Lazio ha il 14,1% di imprese ed il 17,6% di addetti) ed estremamente basse dall’altro (la Sabina ed i Monti Reatini hanno rispettivamente 1,7% e 1%).

Un’offerta che spazia dai Cammini e turismo outdoor al turismo balneare, costiero e sportivo; dai luoghi delle meraviglie all’enogastronomia e al benessere. Con un focus particolare: il mare. Le zone costiere del Lazio, così ricche di luoghi straordinari, di natura e borghi, di città e isole, rivestono un’importanza strategica per lo sviluppo dell’intero territorio regionale, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche per l’aspetto sociale ed economico. Nelle valutazioni di tipo economico riguardanti il Lazio, infatti, non si può prescindere da quel sistema produttivo che dipende dalla natura e dai suoi prodotti, dalle risorse e dalle sue bellezze. Tra queste c’è certamente il Tirreno, una delle espressioni più intense e vaste della natura, che rappresenta un fattore strategico per molte attività economiche. La forza dell’elemento marino non è rintracciabile solo nel paesaggio, ma è fortemente incardinata nell’economia, nella storia e nelle culture locali, e influenza notevolmente la vita delle comunità coinvolte. E su questo incide anche la destagionalizzazione, tanto che al fine di proporre un’offerta turistica sui litorali che vada oltre la stagione balneare, i Comuni potranno autorizzare l’utilizzo delle strutture di facile rimozione (cabine, bungalow, capanne) durante l’arco di tutto l’anno. Non da meno la valorizzazione del territorio montano.

Civita di Bagnoregio

Canino

Il Castello di Santa Severa

In questo contesto generale, il Piano triennale sviluppa i prodotti turistici suddivisi in funzione degli ambiti territoriali scelti. Una suddivisione in aree che si basa essenzialmente su aspetti geografici, morfologici, storico-culturali e ambientali ed è rivolta principalmente a costruire e caratterizzare una identità turistica riconoscibile delle varie porzioni di territorio laziale (all’interno delle quali sono talvolta individuabili alcune sub-aree o realtà aggregative già operative: ad esempio Aree Interne, Gal, Dmo, consorzi...) e delle relative destinazioni.  

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