Santarcangelo di Romagna, il borgo che custodisce i suoi misteri: tra itinerari sotterranei, leggende e sapori da raccontare

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Un viaggio insolito alla scoperta di storie, curiosità e tradizioni che rendono unico il “portale della Valmarecchia”

di Giovanni Bosi, Sant’Arcangelo di Romagna / Emilia-Romagna

La cornice è la Romagna, a due passi dalla Riviera Adriatica, dove anche l’entroterra è protagonista con le sue attrazioni. Un borgo in particolare sfodera tutto il fascino del Medioevo, con antiche leggende, misteriosi labirinti sotterranei e tradizioni che continuano a vivere nella quotidianità. È Santarcangelo di Romagna, sul colle di Giove lungo la storica Via Emilia, a pochi chilometri da Rimini e Cesena. Siamo andati a vederlo.

(TurismoItaliaNews) Considerata la porta d'accesso alla Valmarecchia, questa Città d'Arte conquista chi la visita con un equilibrio raro: da una parte il vivace centro storico fatto di botteghe, piazze e ristoranti, dall'altra un intreccio di vicoli silenziosi, scorci medievali e racconti tramandati di generazione in generazione. Il modo migliore per scoprirla è senza fretta, passeggiando a piedi. Le vie dello shopping lasciano gradualmente spazio alle strette contrade del Paese Vecchio, come i santarcangiolesi chiamano ancora oggi il nucleo medievale. Qui il tempo sembra rallentare, tra antichi palazzi, case in pietra, piazzette raccolte e angoli che conservano intatta l'atmosfera di un borgo fortificato.

Santarcangelo di Romagna, il borgo che custodisce i suoi misteri: tra itinerari sotterranei, leggende e sapori da raccontare

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Le origini di Santarcangelo risalgono addirittura all'epoca romana, quando il primo insediamento, noto come Pagus Acerbolanus, si sviluppò intorno all'antica Pieve. Ma è il Medioevo ad averle regalato il volto che ancora oggi la distingue: il profilo del colle di Giove, la cinta urbana e un patrimonio architettonico che le è valso il riconoscimento di Città d’Arte.

Il mistero della città nascosta

Se la superficie racconta secoli di storia, il sottosuolo custodisce il capitolo più enigmatico. Sotto il colle di Giove si sviluppa infatti una vera e propria città sotterranea composta da circa 160 ipogei scavati nella roccia arenaria, un intricato sistema di cunicoli, pozzi, gallerie e sale circolari che continua ancora oggi ad affascinare studiosi e visitatori.

Le monumentali grotte Amati e Contradina, collegate tra loro, rappresentano il cuore di questo labirinto. Sulla loro origine, però, non esiste ancora una risposta definitiva. C'è chi le ritiene antiche cantine per la conservazione del vino, chi ipotizza luoghi di culto paleocristiani o basilichette dei monaci basiliani, mentre altre interpretazioni le collegano al culto di San Michele. Durante la Seconda guerra mondiale, queste cavità divennero invece un rifugio per la popolazione, aggiungendo un ulteriore capitolo alla loro lunga storia. Le visite guidate permettono di immergersi in un ambiente sospeso tra realtà e leggenda, dove ogni galleria sembra custodire un segreto ancora irrisolto.

Santarcangelo di Romagna, il borgo che custodisce i suoi misteri: tra itinerari sotterranei, leggende e sapori da raccontare

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Il tunnel segreto dei Malatesta

Tra i racconti più suggestivi spicca quello legato alla famiglia Malatesta. Secondo un'antica tradizione popolare, sotto Santarcangelo esisterebbe un passaggio sotterraneo capace di collegare il borgo alla Pieve, distante circa un chilometro, consentendo ai signori della città di fuggire in caso di assedio. La leggenda vuole addirittura che Sigismondo Malatesta percorresse questo lungo tunnel a cavallo in pochi minuti. Nessuno, però, ha mai trovato prove definitive della sua esistenza. È uno di quei misteri che continuano ad alimentare il fascino del borgo, lasciando spazio all'immaginazione.

La leggenda che avrebbe dato il nome al Sangiovese

A Santarcangelo anche il vino si intreccia con il racconto popolare. Secondo una leggenda tramandata da secoli, sarebbero stati proprio i frati francescani del convento locale a battezzare il celebre Sangiovese di Romagna. Durante un banchetto in onore di un ospite illustre, il vino rosso servito suscitò tanta ammirazione da spingere il commensale a chiederne il nome. Colto di sorpresa, uno dei frati avrebbe esclamato "Sanguis Jovis”, cioè "Sangue di Giove”, ispirandosi sia al colore intenso del vino sia al colle su cui sorge Santarcangelo. Con il tempo, le due parole si sarebbero fuse fino a diventare “Sangiovese”. Pur rimanendo una leggenda, questa tradizione è stata rafforzata dagli studi del glottologo Friedrich Schürr, che individuò proprio nel Colle Giove una possibile origine etimologica del nome del vitigno. Un'ipotesi cara ai santarcangiolesi, che ancora oggi raccontano questa storia con orgoglio.

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La cipolla che vale un presidio Slow Food

L'identità di Santarcangelo passa anche dalla tavola. Il simbolo gastronomico del territorio è la Cipolla dell'Acqua, conosciuta in dialetto come zvòla da aqua. Bionda, precoce, straordinariamente dolce e capace di raggiungere persino un chilogrammo di peso, deve il suo nome ai fossi alimentati dal fiume Marecchia che un tempo irrigavano gli orti. Oggi questa varietà è riconosciuta come Presidio Slow Food e continua a essere coltivata esclusivamente a Santarcangelo e nei comuni vicini, senza l'impiego di diserbanti chimici. Non a caso gli abitanti del borgo vengono ancora soprannominati "i cipolloni", un appellativo che racconta il profondo legame tra la comunità e il suo prodotto più identitario. Del resto, Santarcangelo è CittàSlow, dunque città del buon vivere. E qui dalla pasta fatta ancora con il mattarello alla piadina, fino ai passatelli in brodo, a tavola c’è di che degustare…

Tra arte, tradizioni e grandi nomi

Passeggiando nel centro storico si incontrano alcuni dei simboli della città, a partire dall'Arco Ganganelli, costruito nel 1777 in onore di Papa Clemente XIV, fino alla Torre del Campanone, alla Porta Cervese, alla Pieve di San Michele e allo Sferisterio. A raccontare la storia del territorio contribuiscono il Museo Storico Archeologico Musas e il Met, dedicato agli usi e ai costumi della gente di Romagna. Santarcangelo è inoltre la città natale di figure che hanno lasciato un segno nella cultura italiana, come il pittore Guido Cagnacci, lo sceneggiatore Tonino Guerra, gli scrittori Raffaello Baldini e Nino Pedretti, oltre a Fabio De Luigi e Daniele Luttazzi.

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Le tradizioni artigiane continuano invece a vivere nella storica Stamperia Marchi, dove è ancora in funzione un imponente mangano del Seicento, considerato unico al mondo per dimensioni e peso e ancora utilizzato per realizzare le celebri stampe a ruggine. Infine, la cucina completa il viaggio. Tagliatelle tirate a mano, pasta fresca, ricette della tradizione e calici di Sangiovese accompagnano una cultura dell'ospitalità che in Romagna è quasi un rito.

È proprio questa miscela di storia, mistero, sapori e autenticità a rendere Santarcangelo di Romagna un borgo diverso da tutti gli altri: un luogo dove ogni vicolo sembra custodire un racconto e ogni leggenda continua, ancora oggi, a far parte dell'identità della comunità.

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