Woodstock non è mai finito, quando l’utopia divenne realtà: a 50 anni di distanza Luca Pollini racconta il mito dell’evento

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Giovanni Bosi, Milano

Cinquanta anni fa l’evento che è passato alla storia perché simbolo di un’intera generazione. Un evento che a distanza di tanto tempo, continua ad essere più vivo che mai. Almeno musicalmente. A ripercorrere origine e storia di Woodstock, il festival che si svolse a Bethel, piccola città rurale nello stato di New York, dal 15 al 18 agosto del 1969, è il giornalista e scrittore Lca Pollini con il suo ultimo libro “Woodstock non è mai finito. Agosto 1969: quando l’utopia divenne realtà”. Perché la sua musica continua a circolare, a farsi ascoltare, a farsi amare da generazioni sempre nuove. Tra storie, documenti, leggende e aneddoti il libro racconta l’impatto che il Festival ha avuto nella storia del rock e non solo.

 

(TurismoItaliaNews) Ufficialmente doveva essere la Fiera della Musica e delle Arti di Woodstock, ma di fatto è universalmente conosciuto come Festival di Woodstock, svoltosi all’apice della diffusione della cultura hippie e a cui ci si riferisce come la “tre giorni di pace e musica rock”. E tuttavia “è un evento di cui se ne parla sempre poco, troppo poco  - commenta Luca Pollini - cos’è stato realmente Woodstock andrebbe raccontato nelle scuole, fatto vedere ai ragazzi. Bisognerebbe spiegare cosa è accaduto in quei tre giorni; cioè, come sia stato possibile che l’utopia, l’impossibile, diventasse incredibilmente realtà; come sia stato possibile che un sogno – quello di un mondo diverso, libero, pacifico, solidale – si realizzasse e, anche se per poche ore, si mettesse in pratica”.
Il libro di Pollini, edito da Elemento115, è arricchito da un intervento di Franco Bolelli e dalla prefazione di Dario Salvatori.

“Cosa è rìmasto di quell'indimenticabile raduno a base di “amore, pace e musica” (a cui bisognerebbe aggiungere droga e fango)? – si chiede Salvatori - dalle parti di Bethel, nella zona della fattoria di Max Yasgur dove si svolse il raduno, campeggia soltanto un'iscrizione generica che ricorda ai passanti quello che è successo. Ma quel campo viene arato a mano da un esercito di improvvisati Indiana Janes per trovare piccoli ricordì, oggetti ossidati, cianfrusaglie in grado di ricordare come si divertivano i ragazzi degli anni Sessanta, magari can l’idea dì raccogliere il tutto in una sorta di gigantesca memorabilia in grado di far scattare altro business. Evidentemente in qualche posto degli Stati Uniti, Woodstock può ancora dar fastidio agli attuali amministratori, così impegnati a trasformare quel terreno in una sorta di sito archeologico, al pari del Foro Romano o dell'Acropoli di Atene. Affiorano stranezze e peculiarità, una gioventù tutto sommato innocente, la visione di una rivoluzione gentile c pacifica, una festa in cuì tutti possono suonare e divertirsi, magari fare all’amore. In altre parole una scappatoia, una fantasia romantica per un anno terribile e disperato”.

La storia che con il suo inconfondibile taglio racconta Luca Pollini, delinea il Festival di Woodstock come il punto più alto di un percorso iniziato all'alba degli anni Sessanta: “Dalla nomina di Kennedy alla nascita dei Beatles e dei Beach Boys, dall’arrivo di Bob Dylan a New York fino ai primi movimenti studenteschi a Berkeley. Ma soprattutto si è manifestata la presa di coscienza da parte di un'intera generazione di giovani che aveva iniziato ad immaginare una vita diversa, e quell'enorme campo dove si sono riuniti in 500mila è stato il punto geografico in cui è convogliata tutta questa energia fatta di sogni, progetti, immaginazione, senza violenza o rivolta, solo per affermare, positivamente, la propria volontà – chiosa Pollini - sono passati 50 anni, non pochi. Eppure il mito di Woodstock resta saldamente in piedi, anzi, se è possibile, con il passare degli anni si è andato espandendo, è cresciuto a dismisura, trasformando i tre giorni di pace e musica in una sorta di totem inattaccabile, facendo diventare Woodstock il festival-che-non-finisce-mai”.

L’autore. Cresciuto nella Milano degli anni Settanta, Luca Pollini unisce all’attività di giornalista quella di saggista e autore. Ha pubblicato, tra gli altri, I Settanta, gli anni che cambiarono l’Italia; Gli Ottanta, l’Italia tra evasione e illusione; Hippie, la rivoluzione mancata; Musica leggera. Anni di piombo; Amore e rivolta a tempo di rock; Ribelli in discoteca; Immortali: storia e gloria di oggetti leggendari; Restare in Vietnam: dalla parte del nemico. Per il teatro ha scritto lo spettacolo Ci hanno rubato la parola amore e interpretato il reading Hippie, a volte ritornano. Collabora con mensili e quotidiani, si occupa di storia contemporanea, cura un sito (retrovisore.net) dedicato alla storia del costume italiano. È tra i fondatori di mollybrown.it, blog italiano di cultura pop.

“Woodstock non è mai finito. Agosto 1969: quando l’utopia divenne realtà”.
Luca Pollini
Interventi di Franco Bolelli e Dario Salvatori
192 pagine
Prezzo di copertina 14 euro
Dispenser
www.elemento115.com
www.woodstock.com

 

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