Emirati Arabi: alla scoperta delle perle Dubai e Abu Dhabi, in viaggio con Paolo Pretelli (Apatam)

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Si comincia con un tour virtuale, ma inevitabilmente la tentazione di andarci davvero è troppo forte. E così dal virtuale si passa al reale e all’emozionale. E’ il viaggio a cui invita il patron di Apatam, Paolo Pretelli: il tour operator di Urbino ha in calendario per febbraio 2021 di andare a Dubai e Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, con il tour nelle meraviglie dell’Oman. E perché valga la pena andarci, ce lo spiega proprio lui…

 

(TurismoItaliaNews) “Questo viaggio conduce alla conoscenza o all’approfondimento, per chi vi fosse già stato in passato, di due perle degli Emirati Arabi Uniti – sottolinea Paolo Pretelli – che anno dopo anno hanno mutato il loro aspetto grazie ai grandi interventi urbanistici, tanto che andarvi a distanza di un paio d’anni ci si trova di fronte a skyline totalmente modificati. E questo è coinciso anche con un diverso approccio all’economia, accettuando quelle modificazioni che nel corso di poco più di 200 anni hanno portato Dubai a passare dal commercio delle perle al petrolio, fino a considerare strategica l’industria del turismo”.

Dubai

Paolo Pretelli, Apatam ViaggiDalle perle al petrolio
“Gli scavi realizzati a Hatta, Al Qusais e a Jumeirah raccontano che la zona di Dubai fu abitata già 3.000 anni prima di Cristo – evidenzia Pretelli - nel 1793 la tribù Bani Yas prese il potere ad Abu Dhabi e Dubai ne diventò territorio dipendente. Nonostante l’aspetto moderno però, non si può parlare di Dubai come vera e propria città fino al 1833, l'anno in cui la tribù Bu Flasa, capeggiata dalla famiglia Maktoum, dopo essersene andata da Abu Dhabi, prese il controllo di Dubai e lo rese indipendente stanziandosi nei dintorni di Dubai Creek, il fiume naturale con 10 chilometri di lunghezza. L'economia di Dubai iniziò ad attivarsi nel 1894 quando Maktoum bin Hasher al Maktoum eliminò le tasse per i mercanti stranieri al fine di incentivare i commercianti di Shariah e di Linagh a trasferirsi a Dubai. Prima di questo momento, a Dubai si viveva grazie all’allevamento del bestiame, la raccolta di datteri, la pesca e la raccolta di perle”.

In breve tempo la nuova politica ha fatto diventare Dubai il punto di scambio commerciale tra l’India e l’Europa e negli anni l’ha portata a specializzarsi nel commercio di riesportazione. Grazie al commercio, la città ha visto un enorme incremento nel numero dei lavoratori stranieri che arrivavano in città: commercianti indiani e pakistani giunsero in massa a Dubai, approfittando delle ottime condizioni offerte alle imprese. “Pur essendo un periodo relativamente prospero, l'economia di Dubai dipendeva ancora totalmente dalla pesca, dalla raccolta delle perle e dal loro commercio e quando il Giappone negli anni '50 inventò le perle artificiali, l'economia della regione mostrò tutta la sua vulnerabilità – sottolinea il patron di Apatam Viaggi - tuttavia, la crisi non durò a lungo e, nel 1966, per la città improvvisamente cambiò con l'avvento del petrolio. Lo sceicco Rashid bin Saeed Al Maktoum diede inizio allo sviluppo di Dubai, trasformando un piccolo agglomerato di insediamenti nei pressi del Dubai Creek in una vera città, un porto moderno e un importante nodo commerciale”. Cambiamenti che ancora oggi continuano con l’aggiunta di nuovi, incredibili tasselli.

Abu Dhabi

Abu Dhabi

Abu DhabiC’è poi Abu Dhabi, altro luogo irrinunciabile degli Emirati.
Dalle capanne di fango ai grattacieli moderni
“Sappiamo da antichi resti archeologici che Abu Dhabi già nel III millennio a.C. era abitata da pastori nomadi e da pescatori. La moderna Abu Dhabi affonda le sue origini al sorgere di un'importante confederazione tribale, i Bani Yas, nel tardo XVIII secolo, che assunsero anche il controllo di Dubai. Nel XIX secolo questa confederazione si spezzò in due rami: quello di Dubai e quello di Abu Dhabi – spiega Paolo Pretelli (che ritiene fondamentale lo studio di un luogo prima di qualsiasi viaggio) - fino alla metà del XX secolo l'economia di Abu Dhabi era basata quasi interamente sull'allevamento di dromedari, la produzione di datteri e verdure, sulla pesca e la ricerca delle perle. La maggior parte delle costruzioni degli insediamenti era costituita da foglie di palma, mentre le famiglie ricche vivevano in capanne di fango. È nel 1958, con la scoperta di giacimenti di petrolio, che Abu Dhabi si apre a una nuova era. Inizialmente, infatti, i ricavi non portarono grande beneficio all’economia, perché lo sceicco Shakhbut bin Sultan Al Nahyan preferì risparmiare invece di investire. Fu il fratello dello sceicco, Zayed bin Sultan Al Nahyan, a cambiare le cose. Ritenne che la ricchezza proveniente dal petrolio dovesse essere utilizzata per rivoluzionare Abu Dhabi e nel 1966 ottenne l’aiuto degli inglesi per diventare il nuovo sovrano dell’emirato”. Il 2 dicembre 1971 l'emirato di Abu Dhabi ha ottenuto l'indipendenza dal Regno Unito e si è unito con gli altri emirati degli Stati della Tregua (un gruppo di emirati sulle rive del Golfo Persico sotto protettorato britannico) a formare gli Emirati Arabi Uniti. “Ottenuta l’indipendenza, la ricchezza derivante dal petrolio continuò a fluire verso l'area e le tradizionali capanne di mattoni e fango vennero sostituite da banche, boutique e grattacieli moderni” chiosa Pretelli.

Tra i luoghi iconici di Abu Dhabi c’è senza dubbio la moschea Sheikh Zayed. “Durante il viaggio una tappa alla grande moschea è d’obbligo. Imponente, elegante e bellissima, questo capolavoro architettonico costruita tra il 1996 e il 2007 è stata commissionata dallo sceicco Sheikh Zayed bin Sultan Al Nahyan, di cui porta il nome. Lo spirito con cui questo edificio è stato eretto è quello di realizzare una struttura la cui architettura riflettesse una cultura islamica lontana dagli estremismi, specchio di tolleranza e rispetto. I modelli di riferimento sono la moschea Badshahi a Lahore (Pakistan) e la moschea Hassan II a Casablanca (Marocco)”. All’esterno si presenta con 80 cupole, 4 minareti (uno per angolo) che si stagliano per 107 metri e con un cortile la cui area, di 17.000 metri quadri, è considerata la più grande al mondo in marmo bianco. “Di giorno, la facciata bianca e oro che riflette i raggi solari è magnifica, di sera è incantevole: all’imbrunire le sue splendide forme sono illuminate da un sistema che cambia colore in base alle fasi lunari e i riflessi nelle bellissime vasche e fontane che decorano gli esterni della moschea, rendono l’aspetto straordinario – aggiunge Pretelli - oltre alla moschea, il sito ospita anche un centro di teologia islamica e una biblioteca che contiene libri sulle arti, la scienza, la calligrafia e la civilizzazione”.

Abu Dhabi, la Moschea Sheikh Zayed

Abu Dhabi

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