Tradizioni di un territorio: la Patata dell'Alto Viterbese

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In Italia ne esistono più di quanto si possa immaginare. E ognuna è una varietà con le sue caratteristiche, la sua storia e persino le sue tradizioni. Ad approdare nelle Igp c’è la Patata dell'Alto Viterbese, ovvero il tubero della specie Solanum tuberosum ottenuto dalle varietà Monalisa, Ambra, Agata, Vivaldi, Finka, Marabel, Universa, Chopin, Arizona e Agria. La zona di produzione è quella compresa a nord del Lazio, in provincia di Viterbo, tra il lago di Bolsena, l'Umbria e la Toscana. 

 

(TurismoItaliaNews) Quando si parla di Dop e Igp l’attenzione non può non concentrarsi sul territorio di riferimento. Nel caso della Patata dell'Alto Viterbese il comprensorio, ricadente nella zona del complesso vulcanico - vulsino, è caratterizzato da terreni di origine vulcanica ricchi di potassio e da un microclima che risente degli influssi del lago di Bolsena. I comuni interessati sono Acquapendente, Bolsena, Gradoli, Grotte di Castro, Latera, Onano, S. Lorenzo Nuovo, Valentano e Proceno.

A ben guardare, le vicende di questo tubero dalla buccia gialla e liscia e dalla pasta altrettanto gialla, è fortemente dipendente dalle peculiarità ambientali (suolo e clima) e socio - economiche della zona. Secondo gli esperti, le caratteristiche pedoclimatiche sono tali da esaltare l'univocità degli aspetti qualitativi di questa patata, nota da tempo con il riferimento geografico dell'Alto Viterbese oltre che alle feste popolari del zona. La ricchezza di potassio nella polpa è un altro elemento inconfondibile grazie alle peculiarità del terreno in cui cresce. E le condizioni climatiche influenzate dal lago di Bolsena fanno il resto: grazie all’azione mitigratrice del bacino lacustre, si determinano condizioni particolarmente favorevoli per la coltura.

 

Ma come nasce il legame storico con il territorio? Sono numerose le testimonianze orali e scritte di anziani del luogo che attestano il rapporto storico, culturale e sociale instaurato tra questo prodotto e l’Alto Viterbese. La coltura delle patate si è diffusa da queste parti negli anni Venti del Novecento, sebbene l'impulso decisivo allo sviluppo di questa coltivazione provenga dall'abbandono della coltura della fragola, praticata largamente sino alla metà degli anni '50 e sostituita a causa di problemi fitosanitari. A partire dagli anni '60 la patata diviene la coltura prevalente nella zona, di cui ha finito con il costituire la maggiore fonte di reddito dell'economia agricola locale, sia in termini di produzione che di indotto.

 

La forte concentrazione di produzione ha spinto alcune officine meccaniche a migliorare le macchine agricole in commercio per la lavorazione dei tuberi, tanto da adattarle alle particolari condizioni dei terreni ed alle pratiche in uso nella zona. Riviste specialistiche, fotografie, racconti di autori locali e testimonianze cinematografiche attestano la presenza della patata dell'Alto Viterbese sin dagli inizi del '900. Tuttavia la denominazione di Patata dell'Alto Viterbese si è consolidata in ritardo rispetto al successo commerciale del prodotto. In un primo momento, infatti, è stata Grotte di Castro a legare il suo nome alla patata, ma a partire dalla metà degli anni '60 anche gli agricoltori dei comuni vicini, forti degli ottimi risultati ottenuti dai grottani, si sono convinti a seguirne l'esempio.

 

 

Ma si diceva delle feste popolari. Questo è un altro elemento che caratterizza l'importanza del prodotto nel costume locale: dalla Sagra degli Gnocchi tenutasi nel 1977 a San Lorenzo Nuovo, alla Sagra della Patata che dal 1985 si svolge nel Comune di Grotte di Castro. Il legame culturale è sottolineato infine dal largo impiego della patata in numerose ricette tipiche della tradizione gastronomica locale, come la Minestra con "l'orloge", cosiddetta dal modo di tagliere le patate; Pasta e patate, piatto povero della tradizione contadina dell'alto viterbese; e la frittata di patate, preparata senza le classiche uova.

 

 

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