Baleari, il profumo delle tradizioni: le eccellenze hanno il marchio Dop come il Queso Mahón-Menorca e l’Oliva de Mallorca
Giovanni Bosi, Baleari / Spagna
Arrivare alle Isole Baleari è come sentirsi a casa. Anzi, da queste parti si dice che c’è una serie di buoni motivi per venire nell’arcipelago spagnolo: chilometri e chilometri di spiagge, calette scintillanti, infiniti paesaggi naturali e migliaia di segreti nascosti, tutti da scoprire. Se è possibile scoprire palazzi, castelli, villaggi e città medievali, non da meno è la grande tradizione gastronomica frutto di un retaggio storico antichissimo, dovuto alla posizione delle isole nel Mediterraneo. E quelli più “preziosi” hanno il marchio Dop…
(TurismoItaliaNews) “La cultura locale delle Baleari ti sorprende. E ti fa innamorare della loro anima, un vero patrimonio dell’umanità”: la sottolineatura è di Turespaña, l’Instituto de Turismo de España deputato alla promozione della Spagna. E c’è ovviamente da credere: “Nelle isole ci si può perdere tra i paesini marinari, scoprire scenari da film o praticare sport nautici. Minorca e Formentera sono particolarmente tranquille: due piccoli paradisi nel mezzo del Mediterraneo”. E ci sono anche Maiorca e Minorca, le due isole alla ribalta con altrettante loro eccellenze con Denominaciones de origen protegida: l’Oliva de Mallorca e il Queso Mahón-Menorca.
L’opportunità di una vetrina internazionale è data dalle Poste di Madrid, che per il 2021 hanno deciso l’emissione di due francobolli stampati in foglietto dedicati proprio alle due Dop di Maiorca e Minorca. Luoghi straordinari: “Tra centinaia di paesaggi naturali, fiorisce la civiltà talaiotica di Minorca – ci spiegano dall’Ufficio spagnolo del turismo - un patrimonio di oltre 3.000 anni fa. Passeggiando, si scoprono incredibili siti archeologici e si può osservare il cielo dalle torri di difesa. E la Naveta des Tudons, una struttura funeraria usata tra il 1.200 e il 750 a.C, sorprende per la sua unicità tanto che non si può lasciare l’isola senza visitarla”.
Prepararsi quindi ad immergersi tra paesaggi dall’incredibile valore storico quando si arriva a Minorca, dichiarata Riserva della biosfera. Ma non solo: non si può neppure rinunciare ad assaggiare un testimonial d’eccezione come il Queso Mahón-Menorca. E’ un formaggio a denominazione di origine protetta, di forma parallelepipeda con crosta liscia e compatta, di colore bruno-giallastro. La pasta viene pressata e i buchi hanno le dimensioni di un chicco di riso. Viene prodotto esclusivamente su questa isola con latte vaccino, cagliato a bassa temperatura, salato per immersione e stagionato secondo le usanze dell'isola. E’ dal 1985 che il formaggio Mahón ha ottenuto la denominazione di origine mentre dal 1998 la parola Menorca è stata aggiunta proprio per identificare e rafforzare l’origine protetta. Inutile dire che è un prodotto distintivo di Minorca: la sua preparazione risponde alle tradizioni ancestrali, essendo uno dei pilastri su cui si basa parte della storia e della tradizione zootecnica e culinaria locale.
Maiorca non è da meno e una delle attrazioni è la maestosa Cattedrale di Palma di Maiorca, “dove attraverso una bellissima vetrata gotica si può arrivare a percepire la dolce melodia medievale del Cant de la Sibilla, un poema gregoriano tramandato di generazione in generazione come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità” sottolineano ancora dall’Ufficio spagnolo del turismo. Testimonial a tavola è l’Aceituna de Mallorca, alias Aceituna Mallorquina, Oliva de Mallorca o Oliva Mallorquina, altro prodotto con denominazione di origine protetta. Le qualità sono tre: verde, verde rota e negra natural. Sono olive da tavola della varietà autoctona maiorchina, parzialmente fermentate in salamoia. Inoltre, le olive verdi spezzate sono temperate con finocchio e peperoncino e le olive nere naturali sono temperate con Olio di Maiorca Dop. Una specialità che arriva da lontano: l'olivicoltura a Maiorca è una delle più tradizionali e risale all'epoca pre-romana. In epoca romana (123 a.C.-465 d.C.) la tecnica di coltivazione dell'olivo è stata migliorata, tanto che negli scritti di Diodoro Siculo, Plinio, Marciano Capella o Estacio si fa già riferimento alla coltivazione. Nel libro “De re coquinaria” attribuito a Gavius Apicius, un gastronomo del 25 a.C., si afferma che i Romani già salavano le olive in un modo molto simile a quello che si fa ancora ai giorni nostri.
C’è dunque di che scoprire e gustare in questo arcipelago annoverato tra le mete più richieste del Mediterraneo occidentale…



