Tuscia, l'arte della ceramica attraversa i secoli: da Viterbo agli antichi borghi, il fascino di una tradizione che diventa bellezza

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Dalle urne etrusche alle maioliche medievali, dalle botteghe storiche alle creazioni contemporanee: Viterbo e la Tuscia custodiscono un patrimonio ceramico straordinario, fatto di maestria, creatività e saperi tramandati nei secoli. Un'eccellenza artigianale che continua a raccontare l'identità del territorio

di Giovanni Bosi/ Viterbo / Lazio

La bellezza prende forma tra le mani degli artigiani, si lascia modellare dall'argilla, acquista carattere attraverso il fuoco e si veste di colori, smalti e decorazioni. A Viterbo e nella Tuscia la ceramica è molto più di una produzione artistica: è un'eredità millenaria, una testimonianza di civiltà, un linguaggio espressivo che attraversa la storia senza perdere la capacità di reinventarsi. Dalle necropoli etrusche alle raffinate maioliche medievali, dalle antiche spezierie alle botteghe contemporanee, ogni manufatto racconta un frammento di questo territorio e della sua straordinaria tradizione artigianale.

 

(TurismoItaliaNews) Un patrimonio di forme, tecniche e sensibilità estetiche che oggi trova nuove interpretazioni nelle mani di ceramisti e artisti, custodi di un mestiere antico e protagonisti di una produzione di qualità sempre più ricercata. Viterbo, Civita Castellana, Acquapendente e Tarquinia sono le quattro città protagoniste di questo affascinante itinerario culturale e artistico. Quattro riferimenti territoriali per scoprire un universo di creatività che unisce musei, monumenti, laboratori e studi d'arte, restituendo alla ceramica il ruolo di autentica espressione dell'identità della Tuscia.

Tuscia, l'arte della ceramica attraversa i secoli: da Viterbo agli antichi borghi, il fascino di una tradizione che diventa bellezza

Tarquinia, Museo Archeologico Nazionale

Tarquinia, Museo Archeologico Nazionale

Tarquinia, Museo Archeologico Nazionale

Dagli Etruschi ai Romani, l'argilla racconta le prime civiltà

Per comprendere la profondità di questa tradizione occorre risalire alle testimonianze più antiche della civiltà etrusca, per la quale la ceramica rappresenta uno degli strumenti privilegiati di espressione artistica e rituale. L'importanza attribuita al culto dei defunti ha permesso alle necropoli di conservare manufatti preziosi, oggi fondamentali per ricostruire tecniche, stili e consuetudini delle popolazioni che abitarono il territorio. Le prime testimonianze significative appartengono alla cultura villanoviana del X secolo a.C. Le sepolture restituiscono urne cinerarie in ceramica decorata, espressione della prima età del Ferro. La produzione è prevalentemente destinata agli usi rituali e funerari: gli oggetti vengono realizzati in impasto, modellati a mano oppure al tornio e impreziositi da motivi geometrici incisi, graffiti o ottenuti attraverso stampini.

A partire dalla prima metà del VII secolo a.C. si affermano nuove soluzioni estetiche, tra cui l'impasto rosso sovradipinto con vernice bianca e la ceramica chiara decorata in rosso. Nello stesso periodo compare il bucchero, caratterizzato da una superficie nera e lucida, destinato a diventare una delle produzioni più riconoscibili dell'artigianato etrusco. L'evoluzione prosegue nell'età classica con la ceramica a figure rosse, testimonianza di una ricerca decorativa sempre più elaborata. Il periodo romano lascia ulteriori tracce, particolarmente significative nell'area archeologica di Ferento, a circa dieci chilometri da Viterbo. Tra le produzioni documentate emerge la ceramica a vernice rossa interna, realizzata dalla tarda età repubblicana fino agli inizi del III secolo d.C. e riconoscibile per il rivestimento interno di colore rosso scuro e opaco.

Tarquinia, Museo Archeologico Nazionale

Tuscia, l'arte della ceramica attraversa i secoli: da Viterbo agli antichi borghi, il fascino di una tradizione che diventa bellezza

Tuscia, l'arte della ceramica attraversa i secoli: da Viterbo agli antichi borghi, il fascino di una tradizione che diventa bellezza

Tuscia, l'arte della ceramica attraversa i secoli: da Viterbo agli antichi borghi, il fascino di una tradizione che diventa bellezza

Viterbo medievale, la ceramica diventa arte e motore dell'economia

È soprattutto nel Medioevo che Viterbo consolida il proprio ruolo di centro ceramico di rilievo. Durante il periodo comunale, sotto Federico II, la città attraversa una fase di espansione politica accompagnata da una rinnovata vitalità produttiva. Boccali, catini e altri contenitori in terracotta diventano espressione di un artigianato organizzato, capace di rispondere alle necessità quotidiane e di sviluppare progressivamente una propria identità artistica. Una data significativa è il 1240. In occasione di una delle fiere annuali organizzate per favorire gli scambi commerciali, Viterbo entra in contatto con maestranze arabo-musulmane provenienti dal Meridione d'Italia. Il loro contributo introduce conoscenze tecniche innovative e nuove varietà decorative, ampliando le possibilità espressive dei ceramisti locali.

La rilevanza economica e sociale di questa attività trova un riconoscimento ufficiale nel 1251, con il più antico Statuto cittadino. Viterbo è tra le prime città italiane del tempo a regolamentare il lavoro dei ceramisti, distinguendo le diverse competenze professionali: i figuli, addetti alla preparazione dell'argilla, e i vascellari, impegnati nella modellazione dei contenitori e nelle prime decorazioni. Un'organizzazione che testimonia la specializzazione raggiunta dalle botteghe e l'importanza acquisita dalla ceramica nell'economia cittadina.

Tuscia, l'arte della ceramica attraversa i secoli: da Viterbo agli antichi borghi, il fascino di una tradizione che diventa bellezza

Tuscia, l'arte della ceramica attraversa i secoli: da Viterbo agli antichi borghi, il fascino di una tradizione che diventa bellezza

Tuscia, l'arte della ceramica attraversa i secoli: da Viterbo agli antichi borghi, il fascino di una tradizione che diventa bellezza

Il trionfo della maiolica: bruno manganese, verde ramina e nuovi decori

Tra la fine del Duecento e i primi decenni del Trecento la produzione viterbese vive una stagione di straordinaria sperimentazione. L'introduzione di nuove tecniche di rivestimento e decorazione trasforma progressivamente semplici oggetti d'uso in manufatti di notevole pregio estetico. Alla tradizione dei motivi geometrici si affiancano tralci vegetali, foglie d'acanto, palmette e figure animali. Il bruno manganese e il verde ramina diventano i colori distintivi di una produzione destinata a caratterizzare il Medioevo fino al primo quarto del Quattrocento. Si sviluppa la maiolica arcaica, realizzata attraverso l'impiego dello smalto stannifero: un rivestimento impermeabile e brillante che conferisce alla terracotta una superficie bianca sulla quale le decorazioni acquistano particolare evidenza.

Già alla fine del XIII secolo compare il giallo ferraccia, ispirato alle ceramiche arabe. Il repertorio iconografico si arricchisce di simboli religiosi, tra cui l'Agnus Dei e i riferimenti alla Passione di Gesù, ma anche di soggetti profani, con una particolare attenzione alla rappresentazione femminile. Tra XIV e XV secolo la maiolica conosce una delle sue stagioni più intense. Gli stemmi araldici delle famiglie aristocratiche locali entrano nel repertorio decorativo, testimoniando il prestigio raggiunto da questi manufatti e il crescente interesse della committenza. La ceramica non è più soltanto un oggetto funzionale: diventa un elemento di rappresentanza, un segno di distinzione sociale e un mezzo per esprimere gusto e appartenenza.

Viterbo, Museo della Ceramica della Tuscia

Viterbo, Museo della Ceramica della Tuscia

Zaffera e verde a rilievo, le raffinate invenzioni dei maestri ceramisti

L'inizio del Quattrocento introduce due tecniche particolarmente rappresentative della produzione viterbese: la zaffera e il verde a rilievo. Si tratta di lavorazioni che arricchiscono ulteriormente il linguaggio decorativo locale, conferendo ai manufatti caratteristiche di grande riconoscibilità. Tra gli elementi ornamentali compare anche la foglia di quercia, utilizzata come motivo di contorno e riempimento. La ricerca cromatica si amplia grazie all'impiego di nuovi pigmenti, tra cui il giallo d'antimonio e il blu di cobalto. Non mancano, tuttavia, periodi difficili. Le ripetute epidemie di peste, con una fase particolarmente devastante nel 1448, compromettono profondamente la popolazione e le attività economiche. Lo Statuto del 1469 interviene per favorire l'arrivo di commercianti e artigiani forestieri, nel tentativo di rilanciare la vita produttiva cittadina. La ceramica continua così a rappresentare una risorsa importante, capace di assorbire influenze esterne e rinnovare le proprie tecniche.

Dalle spezierie alle farmacie, la bellezza al servizio della vita quotidiana

Tra XIV e XVI secolo un capitolo particolarmente interessante riguarda la produzione destinata alle spezierie e alle farmacie. I contenitori ceramici assumono un ruolo essenziale nella conservazione e nella presentazione dei prodotti, con forme e decorazioni studiate per conciliare funzionalità ed eleganza. I manufatti più semplici sono contraddistinti da monogrammi e decorazioni essenziali, mentre quelli destinati all'esposizione e alla vendita presentano apparati ornamentali più ricchi. Questa tradizione testimonia la capacità degli artigiani di adattare il proprio sapere alle esigenze della società, senza rinunciare alla qualità estetica. Un patrimonio che trova oggi una testimonianza particolarmente significativa nella raccolta dell'antica Farmacia dell'Ospedale Grande degli Infermi di Viterbo, con reperti dei secoli XVI e XVII, e nelle ceramiche da spezieria e d'amore databili tra la fine del Quattrocento e il Cinquecento.

Viterbo, Museo della Ceramica della Tuscia

Viterbo, Museo della Ceramica della Tuscia

Dal Settecento al Novecento, una tradizione che resiste ai cambiamenti

La produzione ceramica viterbese attraversa nel Seicento e nel Settecento una fase di minore centralità, mentre acquistano importanza altri territori della provincia. La tradizione cittadina, tuttavia, non si interrompe. Nel XVIII secolo arriva a Viterbo Bartolomeo Terchi, ceramista che annovera tra i propri committenti anche le famiglie Chigi e Giustiniani. Insieme ai figli Antonio, Filippo e Angelo Maria, Terchi avvia una manifattura di maioliche all'interno delle mura urbane, contribuendo a mantenere viva la produzione artistica locale. Tra gli inizi dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, numerosi laboratori ceramici operano nell'area sottostante il Colle del Duomo, confermando la continuità di un'attività profondamente radicata nel tessuto cittadino. Nel 1906 Lorenzo Tedeschi apre fuori Porta Romana una fabbrica specializzata nella produzione di stoviglie in ceramica. Due anni più tardi l'attività assume la denominazione di Società Ceramica Viterbese Tedeschi & C., proseguendo fino alla chiusura nel 1968. È un altro capitolo della storia produttiva viterbese, segnato dal passaggio dalle botteghe tradizionali a forme di organizzazione manifatturiera, senza cancellare il legame con le competenze artigianali del territorio.

Palazzo Brugiotti, un museo racconta sette secoli di ceramica

Per ammirare da vicino questa lunga evoluzione, una tappa fondamentale è il Museo della Ceramica della Tuscia, ospitato al piano terra di Palazzo Brugiotti, a Viterbo. Aperto al pubblico nel 1996 per iniziativa della Fondazione Carivit e del Comune di Viterbo, il museo custodisce 447 reperti distribuiti in sette sale espositive. Il percorso ricostruisce l'evoluzione delle principali tipologie ceramiche prodotte nell'Alto Lazio, con testimonianze comprese tra il Medioevo e l'Ottocento. Il nucleo originario della raccolta, il più consistente e rappresentativo, comprende manufatti databili dalla fine del XII agli inizi del XVII secolo. Particolare rilievo assume la sezione medievale, autentico punto di riferimento per conoscere le caratteristiche della produzione viterbese. Accanto alle ceramiche di semplice impasto e a quelle dipinte sotto vetrina, trovano spazio la maiolica arcaica in verde ramina e bruno manganese, la zaffera e il verde a rilievo. Le collezioni comprendono inoltre maioliche policrome rinascimentali e barocche, ceramiche da spezieria e reperti provenienti dall'antica Farmacia dell'Ospedale Grande degli Infermi.

Viterbo, Museo della Ceramica della Tuscia

Oggetti nati per essere utilizzati, conservare prodotti, decorare ambienti o rappresentare il prestigio di una famiglia diventano così documenti preziosi per comprendere la storia materiale, artistica e sociale della Tuscia. Il museo restituisce soprattutto la varietà di un patrimonio che non può essere ricondotto a un unico stile. Forme, colori e tecniche cambiano nei secoli, riflettendo influenze culturali, trasformazioni economiche e nuove sensibilità artistiche.

La Tuscia contemporanea, l'eccellenza artigianale ha ancora molto da raccontare

Il viaggio nella ceramica della Tuscia non si conclude nelle sale dei musei. La tradizione continua infatti nelle botteghe, nei laboratori e negli studi d'arte di Viterbo, Civita Castellana, Acquapendente e Tarquinia, attraverso una produzione contemporanea vivace, ricercata e contraddistinta da elevati livelli qualitativi. Il valore di questa attività risiede nella capacità di coniugare saperi tramandati, manualità e creatività. L'argilla diventa materia espressiva, mentre la competenza dell'artigiano consente di trasformare ogni lavorazione in un incontro tra tradizione e interpretazione personale. A sottolineare l'importanza della qualità e dell'autenticità interviene anche il disciplinare della Camera di Commercio legato al Marchio Tuscia Viterbese, che prevede, tra i requisiti, la realizzazione delle opere in gran parte a mano all'interno di laboratori autorizzati.

Una tutela significativa per valorizzare produzioni che mantengono un rapporto diretto con il territorio e con le sue conoscenze artigianali. Il tema della qualità si intreccia inevitabilmente con quello del tempo, elemento fondamentale nella creazione di un manufatto unico. Un principio ribadito da Alessio Gismondi e Attilio Lupidi, rispettivamente presidente e segretario della Cna di Viterbo e Civitavecchia, in occasione della diciannovesima edizione di “Forme e colori nella terra di Tuscia”, dedicata al tema “Il rispetto del tempo nella lavorazione artigianale”.

“Servono tempo e rispetto. Perché un pezzo unico non si crea così, al volo. Occorre pensarlo, trovare le materie prime di qualità, poi riuscire a dare a queste la loro forma migliore. Annullando ogni eventuale imperfezione e arricchendo l'insieme di bellezza", hanno spiegato Gismondi e Lupidi. Parole che restituiscono il significato più autentico dell'artigianato ceramico: un processo creativo fatto di pazienza, conoscenza della materia, esperienza e attenzione ai dettagli.

Tuscia, l'arte della ceramica attraversa i secoli: da Viterbo agli antichi borghi, il fascino di una tradizione che diventa bellezza

Tuscia, l'arte della ceramica attraversa i secoli: da Viterbo agli antichi borghi, il fascino di una tradizione che diventa bellezza

Un patrimonio di identità, tra memoria e futuro

La ceramica della Tuscia racconta dunque una storia molto più ampia di quella dei singoli manufatti. È la storia delle civiltà che hanno abitato questo territorio, delle maestranze che ne hanno arricchito il patrimonio artistico, delle botteghe che hanno attraversato i secoli e degli artigiani che continuano a interpretare una tradizione antichissima. Dalle urne villanoviane alle eleganti maioliche medievali, dalle decorazioni araldiche ai contenitori delle spezierie, fino alle creazioni contemporanee, il filo conduttore rimane la capacità di trasformare una materia semplice come l'argilla in un oggetto di valore, espressione di bellezza e cultura. Viterbo e la Tuscia conservano così un patrimonio che merita di essere conosciuto non soltanto attraverso le collezioni museali, ma anche incontrando le realtà artigianali che ne custodiscono le competenze.

Perché la vera forza di questa tradizione non risiede esclusivamente nella sua antichità, ma nella capacità di continuare a vivere. E ogni nuova ceramica, modellata con cura e impreziosita dalla sensibilità di chi la realizza, aggiunge un altro piccolo capitolo a una storia cominciata molti secoli fa.

Tuscia, l'arte della ceramica attraversa i secoli: da Viterbo agli antichi borghi, il fascino di una tradizione che diventa bellezza

I MUSEI IMPERDIBILI

1. Museo della Ceramica della Tuscia
Palazzo Brugiotti
Aperto al pubblico dal 1996 per iniziativa della Fondazione Carivit e del Comune di Viterbo, il Museo è ospitato nei locali al piano terra di Palazzo Brugiotti. Il percorso museale, articolato in 7 sale espositive, ricostruisce l’evoluzione delle varie tipologie di ceramica prodotte nell’Alto Lazio, dal XIII al XIX secolo. La sezione medievale ospita la ceramica di semplice impasto, dipinta sotto vetrina, la maiolica arcaica di color bruno manganese e verde ramina, la zaffera e il verde a rilievo. Completano la collezione, le sezioni dedicate alla ceramica rinascimentale, alla spezieria, alla raccolta dell’antica Farmacia dell’Ospedale Grande degli Infermi di Viterbo (XVI-XVII) e le Ceramiche da Spezieria e d’Amore databili fine XV secolo – XVI secolo.
www.museodellaceramicadellatuscia.it

2. Museo Nazionale Archeologico Rocca Albornoz
Ha sede presso la Rocca Albornoz, fortezza edificata nel 1354 dal Cardinale Gil Alvarez Carrillo de Albornoz e ristrutturata in forma organica grazie all’opera del Bramante, che nel 1506 ridisegnò la struttura intorno ad un cortile centrale inquadrato da portici. Il Museo offre una panoramica sui siti più rappresentativi dell’Etruria meridionale interna, con particolare attenzione agli aspetti del quotidiano del popolo etrusco Degne di nota: le terrecotte architettoniche e le lastre fittili dell’abitato di Acquarossa (metà VI a. C.); il vasellame di epoca romana, un “tesoretto”, costituito da un contenitore ceramico contenente circa 1000 denari in argento, proveniente dall’abitato di Musarna (II - I sec. a.C.), e una biga, primo carro etrusco a due ruote ad essere ricostruito in modo convincente, corredo della tomba femminile rinvenuta nel 1967 ad Ischia di Castro (ultimi decenni del VI a. C.).
www.polomusealelazio.beniculturali.it

3. Museo Colle del Duomo
Ospita una collezione che si compone di una sezione archeologica, una pinacoteca con opere datate tra il XIII ed il XIX secolo ed il tesoro della Cattedrale. All’interno della sezione archeologica sono presenti delle ceramiche donate al Museo nell’anno giubilare, tra cui l’urna biconica villanoviana, alcune produzioni in bucchero e ceramiche ad impasto di utilizzo comune. E’ inoltre presente la copertura in terracotta di un sarcofago etrusco del II secolo a.C.
www.archeoares.it/museo-colle-del-duomo

I LUOGHI DA NON PERDERE

1. Palazzo Papale
Costruito su commissione di Raniero Gatti nel XII secolo. Accolse il primo conclave della storia pontificia (1.006 giorni), conclusosi con l’elezione di Gregorio X nel 1271. La loggia, costruita nel 1267, era il luogo da cui il Papa impartiva le benedizioni.

2. Cattedrale di San Lorenzo Secondo la tradizione, la Cattedrale di San Lorenzo fu costruita sulle rovine di un tempio pagano dedicato ad Ercole. Nell’VIII secolo si parla dell’esistenza di una pieve dedicata a San Lorenzo e nel 1192 cominciarono i lavori che trasformarono la Chiesa in stile romanico, oggi visibile.

3. Quartiere di San Pellegrino Il Quartiere di San Pellegrino è uno dei siti medievali più belli e conservati d’Italia. Risalente al periodo compreso tra l’XI e il XII secolo, si caratterizza per la presenza di edifici in peperino, tipica pietra locale, e dei profferli, scale esterne che consentivano l’accesso direttamente al primo piano dell’abitazione.

4. Palazzo dei Priori Ubicato in Piazza del Plebiscito, l’edificio fu iniziato alla metà del XIII secolo e completato, dopo numerose trasformazioni, alla metà del XVI secolo. Di grande pregio la Sala Regia, affrescata sul finire del 1500 dal bolognese Baldassarre Croce.

5. Santuario di Santa Rosa Risalente al 1650, custodisce il corpo incorrotto della compatrona Santa Rosa.

6. Terme di Viterbo Il territorio è ricco di acque termali, sinonimo di salute e benessere fin dall’antichità. Le acque termali di Viterbo sono particolarmente ricche di zolfo e di azotati; di origine vulcanica, sgorgano sempre sempre calde, a una temperatura che supera i quaranta gradi.

7. Abbazia Cistercense a San Martino al Cimino Sviluppatasi tra il XII e gli inizi del XIII secolo, sotto la gestione dei cistercensi di Saint Sulpice in Savoia, l’Abbazia è incorporata nel tessuto urbano del Borgo ed è attribuita al Borromini.

8. Villa Lante nel Borgo di Bagnaia Una delle maggiori realizzazioni del ’500 italiano. Si caratterizza per la presenza di due palazzine gemelle. È immersa in un grandissimo parco di ben 22 ettari e vanta uno splendido giardino all’italiana con spettacolari fontane e giochi d’acqua.

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