Sardegna, nel Museo della Tonnara di Stintino in mostra la storia e i macchinari dell'impianto Saline

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Sardegna, estremità nord occidentale. Stintino, ultimo lembo di terra che guarda al mare aperto. Banchi di tonno inseguono le correnti del Mediterraneo, ciurme di mare attendono il loro arrivo. Questo è il luogo, questi i protagonisti della storia e della tradizione sarda. A raccontare tutto è il Museo della Tonnara di Stintino, che inaugura la nuova stagione turistica 2018.

 

(TurismoItaliaNews) E’ un tempo che non c'è più e il luogo è quello giusto, dove ripercorrere le vicende della Tonnara Saline, dove conoscere le migrazioni, la fatica, la passione. “Perpetuiamo la memoria, degli uomini e del mare” è il leit motiv del Museo della Tonnara. E sì, perché il filo conduttore è il tradizionale metodo di pesca del tonno, praticato nel Golfo dell'Asinara fino al secolo scorso. Nel museo si tratteggiano le vite degli uomini che hanno pescato e lavorato il tonno con fatica e tenacia. Racchiude l'identità di un paese intero, Stintino, la cui storia è strettamente legata a quella della Tonnara Saline. Perpetua, oggi, la memoria, degli uomini e del mare.

I visitatori hanno la possibilità di addentrarsi nella storia della Tonnara Saline, raccontata da una serie di video e da una carrellata di immagini fotografiche. Nell'esposizione permanente anche gli attrezzi in uso nella tonnara, la documentazione della stessa, i diari, vecchi articoli di giornale, gli abiti usati durante la mattanza, e il modellino della tonnara realizzato dall'ultimo rais, Agostino Diana. Tra i reperti archeologici tre anfore provenienti dal relitto di Cala Reale all'Asinara, un fondo di anfora con residui di salsa di pesce, sedici vertebre di tonno e un esemplare raro di vaso a forma di tonno. È possibile vedere anche la quadreria del museo, composta in gran parte da opere donate al Comune di Stintino. Si tratta di lavori di artisti sardi che hanno dipinto la vita della tonnara, da Stanis Dessy a Ausonio Tanda, da Franco Carenti a Nani Tedeschi a Paola Dessy.

"Si usino pesci grassi come sardine e sgombri cui vanno aggiunti, in porzione di 1/3, interiora di pesci vari. Bisogna avere a disposizione una vasca ben impeciata, della capacità di una trentina di litri. Sul fondo della stessa vasca fare un alto strato di erbe aromatiche disseccate e dal sapore forte come aneto, coriandolo, finocchio, sedano, menta, pepe, zafferano, origano. Su questo fondo disporre le interiora e i pesci piccoli interi, mentre quelli più grossi vanno tagliati a pezzetti. Sopra si stende uno strato di sale alto due dita. Ripetere gli strati fino all'orlo del recipiente. Lasciare riposare al sole per sette giorni. Per altri venti giorni mescolare sovente. Alla fine si ottiene un liquido piuttosto denso che è appunto il garum. Esso si conserverà a lungo”: questa è la ricetta di Quinto Gargilio Marziale per il garum, una salsa di pesce che gli Antichi Romani usavano come condimento. Il fondo d'anfora conservato nella sezione archeologica del Museo di Stintino proviene dal sito archeologico sommerso di Cala Reale contiene proprio residui di garum.

Per i mesi di aprile e maggio il museo rimane aperto tutti i venerdì dalle 15.30 alle 19, il sabato e la domenica dalle 11 alle 13 e dalle 15.30 alle 19.

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