Marienberg, l’Abbazia benedettina di Monte Maria: in Val Venosta per un’esperienza di silenzio e rigenerazione

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Giuseppe Botti, Burgusio / Alto Adige

E’ l’abbazia benedettina a più alta quota in tutta Europa e ha un fascino davvero unico. Qui, da oltre 900 anni, si vive seguendo la regola di San Benedetto. E’ l’Abbazia di Monte Maria, la Marienberg, in Val Venosta. Un luogo di rigenerazione, passato e futuro, lavoro e preghiera e anche uno splendido esempio di arte romanica e barocca al contempo. Un luogo dove è possibile sperimentare direttamente il silenzio e l’energia dell’abbazia…

 

(TurismoItaliaNews) Burgusio - Burgeis in tedesco - è la più grande frazione del comune di Malles, ricca di monumenti storico artistici, di bovindi, portoni ad arco, affreschi e scalinate. E l’Abbazia di Monte Maria, insieme a Castel Principe, è l’attrazione più emblematica di questi luoghi: per la sua storia, la sua cultura, la sua arte, i suoi significati più interiori.

Sorta per donazione dei nobili di Tarasp nel XII secolo, “Marienberg è stata per secoli il centro intellettuale dell'Alta Val Venosta, dando l’opportunità di studiare a generazioni di giovani. Ancora oggi per la popolazione locale essa riveste un ruolo importante, avendo rappresentato per molti un punto di riferimento religioso, culturale ed economico” ci spiegano mentre entriamo tra le sue possenti quanto accoglienti mura. La visita non può che avvenire nel pieno rispetto del suo ruolo, scoprendo passo dopo passo i dettagli di un passato fastoso che ha tramandato piccole gemme preziose dell’arte romanica. L’assetto attuale del grande complesso che domina la valle, è il risultato di una serie di interventi attuati dal tardo XIII secolo ad oggi per adattamenti funzionali.

“La parte più antica di questa abbazia – ci spiega la nostra guida nel corso della visita - è sicuramente la cripta, consa­crata nel 1160, sopra la quale venne eretta la chiesa abbaziale, consa­crata nel 1201". Dopo i rifacimenti in epoca barocca, dello stile roma­nico originario è rimasto ben poco, ma si è sicuramente conservato intatto il portale romanico, considerato uno dei più belli di quell'epoca, insieme a quello di Castel Tirolo, di tutto l'ar­co alpino. E’ costruito in marmo e granito, abbinamento che crea un interessante gioco cromatico.

“Su ogni lato si trovano tre colonne con profondi intradossi, sui cui capitelli sono rappresentate teste maschili, rosette e foglie d'acanto, decorazioni eseguite in modo davvero eccellente. Anche i due anelli del portale, trattenuti da teste di leone in bronzo, risalgono al XII secolo”. Il sancta sanctorum è rappresentato dunque dalla cripta, nella quale è visibile un ciclo di affreschi romanici, considerati di grande rile­vanza in ambito europeo: è un vano rettangolare suddiviso in cinque campate e sotto la volta a crociera si trova­no tre absidi, di cui quella centrale è la più ampia.

Negli affreschi si individuano elementi tipici dell’ar­te romanica, come la raffigurazione di Cristo in mandorla circondata dai simboli dei quattro Evangelisti, da cherubini e angeli su sfondo blu. “Questi affreschi sono veramente unici per la loro altissima qualità – aggiunge la nostra guida - sulla volta dell'abside centrale campeggia la Maiestas Domini, il Cri­sto in mandorla, sorretta da due serafini e due angeli che reggono un nastro. Sotto sono raffigurati i simboli dei quattro Evangelisti oltre agli apostoli Pietro e Paolo. Il seguito celeste è rappresentato da un gran numero di angeli sullo sfondo blu del cielo, creato con polvere di lapislazzuli. Sulla parete ovest è raffigurata la Gerusalemme celeste, decorata con bordi ornamentali e a meandri”.

Tra le ultime modifiche apportate c’è il recupero dell’ex fabbricato rurale, in cui sono stati ricavati diverse sale espositive e locali riservati ad eventi. La conservazione delle antiche murature nello stato pressoché originale crea un con­trasto interessante tra la struttura antica e l’arredo moderno. Le sale espositive del pian­o terra ospitano un percorso museale sulla vita monacale ispirata alla regola di San Benedetto: attraverso testi ed immagi­ni viene presentata la vita del santo e il suo cammino spirituale; orologi d'epoca indicano la liturgia delle ore; oggetti appartenenti ad ambiti quali l'istruzione, la cura delle anime e l’artigianato descrivono le attività dei monaci.

Ma Marienberg è anche un luogo in cui tutti possono provare un’esperienza di silenzio e rigenerazione. Nella Casa dell’abate Hermann, appositamente adattata, si può tentare di distanziarsi dalla quotidianità, rinforzarsi mentalmente, spiritualmente e fisicamente. In sintesi: trovare la propria tranquillità interiore. “Venite a sperimentare il silenzio e l’energia dell’abbazia benedettina più alta d’Europa – ammiccano i religiosi - siate nostri ospiti in un monumento architettonico, eccellentemente restaurato con una particolare sensibilità per il rapporto tra vecchio e nuovo, immerso nel paesaggio naturale e culturale unico dell’Alta Val Venosta”. Provare per credere.

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