LAZIO | Il Castello abbatte le barriere: Gaeta riscrive l’arte dell’accoglienza con il nuovo percorso di visita

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A Gaeta, città che da secoli vive tra mare e bastioni, il suo castello più celebre compie un gesto simbolico e potentissimo: aprirsi davvero a tutti. Con l’inaugurazione del nuovo percorso di visita “Castello di Gaeta. Oltre i confini”, presentato nella Sala Convegni del monumento angioino, un luogo da sempre percepito come fortezza chiusa diventa oggi un laboratorio di accessibilità, innovazione e inclusione. Un cambio di paradigma che trasforma il castello non solo in una meta turistica, ma in un punto di riferimento culturale per tutto il Lazio meridionale.

 

(TurismoItaliaNews) Il progetto, finanziato dal NextGenerationEU nell’ambito del Pnrr e gestito dal ministero della Cultura, nasce dall’intuizione e dal coordinamento delle docenti Ivana Bruno e Assunta Pelliccio dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale. Intorno a loro si è formato un team multidisciplinare composto da professori, ricercatori e professionisti, con un ruolo decisivo del laboratorio “Museo Facile”, attivo da anni nello sviluppo di tecnologie e metodologie per rendere musei e monumenti accessibili a ogni forma di pubblico.

L’intervento si concentra sulle aree visitabili del castello, un bene dal forte valore identitario, che dal 1995 il Demanio dello Stato ha concesso “in uso perpetuo e gratuito” all’Università perché ne curasse la valorizzazione. Un impegno che oggi si concretizza con un percorso che rimuove barriere fisiche e sensoriali e introduce un sistema di comunicazione innovativo, pensato per accompagnare ogni visitatore, indipendentemente dalle proprie esigenze. “Attraverso il superamento delle barriere fisiche e la realizzazione di un sistema integrato di comunicazione e accessibilità culturale adatto alle esigenze di tutti i tipi di pubblico, il Castello Angioino si presenta oggi in una veste rinnovata: un luogo aperto, accogliente e inclusivo, in grado di favorire una conoscenza ampia e partecipata del patrimonio culturale”, afferma Ivana Bruno, coordinatrice del progetto.

Il Castello abbatte le barriere: Gaeta riscrive l’arte dell’accoglienza con il nuovo percorso di visita

Gaeta

La sfida è culturale prima ancora che architettonica. Rendere un monumento accessibile significa ripensarne il racconto, moltiplicare i linguaggi, dare voce a chi spesso resta ai margini dell’esperienza museale tradizionale. Lo ricorda la direzione del festival collegato al progetto, sottolineando che “l’accessibilità culturale – dai percorsi museali alle arti performative – rappresenta oggi un campo in costante evoluzione, ricco di sperimentazioni e di visioni innovative. Il festival crea uno spazio di incontro e confronto tra professionisti, studiosi, artisti e pubblico, proponendo esperienze accessibili e momenti di approfondimento”.

In questo spirito si inserisce il lavoro della direttrice artistica Emilia Martinelli, che sintetizza l’anima del progetto con un’immagine poetica e inclusiva: “Siamo una moltitudine di puntini, ognuno con la sua forma, il suo colore, la sua voce. Con questo festival vogliamo farne incontrare alcuni, portarli al Castello di Gaeta e lasciare che disegnino nuovi modi di pensare l’arte”. Il risultato è un castello che non rinuncia alla sua storia, ma la restituisce in modo nuovo, trasformandosi da baluardo difensivo in ponte culturale. Un luogo dove turisti, cittadini, scuole e comunità fragili possono finalmente incontrarsi senza confini. E Gaeta, città che ha sempre guardato al mare come via di apertura, porta ora quella stessa vocazione anche tra le sue mura più antiche, riscrivendo il proprio modo di essere destinazione culturale nel panorama italiano.

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