LITUANIA | Jacques Lipchitz torna a Vilnius: le sculture “pellegrine” ritrovano la città che fece nascere un artista

Stampa
images/stories/varie_2026/Vilnius_JacquesLipchitz_SculpturesPilgrims_01.jpg

 

Dodici opere originali ripercorrono l’avventura creativa di uno dei pionieri della scultura cubista. Otto sono esposte al Samuel Bak Museum di Vilnius e quattro nel nuovo museo dedicato all’artista a Druskininkai. Un ritorno simbolico nella città che Lipchitz considerò decisiva per la propria vocazione

Vilnius riannoda uno dei fili più significativi della propria storia artistica del Novecento. Le sculture di Jacques Lipchitz, protagonista dell’avanguardia internazionale e tra i pionieri della scultura cubista, tornano nella città che contribuì in maniera determinante alla formazione della sua sensibilità e alla scelta di diventare artista.

 

(TurismoItaliaNews) La mostra “Jacques Lipchitz. Sculptures–Pilgrims”, organizzata in occasione del 135° anniversario della nascita dello scultore, porta in Lituania dodici opere originali provenienti dall’Institut Valencià d’Art Modern (Ivam), in Spagna. Otto sono presentate al Samuel Bak Museum di Vilnius, mentre altre quattro hanno trovato spazio nel Jacques Lipchitz Museum, recentemente aperto a Druskininkai, sua città natale.

Un itinerario espositivo che attraversa differenti momenti della ricerca di Lipchitz, dalle forme strutturate della stagione cubista alle composizioni successive, progressivamente più fluide, espressive e drammatiche. Un percorso capace, allo stesso tempo, di ricondurre la sua esperienza internazionale alle origini di una vocazione maturata proprio in Lituania.

Da Druskininkai a Vilnius, prima di Parigi

Nato a Druskininkai in una famiglia ebraica, Lipchitz arrivò adolescente a Vilnius per frequentare la Vilnius Drawing School. Parigi e le avanguardie sarebbero entrate nella sua vita più tardi, portandolo a lavorare accanto a personalità come Pablo Picasso e Juan Gris e consegnando le sue creazioni alle collezioni di importanti istituzioni museali internazionali, compreso il Museum of Modern Art di New York.

Prima di tutto questo, però, c’è stata Vilnius. La capitale lituana ha lasciato nel giovane artista un'impronta destinata a sopravvivere alle successive rivoluzioni estetiche. La sua architettura barocca e, in particolare, gli interni scultorei della chiesa dei Santi Pietro e Paolo sono entrate nel patrimonio visivo di Lipchitz molto prima dell'incontro con il Cubismo. “Ho imparato la scultura nelle chiese di Vilnius. Non hanno mai abbandonato i miei occhi. A quei tempi, la scultura doveva semplicemente essere bianca”, avrebbe ricordato successivamente l’artista.

La mostra restituisce un ruolo centrale proprio a questo rapporto. Una sezione specifica approfondisce il legame tra Lipchitz e Vilnius attraverso anche vedute storiche della capitale risalenti all’inizio del XX secolo, realizzate dal fotografo Jan Bułhak. La curatrice Aušra Rožankevičiūtė sottolinea quanto la città sia stata fondamentale nello sviluppo della sensibilità artistica dello scultore e nella sua decisione di intraprendere quella strada. Vilnius, spiega, rimase vivissima nei suoi ricordi per tutta la vita. Lipchitz parlò e scrisse spesso della città, soffermandosi soprattutto sulle sue chiese, sulla loro architettura e sulle decorazioni scultoree che lo avevano profondamente impressionato.

Jacques Lipchitz torna a Vilnius: le sculture “pellegrine” ritrovano la città che fece nascere un artista

Le impronte dell’artista rimaste nella materia

Presentate per la prima volta in Lituania, le dodici sculture permettono di seguire l’evoluzione creativa di Lipchitz attraverso opere molto diverse tra loro. Alcune sono realizzate in materiali fragili come gesso e terracotta, superfici che hanno conservato qualcosa di particolarmente intimo del processo creativo: le impronte digitali e i segni lasciati direttamente dalle mani dello scultore. Tra i lavori più significativi figura “Figure with Musical Instruments”, del 1923, raro bassorilievo in gesso appartenente alla fondamentale stagione cubista dell’artista. La composizione affronta uno dei temi caratteristici del Cubismo, il rapporto tra figura umana e strumenti musicali, traducendolo nella personale ricerca plastica di Lipchitz.

L’esposizione non si limita tuttavia alla sua esperienza cubista. Le opere documentano interessi, trasformazioni e temi che continuarono ad accompagnare lo scultore nel corso della sua carriera. Ne è un esempio “Song of Songs”, realizzata nel 1946. Lipchitz si confronta con il poema biblico dedicato all’amore, alla bellezza e all’unione spirituale contenuto nell’Antico Testamento, rinunciando a una rappresentazione letterale. Il testo viene trasformato in una composizione astratta fatta di forme intrecciate, capaci di suggerire vicinanza e movimento. La data di realizzazione aggiunge all’opera un ulteriore significato. Creata poco dopo la Seconda guerra mondiale, la scultura attribuisce all’amore il valore di un simbolo di speranza e rinnovamento, successivo a una stagione segnata da perdite profonde.

Sculture in viaggio, memoria di una città

Il titolo “Sculptures–Pilgrims” assume così un significato che supera la semplice formula espositiva. Le opere attraversano geografie e stagioni creative, mentre il loro approdo in Lituania riconduce idealmente Lipchitz al punto di partenza della sua esperienza artistica. Otto sculture sono riunite al Samuel Bak Museum di Vilnius; le altre quattro proseguono questo racconto a Druskininkai, nel museo dedicato all’artista. La doppia sede lega il luogo della nascita a quello della formazione, ricomponendo due passaggi essenziali della sua biografia.

Vilnius diventa parte integrante della lettura delle opere. Le architetture barocche, le chiese e le strade che impressionarono Lipchitz da ragazzo sono ancora elementi riconoscibili di una delle più vaste città vecchie barocche sopravvissute in Europa, protetta dall’Unesco. Il visitatore può quindi osservare le sculture e, parallelamente, ritrovare nello spazio urbano alcune delle suggestioni che contribuirono alla nascita della sua visione artistica.

Dalla formazione lituana all’avanguardia parigina, dalle geometrie del Cubismo alle forme più libere e drammatiche della maturità, “Jacques Lipchitz. Sculptures–Pilgrims” racconta così uno dei protagonisti della scultura del XX secolo attraverso un ritorno carico di significato. Le opere hanno viaggiato, la carriera di Lipchitz ha raggiunto i grandi musei internazionali, ma una parte della sua formazione artistica continuò a guardare a Vilnius. Ora quelle sculture sono tornate nella città in cui, ancora adolescente, Jacques Lipchitz scelse di diventare artista.

La mostra al Samuel Bak Museum di Vilnius rimane aperta fino al 22 novembre 2026.

Per saperne di più

Questo sito utilizza cookie, di prima e di terza parte, per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, clicca qui. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la Cookie Privacy...