ROMA | Una città dipinta 2.000 anni fa: alle Terme di Traiano riapre la galleria delle meraviglie con la Città Dipinta e il Grande Mosaico
Un affresco con una città osservata a volo d’uccello, un monumentale mosaico parietale, una veduta portuale appena riemersa dagli scavi e ambienti che raccontano quasi duemila anni di storia. Alle Terme di Traiano, sul Colle Oppio, si conclude il restauro della grande esedra e della galleria sotterranea nell’ambito del Pnrr – Caput Mundi. Parte l’apertura sperimentale al pubblico, con visite guidate gratuite e gruppi di massimo 15 persone.
(TurismoItaliaNews) Roma aggiunge un nuovo capitolo al racconto della sua archeologia e lo fa riportando sotto i riflettori uno dei complessi più affascinanti del Colle Oppio. Il restauro e la valorizzazione della grande esedra sud-occidentale e della galleria sotterranea delle Terme di Traiano sono conclusi: un intervento che non si è limitato a conservare quanto già conosciuto, ma ha permesso agli archeologi di leggere meglio la complessa stratificazione dell’area e di far emergere nuovi frammenti di un passato monumentale ancora capace di sorprendere.
Il progetto, realizzato nell’ambito del programma Pnrr – Caput Mundi, ha interessato gli spazi superiori dell’esedra e la galleria sottostante, puntando contemporaneamente sulla conservazione, sull’accessibilità e sulla possibilità di restituire alla fruizione uno dei siti archeologici più importanti del Colle Oppio. Protagoniste assolute sono due testimonianze eccezionali: la Città Dipinta e il Grande Mosaico, opere che per qualità stilistica e superficie conservata costituiscono un unicum nel panorama archeologico romano e che ora il pubblico potrà osservare da vicino.
Una biblioteca, forse, affacciata sulla vita pubblica
L’esedra sud-occidentale delle Terme di Traiano misura circa trenta metri di diametro e conserva ancora gli indizi della funzione culturale che doveva svolgere nell’antichità. Le due file di nicchie erano probabilmente utilizzate come armadi per custodire libri e documenti, mentre i gradoni avrebbero accolto il pubblico durante letture e riunioni. Davanti all’esedra si sviluppava il portico sorretto dalla galleria sotterranea, oggi uno degli elementi di maggiore interesse del percorso grazie alla presenza della Città Dipinta e del Grande Mosaico.
Lo stesso spazio permette così di attraversare idealmente epoche differenti: dalle testimonianze dell’età neroniano-flavia al grande impianto termale voluto da Traiano tra il I e il II secolo d.C. Una successione di costruzioni, trasformazioni e decorazioni che rende particolarmente complessa e preziosa la lettura archeologica dell’area. “Con questo intervento restituiamo alla città e rendiamo finalmente fruibile un luogo meraviglioso, nel cuore del Colle Oppio, recuperando e valorizzando testimonianze uniche della storia di Roma. Il restauro della Città Dipinta e del Grande Mosaico, insieme alle nuove scoperte emerse dagli scavi, racconta anche la straordinarietà di una città in cui ogni intervento sul patrimonio può riportare alla luce nuovi frammenti di storia e arricchire la conoscenza del nostro passato”, sottolinea il sindaco Roberto Gualtieri.
“È questo uno degli obiettivi più importanti di Caput Mundi – prosegue – un programma che ci ha consentito di intervenire in maniera diffusa sul patrimonio archeologico e culturale della Capitale, coniugando tutela, ricerca e accessibilità e restituendo a romani e visitatori luoghi per troppo tempo poco conosciuti o non accessibili. Le Terme di Traiano sono un nuovo importante tassello di questo grande lavoro di cura e valorizzazione della storia millenaria di Roma”.
La Città Dipinta: Roma custodisce una veduta di duemila anni fa
Tra gli esiti più suggestivi del progetto spicca il recupero della Città Dipinta. L’affresco, esteso per circa dieci metri quadrati, offre una sorprendente veduta a volo d’uccello di una città cinta da mura e torri, con edifici raffigurati secondo una costruzione prospettica. La decorazione non appartiene alle Terme di Traiano propriamente dette: faceva parte di un edificio precedente alla loro costruzione ed è databile al I secolo d.C. Un particolare decisivo per comprendere la successione delle diverse fasi monumentali che hanno interessato questa porzione del Colle Oppio.
Il restauro ha permesso di migliorarne sia la conservazione sia la leggibilità. Gli interventi hanno previsto un trattamento biocida preventivo, la rimozione dei depositi superficiali, il consolidamento e le stuccature necessarie. Il risultato consente oggi di avvicinarsi a una testimonianza figurativa di eccezionale suggestione: un paesaggio urbano antico che torna leggibile dopo secoli e che contribuisce a raccontare ciò che esisteva in quest'area prima della realizzazione del gigantesco complesso termale traianeo.
Il Grande Mosaico e la monumentale scena teatrale
Poco distante, la galleria custodisce un'altra presenza straordinaria. Il Grande Mosaico apparteneva a un’ampia sala sulla quale si affacciava un ninfeo. Sulle pareti, riportate alla luce per circa cinque metri di altezza, la composizione musiva crea una raffinata struttura architettonica interpretata come una scaenae frons teatrale. La decorazione è organizzata su due registri, popolati da statue e personaggi reali, e permette di intuire la magnificenza originaria dell’ambiente. Le indagini archeologiche e l’approfondimento dello scavo condotti nell’ambito del progetto Pnrr hanno aggiunto un elemento ulteriore alla conoscenza del complesso. È infatti riemersa un’altra fascia decorata a mosaico con una veduta di città portuale: una sequenza di edifici probabilmente affacciati sul mare e riconducibili al motivo delle cosiddette “ville marittime”. Una scoperta che amplia ulteriormente la superficie decorata conosciuta e offre nuovi elementi per ricostruire l’aspetto originario della sala.
Sotto il mosaico, marmi e una nicchia alta oltre due metri
Le sorprese non finiscono con la nuova veduta portuale. Scendendo più in profondità, sotto la decorazione musiva, gli archeologi hanno individuato i resti di un rivestimento formato da grandi lastre marmoree. Al centro della parete è inoltre emersa una nicchia, anch’essa rivestita in marmo, alta circa 2,20 metri. Elementi preziosi per comprendere la scala monumentale dell’ambiente: le sue pareti, riccamente decorate, dovevano infatti raggiungere un’altezza di circa dodici metri. Anche questo complesso è databile alla seconda metà del I secolo d.C. e appartiene dunque a una fase precedente rispetto alla costruzione delle Terme di Traiano. Gli scavi restituiscono così l’immagine di una successione architettonica particolarmente articolata, nella quale le grandi terme imperiali si sovrapposero e integrarono con strutture già esistenti.
Una nuova visita tra archeologia e servizi
Il progetto non si è concentrato soltanto sulle decorazioni e sulle indagini archeologiche. Una parte importante dell’intervento riguarda la fruizione, con nuovi servizi e soluzioni destinate ad accompagnare il visitatore dalla galleria sotterranea alla grande esedra superiore. L’ambiente accanto all’ingresso della galleria è stato destinato a punto di accoglienza e bookshop. Una passerella collega ora le due parti della galleria passando al di sopra del vano del Grande Mosaico, consentendo di organizzare il percorso attorno a uno dei punti più spettacolari dell’intero complesso.
Un ampio ambiente triangolare accoglie invece le fistulae, le antiche tubature in piombo appartenenti alla rete di approvvigionamento idrico delle Terme. Anche l’area dell’esedra è stata oggetto di un articolato programma di interventi. Sono state condotte indagini sulla vulnerabilità sismica e strutturale, comprese prove di carico sulla volta della galleria sottostante. Nuovi percorsi pedonali e aree di sosta panoramiche accompagnano la visita all’aperto, mentre gli spazi verdi sono stati risistemati e un nuovo impianto di illuminazione serve sia le aree destinate al pubblico sia le strutture archeologiche. Un sistema di sedute a cavea consentirà inoltre di utilizzare l’area per concerti, conferenze ed eventi. Il progetto comprende un collegamento verticale meccanizzato tra il livello superiore e quello inferiore e nuovi allestimenti didattici pensati per ampliare gli strumenti di conoscenza a disposizione dei visitatori.
Le terme volute da Traiano e progettate da Apollodoro di Damasco
Alle spalle delle nuove scoperte resta la dimensione colossale del progetto imperiale. Le Terme di Traiano furono costruite per volontà dell’imperatore su progetto di Apollodoro di Damasco, il più celebre architetto dell’epoca, e inaugurate il 22 giugno del 109 d.C. Il complesso occupava circa 60.000 metri quadrati e sorgeva su un grande terrazzamento del Colle Oppio, inglobando strutture precedenti, compresi alcuni ambienti della Domus Aurea. Intorno al corpo termale si estendeva una vasta area verde porticata. Il complesso non era concepito esclusivamente per la cura del corpo: sport, svago e cultura partecipavano a una concezione molto più ampia della vita pubblica e sociale. La grande esedra con le sue probabili funzioni culturali ne rappresenta una testimonianza eloquente. E proprio il recupero di questo spazio consente oggi di leggere le Terme non soltanto come un monumentale stabilimento termale, ma come uno dei grandi scenari della vita collettiva della Roma imperiale.
Prime visite dal 12 settembre, in gruppi di 15 persone
Il ritorno del pubblico sarà graduale. La delicatezza della Città Dipinta e del Grande Mosaico richiede infatti un'apertura sperimentale che permetta di monitorare e valutare l’impatto della presenza antropica sulla conservazione delle opere. Il primo appuntamento è fissato per sabato 12 e domenica 13 settembre. Per il resto del mese la galleria sotterranea e l’esedra saranno visitabili durante i fine settimana attraverso visite guidate gratuite, in lingua italiana e su prenotazione. Dal 2 ottobre le visite saranno invece organizzate dal venerdì alla domenica. Ogni giornata prevede sei turni, alle 10, 11, 12, 13, 14 e 15, ciascuno riservato a un massimo di 15 partecipanti.
Una formula necessariamente raccolta per entrare in contatto con decorazioni rimaste a lungo sottratte allo sguardo del grande pubblico. La Città Dipinta, il Grande Mosaico e le nuove testimonianze emerse dagli scavi trasformano così la galleria delle Terme di Traiano in un percorso attraverso più stagioni della Roma antica: una storia costruita per sovrapposizioni, ora nuovamente leggibile sotto e sopra il Colle Oppio.
Per maggiori nformazioni sulle visite guidate: www.sovraintendenzaroma.it



