Viaggio al centro della Terra: a San Venanzo nel cratere del vulcano per scoprire la venanzite, la roccia unica al mondo (c’è solo qui)
Giovanni Bosi, San Venanzo / Umbria
Benvenuti nella città dei vulcani. Sì, proprio in Umbria, ve lo sareste mai aspettato? Il cuore verde d’Italia è l’unico posto al mondo dove si trova, si conserva e si ammira la Venanzite, roccia vulcanica che è un unicum nel suo genere e che si può osservare in quelli che un tempo erano i crateri di ben tre vulcani, oggi fulcro del Parco Vulcanologico, vero e proprio museo all’aria aperta. Benvenuti nel passato: 265.000 anni fa. A San Venanzo, naturalmente.
(TurismoItaliaNews) E’ suggestivo pensare a quello che è successo qui. Adesso è un luogo straordinariamente ameno, dal verde lussureggiante. Eppure un tempo era tutta un’altra cosa. Niente affatto ospitale. Siamo a San Venanzo, in provincia di Terni, propaggine del monte Peglia e territorio a due passi da Todi e dall’Orvietano, dove il corso del Tevere vi serpeggia sinuoso. Se l’avventura vi piace e siete curiosi di capire come la Terra ha cambiato il suo aspetto nel corso di migliaia e migliaia di anni, questo borgo è il posto giusto. La cittadina è sorta sul bordo di un cono vulcanico di tufo ed è la testimonial del vulcanismo in Umbria: possiede infatti uno dei quattro musei in Italia dedicati a questo fenomeno, gli altri sono quelli dell’Etna, dell’Osservatorio Vesuviano e di Pantelleria.
La star del posto, un “alieno” nel campo della mineralogia mondiale, è la Venanzite, unica nel suo genere. Un regalo straordinario dei vulcani. Quando la vedi e la tocchi provi la sensazione di essere al cospetto della Kryptonite, quel minerale immaginario presente nell’Universo Dc conseguenza dell’esplosione di Krypton, il pianeta natale di Superman e di Supergirl. A ben guardare il riferimento può perfino essere legittimo, nel senso che questa roccia molto rara, derivata dal consolidamento della lava, si può trovare soltanto qui. E se ne sollevate un pezzo, vi renderete subito conto di quale sia il suo peso specifico…
Talmente unica, affascinante e suggestiva che qui a San Venanzo arrivano geologi e studiosi da tutto il mondo per studiarla. E quando arrivano, non disdegnano di lasciare autografi e dediche sul muro dell’atrio del Museo Vulcanologico, che fa pendant con il Parco Vulcanologico, ospitato all’interno di un antico edificio nel centro storico del borgo, a poca distanza dal parco della Villa Comunale. “Il Museo Vulcanologico è nato con il preciso intento di valorizzare l'area vulcanica sulla quale sorge San Venanzo, sottolineandone le singolarità e le caratteristiche” ci spiega il professor Federico Famiani, geologo, guida naturalistica, escursionistica ed ambientale, grande esperto di rocce e fossili. E in effetti visitare il museo con lui come cicerone, è un valore aggiunto meraviglioso. “La funzione del museo è quindi quella di illustrare in maniera divulgativa il significato geologico ed ambientale di eruzioni verificatesi 265.000 anni fa e di preparare il visitatore all’escursione al Parco Vulcanologico, luogo in cui si raffreddò la Venanzite, lava unica al mondo e roccia simbolo di questo borgo” aggiunge Federico.
L’area si è sviluppata intorno a 3 piccoli vulcani (diametro di circa 500 metri ed altezza 30 metri al massimo) attivi come detto circa 265.000 di anni fa, precisamente Mar di San Venanzo, dove oggi sorge l’omonima località di San Venanzo; quindi l’Anello di tufo di Pian di Celle, circa 800 metri a sud, e l’Anello di lapilli di Celli, a 500 metri a est di Pian di Celle. Oltre alla visione di coni, crateri e colate laviche, Museo e Parco Vulcanologico di San Venanzo offrono la possibilità di ammirare alcune rocce e minerali rari, di cui la più famosa è proprio la Venanzite, che ha diffuso il nome della località di San Venanzo nel mondo.
Questa piccola Area Naturale Protetta, zona con caratteri eccezionali sotto il profilo geologico,è parte integrante del Sistema Territoriale di Interesse Naturalistico Ambientale Monte Peglia e Selva di Meana, territorio che si estende per circa 44.000 ettari da San Venanzo al lago di Corbara, fino al confine con i boschi del Monte Rufeno, nell’alto Lazio. Un suggestivo sentiero didattico di circa 800 metri, ricavato all’interno della colata lavica de “Le Selvarelle” (sottoposta ad attività estrattiva negli anni Settanta) conduce il visitatore all'interno di un vulcano in sezione e consente di fare osservazioni da un punto di vista decisamente inusuale.
E pensate anche ad un’Umbria decisamente diversa. Nei terreni quaternari della regione sono stati rinvenuti i resti di una fauna tipica di climi caldi, che attualmente ha riscontro solo in Africa: elefanti, bovidi, scimmie, carnivori simili a pantere e poi ippopotami cervi, rinoceronti e altro ancora. Una paleo-ricostruzione esposta nel Museo di San Venanzo descrive un Mammuthus Meridionalis alto circa 4,2 metri (era l’animale dominante in Europa), il Leptobos vallisarni, simile ad una grossa antilope; il Macaca sylvana, un primate abbastanza vicino all’attuale scimmia di Gibilterra; e il Megantereon cultridens, una specie di grosso gatto, alto alla spalla 70 centimetri, capace di uccidere grandi prede.
Ma c’è anche dell’altro da vedere: tra i reperti più importanti conservati all'interno del percorso espositivo ci sono pure l'uovo di dinosauro ed il cranio di Elephas meridionalis, rinvenuto nei pressi dell’area. Tutto questo nei tre percorsi del museo: il primo itinerario, “L’età di Gea”, spiega l'evoluzione del pianeta Terra attraverso il succedersi delle ere geologiche, scandite dalla comparsa e scomparsa delle specie vegetali ed animali; il secondo percorso, "La forza creatrice dei vulcani", è invece un percorso più concettuale e dà la possibilità di avvicinarsi ad alcuni argomenti cruciali come il fenomeno vulcanico a scala planetaria, i rischi e i vantaggi offerti all'uomo dai vulcani, la loro importanza nell,ecosistema terrestre e il contributo che hanno dato alla conoscenza della struttura interna del nostro pianeta.
Se i vulcani vi intrigano e l’adrenalina di entrare a contatto con il centro della Terra, allora San Venanzo fa per voi!








