Uccialì, il calabrese che divenne signore del mare: dal convento mancato alla conquista di Lepanto

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Giovanni Bosi, Crotone / Calabria

Davanti alle acque cristalline di Le Castella, il piccolo borgo affacciato sullo Ionio, è nato nel 1519 un uomo destinato a solcare tutti i mari e a lasciare un’impronta indelebile nella storia del Mediterraneo. Il suo nome era Giovan Dionigi Galeni, ma il mondo lo avrebbe conosciuto come Uccialì, il “calabro-turco”, corsaro, pascià, ammiraglio dell’Impero ottomano. Una figura complessa, sospesa tra due mondi – quello cristiano e quello islamico – tra fede e sopravvivenza, destino e ambizione. Una figura, insomma, intrigante.

 

(TurismoItaliaNews) Figlio di umili contadini di Motta Sant’Agata, il giovane Galeni stava per intraprendere la via monastica quando, nel 1536, una razzia ottomana sconvolge la sua vita: catturato dai corsari di Khayr al-Dīn Barbarossa, viene incatenato ai remi di una galera e condotto nel Mediterraneo musulmano. Anni di prigionia e dure prove lo trasformano: convertitosi all’Islam per salvarsi la vita dopo un tragico alterco, diventa Ulūǵ ʿAlī, “Ali il Grande”, e inizia la sua ascesa vertiginosa nella marina ottomana.

Le Castella

La battaglia di Lepanto (nota anche come battaglia delle Echinadi o delle Curzolari), uno storico scontro in cui la flotta dell'impero ottomano subì una clamorosa sconfitta a opera della Lega santa, diede alle armi piemontesi, che vi presero parte con la flotta comandata dall'ammiraglio Andrea Provana, un gran lustro

Da semplice rematore, Uccialì si fa strada grazie a una mente strategica e un coraggio fuori dal comune. Comandante della flotta di Alessandria, poi pascià di Tripoli e bey di Algeri, costruisce la sua leggenda sulle rotte del Mediterraneo, tra battaglie, incursioni e colpi di audacia. Le sue galere portano il terrore lungo le coste italiane e spagnole, ma anche ammirazione per l’abilità con cui sa governare il mare e i suoi uomini.

Il suo nome diventa celebre dopo la Battaglia di Lepanto del 1571, lo scontro epocale tra la Lega Santa e la flotta ottomana. Mentre gran parte dei comandanti turchi periva, Uccialì è l’unico a mantenere il controllo, riuscendo a salvare trenta navi e a riportare a Costantinopoli lo stendardo dei Cavalieri di Malta. Per quell’impresa, il sultano Selim II lo insignisce del titolo di kapudan-ı derya, grande ammiraglio della flotta ottomana, e lo ribattezza Kılıç Alì, “Ali la Spada”. La sua carriera non si ferma lì: ricostruisce la flotta distrutta in soli dodici mesi, riconquista Tunisi nel 1574 e progetta opere imponenti, come la moschea di Tophane a Istanbul, che ancora oggi porta il suo nome. Le cronache raccontano che ha accumulato immense ricchezze, ha fondato un villaggio chiamato “Nuova Calabria” e mantenuto sempre un fascino enigmatico, diviso tra l’orgoglio per le sue origini e la lealtà verso il sultano.

Nel nome di Uccialì il collegamento tra Calabria e Algeria è forte

Nel nome di Uccialì il collegamento tra Calabria e Algeria è forte

E’ morto nel 1587 nella sua residenza di Istanbul, tra onori e leggende. Alcuni racconti vogliono che, in punto di morte, sia tornato al cristianesimo o che, di nascosto, fosse tornato in Calabria per abbracciare la madre. Forse verità, forse mito: di certo "Uccialì rimane una delle figure più affascinanti e contraddittorie del XVI secolo, un uomo che dal piccolo borgo di Le Castella è arrivato a dominare i mari e a cambiare il destino del Mediterraneo" sottolinea Yassine Bensaci, presidente dell'Associazione Italo-Algerina che lavora per la valorizzazione di questa figura storica legata a doppio filo a Calabria e Algeria.

Oggi, nella piazza principale del suo paese natale, un busto in bronzo ne custodisce la memoria. E tra le onde che lambiscono le mura del castello aragonese sembra ancora risuonare il richiamo di quel giovane calabrese che scelse il mare come destino e l’eternità come dimora.

Le Castella

Le Castella

Le Castella tra incursioni ottomane, abbandoni e rinascite

All’estremità orientale del golfo di Squillace, dove il blu del Mar Ionio incontra le coste selvagge dell’Area Marina Protetta di Capo Rizzuto, sorge uno dei luoghi più suggestivi della Calabria: la fortezza di Le Castella. Collegato alla terraferma da un sottile lembo di sabbia, l’isolotto che la ospita sembra fluttuare tra acqua e cielo, in un perfetto equilibrio tra natura e architettura. La sua storia affonda le radici nell’antichità: gli scavi archeologici hanno rivelato tracce di insediamenti risalenti alla seconda metà del IV secolo a.C., probabilmente collegati alla potente Kroton.

Ma l’attuale impianto della fortezza risale all’età angioina, quando la torre cilindrica, ancora oggi visibile in tutta la sua imponenza, divenne simbolo di controllo sul golfo. Nei secoli successivi, sotto gli Aragonesi, il castello assunse la forma odierna grazie ai lavori voluti da Alfonso II di Napoli, completati dal conte Andrea Carafa, che aggiunse bastioni quadrangolari di ispirazione spagnola per rafforzarne la difesa.

Le Castella

Tra incursioni ottomane, abbandoni e rinascite, Le Castella ha attraversato la storia mantenendo intatta la sua identità. Passeggiare tra i suoi bastioni, le antiche botteghe e i resti della piccola chiesa interna significa compiere un viaggio nel tempo, tra leggende di pirati e racconti di mare. Oggi, questo capolavoro di pietra immerso nel mare è una delle mete più amate della costa ionica calabrese: un luogo dove la storia si specchia nell’acqua e ogni tramonto sembra rievocare il fascino di un passato senza tempo.

 

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