A mille metri il vino sfida la montagna: a Cupi di Visso la vigna che coltiva l’altitudine (e la tradizione)

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Nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, la Cantina Coppacchioli Tattini conduce 4,8 ettari biologici in condizioni estreme. Filari sotto la neve per due mesi, fortissime escursioni termiche, lavorazioni manuali e produzioni limitate: un’esperienza di viticoltura eroica legata alle peculiarità ambientali della Sinclinale Camerte e alla riscoperta del Vissanello.

 

di Giovanni Bosi Visso / Marche

A mille metri di quota la vite deve imparare a convivere con la montagna. Il freddo, la neve che può coprire i filari per due mesi, le stagioni brevi, le escursioni termiche marcate e una morfologia che lascia pochissimo spazio alla meccanizzazione trasformano ogni grappolo in una conquista. È questa l’esperienza che la Cantina Coppacchioli Tattini, a Cupi di Visso, nelle Marche, porta avanti all’interno del Parco dei Monti Sibillini: una viticoltura eroica costruita giorno dopo giorno su un poggio baciato dal sole, oltre i mille metri sul livello del mare.

 

(TurismoItaliaNews) L’altitudine non è soltanto un dato geografico. È il tratto distintivo dell’azienda, la condizione che determina il lavoro e scandisce il rapporto con il vigneto. Quello di Cupi è il vigneto più alto delle Marche e del Centro Italia e il terzo in Italia per altitudine. Qui aria pura, luce intensa, clima continentale, ventilazione ed escursioni termiche accompagnano una produzione volutamente limitata, nella quale quantità e velocità cedono il passo alla cura manuale e alla ricerca di un’identità precisa. Tra mille difficoltà, come è facile intuire. Eppure la passione è tanta.

A mille metri il vino sfida la montagna: a Cupi di Visso la vigna che coltiva l’altitudine (e la tradizione)

A mille metri il vino sfida la montagna: a Cupi di Visso la vigna che coltiva l’altitudine (e la tradizione)

A mille metri il vino sfida la montagna: a Cupi di Visso la vigna che coltiva l’altitudine (e la tradizione)

Visitare questo luogo permette di comprendere subito quanto il vino sia inseparabile dal paesaggio che lo genera. Ad accompagnarci è Thierry Gonzales, che attraverso la sua esperienza svela caratteristiche e segreti della cantina, dei vigneti e delle tecniche utilizzate. Il racconto parte inevitabilmente dalla quota, perché a mille metri la natura non è un semplice scenario: diventa protagonista del processo produttivo.

La Cantina Coppacchioli Tattini nasce nel 2016 come azienda agricola di nicchia e a produzione limitata, con l’obiettivo di recuperare e valorizzare la tradizione vitivinicola dell’entroterra marchigiano, storicamente legata alla cultura del “vino del pastore”. Alla base del progetto c’è l’esperienza internazionale della famiglia. Il fondatore, Angelo Coppacchioli, è stato ingegnere dell’Eni e oggi l’attività viene portata avanti dalle figlie Gaia e Ginevra, fra “mille sacrifici e un milione di soddisfazioni”. Sono 4,8 gli ettari coltivati in regime biologico, per una produzione complessiva che mediamente si aggira intorno alle 15mila bottiglie. La filiera è chiusa: vengono utilizzate esclusivamente uve provenienti dai vigneti di proprietà e le lavorazioni sono condotte artigianalmente. Potatura, gestione della chioma e vendemmia richiedono l’intervento diretto dell’uomo, con un controllo puntuale delle singole piante e una selezione accurata dell’uva.

“Queste bottiglie – sottolinea Angelo Serri, direttore di Tipicità, che ci accompagna nella visita – sono il risultato di un progetto di passione e resilienza su un terreno calcareo, a una quota difficile, dove le insidie sono tante; tutte le lavorazioni sono manuali”.

A mille metri il vino sfida la montagna: a Cupi di Visso la vigna che coltiva l’altitudine (e la tradizione)

A mille metri il vino sfida la montagna: a Cupi di Visso la vigna che coltiva l’altitudine (e la tradizione)

A mille metri il vino sfida la montagna: a Cupi di Visso la vigna che coltiva l’altitudine (e la tradizione)

La Sinclinale Camerte, il paesaggio diventa parte del vino

A rendere ancora più particolare questa esperienza è il contesto ambientale nel quale i filari sono inseriti. Cupi ricade nella zona della Sinclinale Camerte, una piccola porzione delle Marche caratterizzata dalle colline che delimitano le superfici pianeggianti dei fondovalle alluvionali, dalla valle del fiume Potenza a quella del fiume Esino. Un territorio che costituisce un raro esempio di utilizzo continuo e vitale delle peculiarità geologiche a fini agricoli e che presenta un clima continentale esclusivo di valle chiusa dal mare. Un patrimonio che punta anche alla candidatura a sito Unesco e che, per la Cantina Coppacchioli Tattini, rappresenta qualcosa di molto concreto: il terreno sul quale misurarsi quotidianamente.

La montagna detta le regole. Per due mesi la vigna può rimanere sotto la neve; le stagioni utili al lavoro sono più brevi e le condizioni pedoclimatiche richiedono scelte agronomiche rigorose. L’altitudine e la morfologia rendono impossibile una meccanizzazione significativa. Il vigneto diventa così uno spazio da conoscere pianta per pianta, seguendo ritmi incompatibili con una produzione intensiva.

“La nostra azienda opera in un contesto di viticoltura eroica d’alta quota, in un’area in cui le condizioni pedoclimatiche impongono scelte agronomiche rigorose e un approccio fortemente manuale alla gestione del vigneto. Ci troviamo nel vigneto più alto delle Marche, tra i più elevati a livello nazionale, in un ambiente montano caratterizzato da forti pendenze, escursioni termiche marcate e ventilazione costante”.

La conduzione biologica certificata esclude l'impiego di diserbanti chimici e punta sulla gestione sostenibile del suolo e sulla tutela della biodiversità. Attorno ai filari l’ambiente montano continua a seguire i propri cicli: fioriture spontanee, impollinatori, bosco e fauna compongono un ecosistema con cui la vigna deve mantenere un equilibrio costante. Prima ancora dell’uva, insomma, qui si coltiva una relazione con il territorio.

A mille metri il vino sfida la montagna: a Cupi di Visso la vigna che coltiva l’altitudine (e la tradizione)

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Il ritorno del Vissanello

Tra i filari emerge anche una storia di recupero. È quella del Vissanello di Cupi di Visso, un Pecorino arcaico che si dice sia nato proprio da queste parti. Un vitigno raro, riportato al centro di un progetto che intreccia produzione, ricerca e salvaguardia della biodiversità. “Uno degli elementi che ci rende unici – spiega Thierry Gonzales – è il recupero di un vitigno raro e antico: il Vissanello di Cupi di Visso. Da questo progetto nasce il Primodicupi, simbolo di una visione che unisce tradizione, studio e ricerca. Non solo vino, ma un gesto concreto di tutela del territorio e della sua biodiversità”. Il vino ottenuto dal Vissanello viene prodotto unicamente in acciaio, lasciando che siano le caratteristiche dell’uva e dell’ambiente d’alta quota a costruirne l’espressione. Freschezza, acidità e profumi diventano così il linguaggio attraverso il quale raccontare una vigna sottoposta a condizioni estreme.

Duemila bottiglie e il remuage fatto a mano

La storia della Coppacchioli Tattini nasce anche con una precisa vocazione spumantistica. Gli spumanti Metodo Classico Millesimati vengono realizzati a filiera chiusa e seguendo manualmente anche i passaggi più delicati. Tra questi c’è il remuage, l’antico procedimento destinato a raccogliere il deposito sul collo della bottiglia attraverso progressivi movimenti di rotazione. Il remuer interviene sulle singole bottiglie ogni giorno, più volte al giorno e nel momento ritenuto adeguato, alla ricerca di un perlage fine, persistente e delicato. Anche la sboccatura procede su numeri ridotti: cento bottiglie alla volta.

Le bottiglie sono numerate interamente a mano e la produzione arriva complessivamente a circa duemila esemplari per varietale. La permanenza sui lieviti varia dai 20 mesi di un’edizione limitata, dal carattere più “esplosivo”, fino a oltre 60 mesi. Poi c’è una produzione ancora più rara: Pecora Fuorigregge, spumante Vissanello realizzato in appena cento bottiglie, con almeno sette anni di permanenza sui lieviti. Una scelta che porta all’estremo la filosofia della cantina: numeri piccoli, tempi lunghi e interventi manuali.

A mille metri il vino sfida la montagna: a Cupi di Visso la vigna che coltiva l’altitudine (e la tradizione)

A mille metri il vino sfida la montagna: a Cupi di Visso la vigna che coltiva l’altitudine (e la tradizione)

A mille metri il vino sfida la montagna: a Cupi di Visso la vigna che coltiva l’altitudine (e la tradizione)

Dal filare al calice, la degustazione diventa esperienza

Per capire fino in fondo un vino nato a questa quota non basta però stappare una bottiglia. Bisogna osservare i filari, percepire il clima, entrare in cantina e ascoltare il racconto delle lavorazioni. È su questo principio che sono costruiti i percorsi di degustazione proposti dall’azienda. “Le degustazioni nascono dal desiderio di condividere la viticoltura di montagna, il territorio e i vini che ne esprimono l’identità – racconta Thierry – un’esperienza autentica che permette di entrare nella produzione, tra vigneti, cantina e racconti legati a una terra unica”.

Ogni percorso comprende la visita guidata al vigneto e alla cantina, con l’illustrazione della filosofia produttiva, delle tecniche utilizzate e delle caratteristiche ambientali che incidono sulla produzione. Il passaggio dall’uva al calice diventa così leggibile, concreto, legato a gesti che conservano una forte componente artigianale. È proprio camminando fra questi filari che l’espressione “viticoltura eroica” perde qualsiasi connotazione retorica. Significa lavorare a oltre mille metri, accettare due mesi di neve, rinunciare a gran parte della meccanizzazione, affrontare forti escursioni termiche e intervenire manualmente su ogni fase essenziale. Significa anche scegliere di produrre meno per controllare meglio, affidando il risultato a un equilibrio fragile fra competenza tecnica e natura.

A mille metri il vino sfida la montagna: a Cupi di Visso la vigna che coltiva l’altitudine (e la tradizione)

A mille metri il vino sfida la montagna: a Cupi di Visso la vigna che coltiva l’altitudine (e la tradizione)

A Cupi di Visso l’altitudine diventa così una firma. La Cantina Coppacchioli Tattini non prova ad addomesticare la montagna, ma costruisce il proprio vino seguendone regole e limiti. In questa porzione della Sinclinale Camerte, tra i Monti Sibillini, i filari raccontano una forma di agricoltura che continua a essere vitale proprio perché accetta la complessità del territorio. E a mille metri ogni bottiglia finisce per custodire anche la misura della fatica necessaria a produrla.

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