Sulle tracce di Mozart a Bressanone: 270 anni dopo, la Hofburg torna a raccontare il giovane Wolfgang
Aveva appena tredici anni Mozart al suo primo arrivo a Bressanone, nel dicembre 1769. Qui suonò, tornò più volte e intrecciò rapporti con la corte dei principi vescovi Spaur. A 270 anni dalla nascita del compositore, dal 24 al 27 settembre la città rinnova quel legame con la quarta edizione di “Mozart & Friends”
Bressanone – ovvero Brixen - conserva una storia che si può ancora leggere attraverso la musica. Facciate barocche, portici, il Duomo e la Hofburg compongono lo scenario di una città che per Wolfgang Amadeus Mozart non rappresentò soltanto una sosta lungo la strada verso l’Italia. Fu occasione di incontri, amicizie, esecuzioni e composizioni, una piccola ma significativa tessera nel percorso artistico di un ragazzo destinato a diventare uno dei più grandi protagonisti della storia della musica.
(TurismoItaliaNews) Il rapporto tra Mozart e Bressanone riemerge con particolare forza a 270 anni dalla nascita del compositore. Non come semplice esercizio della memoria, ma attraverso un’eredità che continua a dialogare con il presente. Dal 24 al 27 settembre torna infatti “Mozart & Friends”, giunto alla quarta edizione e unico festival dell’Alto Adige specificamente dedicato alla musica e alla vita di Wolfgang Amadeus Mozart. Coordinata da Pro Cultura e dal musicologo Giacomo Fornari, la manifestazione sceglie di raccontare Mozart mettendolo in relazione con il suo tempo: i contemporanei, le influenze, le amicizie artistiche, gli incontri che contribuirono a costruire il suo universo musicale. Concerti, approfondimenti e incontri compongono così un racconto che rinuncia all’immagine immobile del genio celebrato a distanza per recuperare piuttosto l’uomo, l’artista e la sorprendente modernità della sua musica.
Quel ragazzo di tredici anni arrivato attraverso la neve
Bisogna tornare al dicembre del 1769 per ritrovare la prima traccia di Mozart a Bressanone. Wolfgang Amadeus aveva appena tredici anni ed era all’inizio del suo primo viaggio in Italia. I passi erano innevati e il percorso impegnativo. Attraversare le Alpi significava affrontare un viaggio ben diverso da quello che separa oggi il mondo germanico dall’Italia. Bressanone, capoluogo della Valle Isarco, occupava una posizione particolare lungo quell’itinerario: una cerniera culturale tra nord e sud, tra sensibilità differenti destinate a incontrarsi anche nella formazione del giovane musicista. Mozart avrebbe assorbito molto dai suoi viaggi italiani. Bressanone ha partecipato a quell’esperienza attraverso un ambiente capace di coniugare rigore nordico e apertura mediterranea, spiritualità e vivacità culturale, tradizione e curiosità. Il passaggio del tredicenne tra il Duomo e la Hofburg non è rimasto un episodio isolato.
Mozart, gli Spaur e una messa rimasta a Bressanone
E proprio questa continuità restituisce alla città un ruolo che va oltre quello di una stazione intermedia lungo il tragitto verso l’Italia. Alla corte dei principi vescovi Spaur, Mozart ha trovato un ambiente colto e sensibile alla musica, capace di riconoscere il talento eccezionale del giovanissimo compositore. Il rapporto non si è esaurito nelle esecuzioni. Per Franz Josef Spaur, Mozart ha composto un’intera messa, la Messa KV 257, opera ampia e solenne che assume un significato ancora più particolare considerando la giovane età del suo autore. Una testimonianza concreta di quella relazione è rimasta proprio a Bressanone. Il manoscritto è infatti conservato nell’archivio della Hofburg e reca le correzioni autografe di Leopold Mozart. Padre e figlio riaffiorano così dalle pagine della partitura: non soltanto due grandi nomi della storia musicale, ma due persone impegnate nel lavoro, nel confronto e nella costruzione della musica. Quelle correzioni diventano una traccia materiale di una presenza. Un documento che avvicina il racconto storico alla dimensione quotidiana del comporre, studiare e perfezionare una partitura.
11 e 12 dicembre 1771, due serate alla Hofburg
Altri due giorni permettono di restringere ulteriormente la distanza tra la Bressanone contemporanea e quella frequentata da Mozart: 11 e 12 dicembre 1771. In quelle due serate Wolfgang Amadeus ha suonato nella Hofburg insieme a Ignaz Josef Spaur. Date precise, quasi fotogrammi di un tempo lontano, che consentono di immaginare la musica in una dimensione profondamente differente rispetto al grande concerto moderno. L’esecuzione diventava relazione, incontro, esperienza condivisa all’interno di spazi raccolti. La Hofburg continua a custodire quella memoria anche attraverso la propria funzione culturale. Nell’ala imperiale dell’edificio storico, negli stessi ambienti legati alle esecuzioni di Mozart, ancora oggi si tengono concerti. Tra gli strumenti utilizzati figura anche un fortepiano dell’epoca mozartiana, capace di restituire sonorità che riconducono direttamente al mondo musicale del XVIII secolo. Il legame tra passato e presente assume così una forma concreta: non soltanto documenti da conservare e vicende da raccontare, ma musica che torna a essere eseguita negli spazi attraversati dallo stesso compositore.
Bressanone, crocevia tra due culture
Immaginare Mozart ragazzo lungo le strade di Bressanone significa anche ricostruire uno dei passaggi fondamentali della sua crescita. Un giovane musicista in movimento attraverso l’Europa, curioso, immerso in ambienti culturali differenti, continuamente esposto a nuovi linguaggi e suggestioni. I viaggi italiani sono stati decisivi per la sua evoluzione artistica e Bressanone ha partecipato a quel processo grazie alla propria posizione di incontro tra due mondi. È forse proprio questa caratteristica a rendere ancora attuale il rapporto tra la città e Mozart. Bressanone esprime un equilibrio che sembra riflettersi nella stessa esperienza musicale: cultura alpina e apertura verso sud, dimensione spirituale e fermento artistico, memoria e capacità di rinnovarsi. A distanza di oltre due secoli e mezzo, le tracce di quei passaggi non appartengono soltanto agli archivi.
“Mozart & Friends”, il passato torna a suonare
Dal 24 al 27 settembre, “Mozart & Friends” riprende questo filo e lo trasforma in esperienza culturale. La scelta stessa del nome indica la prospettiva del festival: Mozart non viene isolato dal proprio contesto, ma raccontato attraverso le persone, le influenze e le relazioni artistiche che contribuirono a formarlo. È un modo per sottrarre il compositore al piedistallo della celebrazione e restituirgli vitalità. Il genio rimane, naturalmente, ma accanto al genio riappare il ragazzo che viaggiava con il padre, il musicista che incontrava altri musicisti, l’autore che scriveva e correggeva, l’artista che assorbiva culture differenti e trasformava ogni esperienza in materia musicale.
Bressanone diventa così qualcosa di più dello scenario del festival. È parte integrante del racconto. Passeggiare tra le facciate barocche, i portici e i cortili della città significa attraversare spazi che conservano il ricordo di quel giovane viaggiatore. Alla Hofburg la relazione diventa ancora più evidente: Mozart vi suonò, il suo passaggio è documentato, una sua partitura è custodita nell’archivio e la musica continua a risuonare negli stessi ambienti. “Mozart & Friends” raccoglie questa eredità senza trasformarla in una commemorazione statica. A 270 anni dalla nascita di Wolfgang Amadeus Mozart, Bressanone sceglie ancora una volta la musica per raccontare il proprio rapporto con lui.
E quelle note, dopo oltre due secoli e mezzo, hanno ancora una città pronta ad ascoltarle.







