La storia | Skarð, il villaggio fantasma delle Isole Faroe: una tragedia di Natale che ha cancellato secoli di vita tra montagne e oceano

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di Eugenio Serlupini

Aggrappato alla costa nord-orientale dell’isola di Kunoy, ai piedi di montagne alte 800 metri, Skarð racconta una delle vicende più drammatiche delle Isole Faroe (Fær Øer). Per secoli i suoi abitanti hanno sfidato l’isolamento, le difficoltà della pesca e la forza dell’Atlantico. Poi, nel dicembre 1913, una tempesta si è portata via sette uomini del villaggio, segnandone irrimediabilmente il destino. Il 26 gennaio 1919 le ultime famiglie abbandonarono le proprie case. Da allora, Skarð è un paese senza abitanti, custode di una memoria che continua a parlare attraverso la storia e la poesia.

 

(TurismoItaliaNews) Un villaggio sospeso tra le montagne e l'Atlantico. Sette chilometri di sentiero, montagne imponenti, scogliere battute dalle onde e un pugno di case ormai consegnate al silenzio. Alle Isole Faroe, Skarð è molto più di un villaggio abbandonato: è la testimonianza di una comunità che per secoli ha affrontato condizioni di vita estreme, prima di arrendersi a una tragedia capace di cancellarne il futuro. La sua storia si intreccia con quella dell'oceano, fonte di sostentamento e, troppo spesso, di lutti. Un rapporto difficile, scandito da naufragi, sacrifici e dalla tenacia di uomini e donne abituati a misurarsi quotidianamente con la natura.

Skarð si trova sul versante nord-orientale di Kunoy, un'isola caratterizzata da una lunga e ininterrotta dorsale montuosa che si sviluppa da sud a nord. A interromperla è soltanto la profonda gola di Skarðsgjógv, dalla quale il villaggio ha preso il nome. Le montagne raggiungono gli 800 metri e dominano un territorio nel quale il mare rappresenta contemporaneamente una risorsa indispensabile e una barriera formidabile.

Raggiungere Skarð non è mai stato semplice. L'accesso via mare è possibile, ma l'approdo presenta notevoli difficoltà. Esistono inoltre due percorsi terrestri, profondamente diversi per caratteristiche e pericolosità. Il primo collega Haraldssund al villaggio attraverso un itinerario di circa sette chilometri, relativamente agevole da percorrere. Il secondo attraversa la gola montana e conduce a Kunoy, sull'altro versante dell'isola: un tracciato impegnativo, estremamente insidioso, che per gli antichi abitanti rappresentava tuttavia un collegamento essenziale.

Lungo questo percorso gli uomini e le donne di Skarð si spostavano per partecipare alle funzioni religiose e sbrigare le proprie necessità a Kunoy. Ma quella stessa via serviva anche per accompagnare i defunti all'ultima dimora: le bare venivano trasportate attraverso la gola fino al cimitero di Kunoy. Un'immagine che restituisce, più di qualsiasi descrizione, la durezza dell'esistenza in questo angolo remoto dell'arcipelago.

Poche case, pascoli fertili e una vita di sacrifici

Le origini di Skarð si perdono nei secoli. Non si conosce l'identità dei primi abitanti, ma è certo che la località sia stata popolata per un periodo molto lungo. Una piccola comunità, cresciuta lentamente e rimasta sempre legata alle possibilità offerte dalla terra e dal mare. Nel 1801 il villaggio contava appena tre abitazioni e dodici residenti. All'inizio del Novecento la popolazione aveva raggiunto 31 persone distribuite in sei case. Numeri modesti, sufficienti però a raccontare una comunità organizzata, capace di resistere all'isolamento e alle difficoltà di un ambiente poco generoso.

Le ampie vallate verdi e fertili che circondavano l'insediamento offrivano buoni pascoli per il bestiame. Più complicata risultava invece la coltivazione dei cereali, penalizzata dalla scarsa esposizione al sole: le montagne proiettavano la propria ombra sui terreni, limitando la produttività agricola. Anche la pesca, indispensabile per il sostentamento, presentava ostacoli considerevoli. La popolazione ridotta rendeva difficile organizzare le attività, ma il problema maggiore era rappresentato dalla conformazione della costa. Alte scogliere separavano le abitazioni dal mare, mentre il tratto antistante il villaggio era considerato uno dei più pericolosi delle isole settentrionali per la violenza dei frangenti. Una situazione che trasformava ogni uscita in barca in un'impresa dall'esito tutt'altro che scontato.

Il primo abbandono: la frana del 1824

La storia di Skarð registra anche un trasferimento dell'intero insediamento, avvenuto quasi un secolo prima della sua definitiva scomparsa. Originariamente il villaggio sorgeva in una posizione diversa rispetto a quella successivamente occupata dalle abitazioni. Nel 1824 una frana, accompagnata da un'inondazione, provocò gravi danni all'abitato. Fortunatamente nessuno rimase ferito, ma lo spavento fu tale da convincere i residenti a spostare le case di circa cento metri verso sud. Fu una scelta dettata dalla necessità di proteggersi, senza rinunciare a continuare a vivere in un territorio al quale la comunità era profondamente legata. Il mare, tuttavia, avrebbe imposto un prezzo ben più alto.

1835, sei pescatori inghiottiti dalle onde

Il 30 marzo 1835 gli uomini di Skarð uscirono per una battuta di pesca. Nei pressi della costa, un'improvvisa raffica di vento investì la vela e provocò il capovolgimento dell'imbarcazione. I sei uomini a bordo scomparvero. Nessuno di loro venne ritrovato. La tragedia lasciò nel villaggio quattro vedove e otto figli minorenni senza padre. Per una comunità tanto piccola, la perdita rappresentò un colpo devastante, non soltanto sul piano umano, ma anche per la sopravvivenza economica e sociale delle famiglie. Eppure Skarð continuò a vivere.

Un altro dramma arrivò nel 1872. A Klaksvík era stato catturato un grande branco di balene e anche gli uomini di Skarð avevano partecipato alla caccia. Dopo la macellazione e la distribuzione delle quote, i pescatori ripresero la via del ritorno, trasportando in barca la parte loro spettante. Giunti in prossimità dell'approdo, trovarono il mare agitato da onde particolarmente violente. Tentarono ugualmente di raggiungere la riva, ma un grande frangente rovesciò l'imbarcazione, scaraventando tutti in acqua. Alcuni riuscirono a salvarsi aggrappandosi allo scafo capovolto. Tre uomini, invece, persero la vita. Ancora una volta il villaggio dovette confrontarsi con il dolore e con la perdita di persone indispensabili alla sua esistenza.

La tempesta di Natale del 1913: il giorno che cambiò tutto

La tragedia decisiva arrivò nel dicembre 1913, in una giornata destinata a rimanere impressa nella memoria delle Isole Faroe. Il 23 dicembre i pescatori uscirono in mare nelle prime ore del mattino. Le condizioni meteorologiche apparivano favorevoli: il tempo era buono e l'oceano tranquillo. Nulla lasciava presagire ciò che sarebbe accaduto. All'improvviso il vento cambiò direzione. Una tempesta violentissima, accompagnata da vortici, neve fitta e grandine, investì le piccole imbarcazioni aperte utilizzate dai pescatori faroesi. Gli uomini si ritrovarono esposti alla furia degli elementi, senza possibilità di sottrarsi facilmente al pericolo.

Tre barche non fecero ritorno.

Il bilancio fu terribile: diciannove uomini morirono in mare. Sei provenivano dal villaggio di Kunoy, sei da Norðdepil e sette da Skarð. Per quest'ultimo insediamento, già provato da precedenti naufragi e da condizioni di vita particolarmente difficili, la perdita fu irreparabile. Rimasero soltanto le vedove, un uomo di settant'anni e alcuni bambini. Sette uomini nel pieno delle forze erano scomparsi in poche ore, privando il paese di una parte fondamentale della propria comunità. Non si trattava soltanto di un lutto collettivo: venivano meno le persone necessarie per continuare le attività quotidiane, affrontare il mare, sostenere le famiglie e garantire un futuro al villaggio. La tempesta aveva spezzato qualcosa che non sarebbe più stato possibile ricostruire.

26 gennaio 1919: le ultime famiglie chiudono le case

Dopo il disastro del 1913, alcuni abitanti decisero di lasciare Skarð. L'esodo cominciò poco tempo dopo la tragedia e proseguì negli anni successivi, mentre il piccolo insediamento perdeva progressivamente la propria popolazione. Il 26 gennaio 1919 anche le ultime famiglie partirono. Fu la conclusione definitiva di una storia durata secoli. Da quel giorno Skarð rimase disabitato. La maggior parte degli ex residenti trovò una nuova sistemazione a Haraldssund, la località collegata al villaggio attraverso il sentiero di circa sette chilometri. L'abbandono non fu dunque conseguenza di un singolo evento improvviso, ma il risultato di un processo innescato dalla tragedia del 1913. Il villaggio aveva già resistito a una frana, a un'inondazione e a ripetuti incidenti marittimi. La perdita di sette uomini, però, aveva compromesso definitivamente la possibilità di continuare a vivere in quel territorio.

Símun av Skarði, il poeta che diede voce alle Faroe

La memoria di Skarð non sopravvive soltanto attraverso la vicenda del suo abbandono. Il villaggio ha dato i natali a una delle figure culturali legate all'identità faroese: Símun av Skarði, insegnante, dirigente scolastico, scrittore e poeta. Nato e cresciuto nel piccolo insediamento di Kunoy, Símun av Skarði è ricordato soprattutto per aver composto l'inno nazionale delle Isole Faroe, “Tú alfagra land mítt”. Tra le sue opere figurano anche il canto natalizio “Nú ringja kirkjuklokkur” e la canzone “Á mønu hjalsins stari”, scritta in relazione al disastro marittimo del 1913. Un legame particolarmente significativo: proprio attraverso la poesia, la tragedia che aveva segnato la fine della sua comunità d'origine trovò una forma di espressione destinata a conservarne il ricordo.

Skarð, il silenzio di un paese che non ha dimenticato il mare

Oggi Skarð appartiene alla geografia dei villaggi abbandonati delle Isole Faroe. Il suo isolamento, la severità del paesaggio e le difficoltà di accesso contribuiscono a conservare l'immagine di un insediamento profondamente segnato dal rapporto con la natura. Le montagne continuano a dominare la costa nord-orientale di Kunoy. La gola di Skarðsgjógv conserva il nome che ha identificato per secoli la comunità. Il mare, con i suoi frangenti, rimane l'elemento che più di ogni altro ne ha determinato le vicende. Ma dietro il fascino aspro di questo villaggio fantasma si nasconde soprattutto una storia di persone: pescatori partiti all'alba, donne rimaste ad attendere, bambini cresciuti senza padri, famiglie costrette a lasciare le proprie case. Skarð non fu cancellato da una frana, né da un'inondazione. A decretarne la fine fu la perdita degli uomini che ne garantivano la sopravvivenza. Dal 26 gennaio 1919 nessuno abita più stabilmente quel piccolo villaggio ai piedi delle montagne. Eppure la sua storia continua a raccontare quanto fragile potesse essere la vita di una comunità sospesa tra la terra e l'Atlantico.

La storia di Skarði viene racconta a distanza di tanti anni, da due francobolli che le Poste delle Isole Faroe hanno mandato in pista. I dentelli postali, realizzati da Bpost del Belgio, sono illustrati con due immagini del fotografo Andrija Ilic.

 

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