Giovanni Carnevali, il custode dei libri che raccontavano il mondo: l’Umbria perde un grande testimone della cultura e del viaggio

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di Giovanni Bosi, Foligno / Umbria

Fondatore e anima dell’Editoriale Umbra di Foligno, ha dedicato la vita alla ricerca bibliografica, alla diffusione dei libri d’arte e alla valorizzazione del patrimonio culturale umbro, costruendo relazioni con editori, studiosi e appassionati di tutto il mondo. La sua scomparsa lascia un vuoto profondo, ma anche un’eredità preziosa: la convinzione che ogni libro sia uno straordinario strumento di conoscenza, capace di far viaggiare le idee, raccontare i territori e custodirne la memoria: Giovanni Carnevali, il custode dei libri che raccontavano la bellezza del mondo.

 

(TurismoItaliaNews) Mi piace immaginare che Giovanni adesso stia conversando con il suo amico Federico Zeri e con altri grandi cultori della bellezza e dei libri d’arte. E sì, perché ci sono persone che non si limitano a svolgere una professione, ma finiscono per identificarsi con una missione culturale, trasformando la propria passione in un patrimonio condiviso. E Giovanni Carnevali era una di queste. La sua scomparsa oggi priva Foligno, l’Umbria e il mondo dell’editoria d’arte di una figura straordinaria, un uomo che aveva fatto dei libri la propria ragione di vita e della diffusione della conoscenza un impegno quotidiano. Non soltanto un esperto di bibliografia, un raffinato conoscitore dell’arte e un protagonista del commercio librario internazionale, ma soprattutto un autentico testimone della cultura, della lettura e di quella particolare forma di viaggio che comincia sfogliando una pagina e prosegue attraverso la scoperta dei luoghi, delle opere e delle storie che li rendono unici.

Giovanni Carnevali, il custode dei libri che raccontavano il mondo: l’Umbria perde un grande testimone della cultura e del viaggio

Giovanni Carnevali ci mancherà. Mancheranno la sua competenza, la sua passione, la sua capacità di riconoscere in un volume molto più di un oggetto da catalogare, distribuire o vendere. Mancherà soprattutto quella convinzione, mai venuta meno, che la cultura debba circolare, raggiungere nuovi lettori, superare confini geografici e linguistici. Rimane però la sua essenza più autentica: l'amore per i libri, per la bellezza, per la conoscenza e per il viaggio inteso come incontro con il patrimonio culturale dei territori.

Da Foligno al mondo, attraverso le pagine dei libri

Fondatore e anima dell’Editoriale Umbra, Giovanni Carnevali aveva costruito a Foligno, in via Pignattara, un punto di riferimento conosciuto ben oltre i confini nazionali. Da decenni la sua attività operava nel settore dell’editoria d’arte, offrendo servizi di ricerca bibliografica, individuando pubblicazioni recenti e opere d’antiquariato, monografie e cataloghi, promuovendo e distribuendo produzioni editoriali di enti pubblici, soggetti privati e piccoli editori. Un lavoro prezioso, svolto con una conoscenza profonda del settore e con un'attenzione particolare all’Umbria, alla sua storia e al suo immenso patrimonio artistico. Attraverso l’Editoriale Umbra, libri nati per raccontare monumenti, musei, chiese, opere d’arte e vicende storiche della regione raggiungevano lettori, biblioteche, studiosi e appassionati in Italia e all’estero.

Giovanni Carnevali, il custode dei libri che raccontavano il mondo: l’Umbria perde un grande testimone della cultura e del viaggio

La dimensione internazionale della sua attività emergeva anche dagli incarichi ricoperti: agente generale per l’Italia di De Gruyter, con l’Allgemeines Künstlerlexikon in Germania, di Abaris di New York, con The Illustrated Bartsch, di Davaco Publishers nei Paesi Bassi e di Michael Imhof Verlag in Germania. Un intreccio di rapporti professionali che aveva fatto di Foligno uno snodo significativo del commercio internazionale del libro d’arte. Una città capace, grazie anche al lavoro di Carnevali, di dialogare con alcune delle realtà editoriali più specializzate e prestigiose del settore.

Ottantamila libri, quarantamila titoli e una curiosità senza confini

La libreria-biblioteca dell’Editoriale Umbra non era semplicemente uno spazio destinato alla conservazione e alla consultazione dei volumi. Era un universo di conoscenze, un luogo di incontri, confronti e scoperte, con circa 80.000 libri e 40.000 titoli, in lingue diverse e provenienti da ogni parte del mondo. Fra quelle stanze amava sostare anche Federico Zeri, il grande critico d’arte scomparso nel 1998, amico personale di Giovanni Carnevali e assiduo frequentatore dell’Editoriale Umbra. A ricordarne la presenza, dal 2003, una targa con una dedica particolarmente significativa: «A Federico Zeri che sostava in queste stanze con insaziata curiositas».

Parole che raccontano molto anche dello spirito di Giovanni Carnevali. Perché quella curiosità inesauribile, quel desiderio di approfondire, cercare, confrontare e comprendere erano parte integrante della sua stessa esperienza professionale e umana. La biblioteca era anche una straordinaria geografia del sapere. Ogni scaffale custodiva itinerari possibili, ogni catalogo offriva l’occasione per avvicinarsi a un’opera, ogni monografia permetteva di esplorare un territorio attraverso la sua produzione artistica. Il viaggio, in questa prospettiva, non era soltanto spostamento fisico, ma un percorso intellettuale alimentato dalla lettura.

Giovanni Carnevali, il custode dei libri che raccontavano il mondo: l’Umbria perde un grande testimone della cultura e del viaggio

L’Umbria raccontata al mondo: la sua grande missione

Giovanni Carnevali aveva compreso perfettamente quanto l’editoria potesse contribuire alla conoscenza e alla valorizzazione di una destinazione. Per lui raccontare l’Umbria attraverso i libri significava offrire alla regione una possibilità concreta di farsi conoscere, di suscitare interesse e di costruire relazioni culturali durature. «L’editoria umbra d’arte è viva pur nelle mille difficoltà che esistono in campo regionale che in campo nazionale. C’è questa vivacità che è data dall’entusiasmo di chi opera in questo settore», sottolineava parlando di un comparto che conosceva in ogni sua sfumatura.

Era una considerazione che andava oltre l’analisi del mercato editoriale. In quelle parole emergeva la fiducia nelle persone, nei piccoli editori, negli studiosi e in quanti continuavano a investire nella produzione di opere dedicate al patrimonio artistico e culturale. Carnevali seguiva con particolare attenzione le pubblicazioni realizzate direttamente in Umbria, riconoscendone il valore scientifico e divulgativo. Ricordava, ad esempio, il successo dei cataloghi pubblicati da Quattroemme per le iniziative dedicate a Trevi, Montefalco e Spoleto e per l’importante mostra di Gubbio, opere che avevano incontrato un interesse tale da arrivare praticamente all’esaurimento delle tirature.

Tra i lavori che considerava particolarmente significativi figurava anche La scuola di Spoleto. Immagini dipinte e scolpite nel Trecento tra Valle Umbra e Valnerina, di Alessandro Delpriori, con un saggio di Andrea De Marchi. Pubblicazioni capaci di restituire profondità e visibilità a un patrimonio storico-artistico di straordinario valore, talvolta poco conosciuto persino dagli specialisti.

Giovanni Carnevali, il custode dei libri che raccontavano il mondo: l’Umbria perde un grande testimone della cultura e del viaggio

I libri come custodi della memoria, anche dopo le ferite del terremoto

Il ruolo della ricerca bibliografica assumeva un significato ancora più importante di fronte alle ferite inferte dal terremoto del 2016 al patrimonio culturale della Valnerina. Le opere editoriali dedicate alla storia dell’arte umbra, insieme alla documentazione prodotta attraverso restauri, rilievi e campagne fotografiche, costituivano un patrimonio fondamentale per ricostruire contesti storici e artistici danneggiati o compromessi. Negli anni, la Soprintendenza ai beni storici e artistici dell’Umbria aveva documentato una grandissima quantità di opere sottoposte a restauro. Quel materiale, confluito anche nella produzione libraria, rappresentava uno strumento indispensabile per la conoscenza e lo studio di testimonianze altrimenti difficili da ricostruire.

Anche in questo si riconosceva il valore del lavoro di Giovanni Carnevali: contribuire a far circolare libri significava partecipare alla salvaguardia della memoria collettiva. Un libro d’arte poteva diventare una testimonianza, una fotografia poteva conservare l’immagine di un bene danneggiato, un catalogo poteva restituire agli studiosi e ai lettori la possibilità di conoscere ciò che il tempo o gli eventi naturali avevano profondamente trasformato.

Il libro come ambasciatore del territorio e invito al viaggio

Uno degli aspetti più significativi dell’attività di Carnevali era la capacità di collegare la produzione editoriale alla promozione culturale e turistica dell’Umbria. «La possibilità che abbiamo di dialogare con acquirenti di libri non solo in tutta Italia, ma anche nell’Europa del nord, con Paesi fortemente interessati alla nostra cultura come la Germania, sempre attenta a tutte le cose che riguardano l’Umbria, ci consente di attuare una promozione diretta della regione. Un’opportunità in più da sfruttare sul versante della conoscenza dei luoghi», spiegava. Una riflessione che conserva tutta la sua attualità e che racconta efficacemente la sua visione.

Per Giovanni Carnevali, un volume dedicato all’arte umbra non era soltanto il risultato di una ricerca o un prodotto editoriale. Era anche un ambasciatore del territorio, capace di accendere curiosità, generare interesse e suggerire nuovi itinerari di scoperta. In questo senso, il suo lavoro rappresentava un contributo concreto alla cultura del viaggio. Perché conoscere un territorio attraverso la sua storia, i suoi artisti e le sue testimonianze significa prepararsi a comprenderlo davvero, prima ancora di visitarlo.

La partecipazione ai grandi appuntamenti editoriali, dalla Buchmesse di Francoforte al Salone del Libro di Torino, offriva all’editoria umbra occasioni preziose di visibilità internazionale. Anche la collaborazione con la Regione Umbria, così come il ruolo di UmbriaLibri, contribuiva a consolidare una rete di relazioni capace di sostenere produzioni specializzate e di qualità. Carnevali era parte attiva di questo processo, convinto che la conoscenza del patrimonio culturale potesse diventare una delle forme più efficaci e durature di promozione del territorio.

Giovanni Carnevali, il custode dei libri che raccontavano il mondo: l’Umbria perde un grande testimone della cultura e del viaggio

Foligno, una storia di libri che attraversa i secoli

Non poteva essere casuale che una vicenda professionale così profondamente legata all’editoria avesse il proprio riferimento a Foligno. La città custodisce infatti una pagina fondamentale della storia della stampa italiana: nell’aprile del 1472 vi viene realizzata la prima edizione a stampa della Divina Commedia di Dante Alighieri. Un primato che lega indissolubilmente Foligno alla diffusione della cultura attraverso il libro.

A distanza di secoli, Giovanni Carnevali aveva contribuito a mantenere viva questa vocazione, trasformando la sua attività in un ponte fra la tradizione editoriale della città e i grandi circuiti internazionali dell’arte e della ricerca bibliografica. Foligno, spesso definita il centro del mondo, attraverso l’Editoriale Umbra era diventata davvero un punto di incontro fra territori, studiosi, editori e lettori di provenienze diverse. E Giovanni Carnevali ne era stato uno degli interpreti più appassionati.

Viaggiare con lui è stato il vero valore aggiunto


Viaggiare con Giovanni, è stato per me il vero valore aggiunto. Iran, Siria, Libia, ma anche la Valnerina che amava tantissimo. Insieme alla sua amata Dorica abbiamo avuto la fortuna di visitare Paesi straordinari ed era qui che Carnevali esprimeva la sua vera essenza di divulgatore senza voler mai essere in primo piano. Per ogni luogo c’era il libro adatto, per ogni viaggio un autore da consigliare.

Ci mancherà Giovanni. Ma non ciò che ci ha insegnato

La scomparsa di Giovanni Carnevali lascia un grande vuoto. Non soltanto nel mondo dell’editoria d’arte, ma in quella comunità più ampia di persone che riconoscono nella cultura un valore irrinunciabile e nella lettura uno strumento di libertà, conoscenza e crescita. La sua eredità non si misura soltanto nei libri distribuiti, nei rapporti internazionali costruiti, nelle pubblicazioni promosse o nel prestigio raggiunto dall’Editoriale Umbra. Vive soprattutto in un modo di intendere la cultura: non come qualcosa da custodire gelosamente, ma come una ricchezza da condividere, diffondere e rendere accessibile.

Giovanni aveva dedicato la propria vita a far viaggiare i libri. E attraverso i libri aveva fatto viaggiare l’Umbria, la sua arte, la sua storia, le sue bellezze. Aveva dimostrato che anche da una città di provincia si può dialogare con il mondo, che una biblioteca può diventare un crocevia internazionale e che la passione, sostenuta dalla competenza e dalla tenacia, può trasformarsi in un servizio prezioso per un intero territorio. Ci mancherà Giovanni Carnevali. Ci mancherà il suo entusiasmo, il suo sapere, quella capacità di riconoscere il valore di una pubblicazione e di immaginarne il percorso verso nuovi lettori.

Ma ci rimane ciò che ha saputo rappresentare con tanta autenticità: l’amore per i libri, per la cultura e per il viaggio. Tre passioni che, nella sua esistenza, non sono mai state separate, ma hanno costituito un unico, straordinario modo di guardare il mondo. E forse il modo più bello per ricordarlo sarà proprio questo: continuare ad aprire libri, a cercare storie, a scoprire luoghi, a lasciarsi sorprendere dalla bellezza e dalla conoscenza. Perché le persone che dedicano la vita alla cultura continuano a vivere anche nelle pagine che ci hanno insegnato ad amare. E Giovanni Carnevali, in quelle pagine, continuerà a esserci.

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