Amatriciana, di rigore Pecorino e guanciale: lo dice la storia

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Ogni anno vede migliaia di persone arrivare appositamente nell’arco delle due giornate in cui si svolge: giorni di festa, con musica, spettacoli vari, mostre mercato di prodotti gastronomici, artistici ed artigianali. Ma soprattutto grande gusto. Normalmente si servono qualcosa come 10.000 piatti che richiedono l'impiego di 15 quintali di spaghetti, 4 di Pecorino, 5 di guanciale e 15 di pomodoro. E’ la sagra degli spaghetti all’amatriciana, che ovviamente si svolge in patria: ad Amatrice. L’appuntamento del 2012 è per il 25 e 26 agosto.

  

(TurismoItaliaNews) Le ragioni per le quali la vera, autentica Amatriciana è soltanto quella preparata con pecorino e guanciale della zona di Amatrice, al confine tra Lazio e Abruzzo, risiedono nella particolarità dei sapori di tali ingredienti. Il Pecorino locale è piccante al punto giusto. La peculiarità dei pascoli montani ed il procedimento di lavorazione del latte, rigorosamente ovino, ne caratterizzano il sapore. Quanto al guanciale, la sua particolarità deriva dalla metodologia di stagionatura che avviene in modo naturale, senza alcun trattamento, grazie anche alla rigidità del clima che favorisce l'ottima conservazione delle carni suine e degli insaccati in genere.

 

Amatrice, cittadina dell'Alta Sabina, in provincia di Rieti, deve la sua notorietà anche alla bellezza dei luoghi, ricchi di scorci ambientali particolarmente suggestivi, ma in particolare a questo piatto che si compone di ingredienti semplici e gustosi. Un piatto tipico della zona, conosciuto ed apprezzato anche al di fuori dei confini nazionali.

 

Gli spaghetti all'Amatriciana originariamente venivano preparati "in bianco", cioè senza pomodoro, in quanto arrivato in Europa verso la fine del XVI secolo. Gli ingredienti sono comunque rigorosamente ancora quelli dell'epoca, cioè guanciale e pecorino della zona. In altri termini l'Amatriciana storicamente nasce come piatto preparato con gli ingredienti che all'epoca era possibile reperire sul posto (Pecorino e guanciale, appunto) e che ancor oggi caratterizzano e distinguono questa deliziosa quanto semplice portata.

 

Un territorio
di grandi tradizioni

Il territorio di Amatrice si articola in un altipiano centrale, tra i 900 e i 1000 metri, su cui sono adagiati il lago Scandarello e le numerose frazioni che fanno da contorno. L’area è circondata da rilievi che sul lato orientale superano i 2400 metri, in corrispondenza della dorsale principale dei Monti della Laga; dal 1991 è inclusa nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Proprio il Parco, riconoscendo l'importanza di questo territorio nel settore agro-alimentare ed in quello della ristorazione, ha istituito nel centro direzionale di Amatrice, il Polo Agro Alimentare che promuove studi e ricerche a sostegno del comparto definendo gli standard qualitativi per i prodotti tipici, metodi e regole per i relativi controlli e l'attribuzione ai prodotti e ai servizi del marchio di qualità.

Alla preparazione della sagra lavorano cuochi di professione, coadiuvati da altro personale per la distribuzione. L'associazione Pro Loco mette notevole impegno nella realizzazione dell'evento insieme ai componenti del gruppo folcloristico Ma-Tru; tutti insieme costituiscono un supporto indispensabile al Comune anche a livello organizzativo.

 

In definitiva, quindi, l’Amatriciana si prepara ancor oggi come all'origine, con gli stessi ingredienti ed il medesimo procedimento, tanto che gli amatriciani non accettano che si usi il bacon o la pancetta invece che il guanciale locale o che si impieghi Pecorino che non sia il tipico prodotto della zona. Così come devono essere meticolose le operazioni di preparazione, con l'uso di utensili particolari, come ad esempio la padella di ferro per cuocere la salsa. La bontà della ricetta e la straordinaria professionalità di numerosi ristoratori romani originari di Amatrice hanno fatto il resto, facendo diventare gli spaghetti all'Amatriciana parte fondamentale della cucina italiana.

 

D'altra parte lo stesso re Ferdinando II ebbe modo di gustare ed apprezzare la versione tradizionale dell'Amatriciana sin dal 1847 (così riferisce Cesare De Berardinis nel suo libro edito nel 1932) tant'è che, rivolto a chi gli aveva servito una porzione di pasta all'Amatriciana, esclamò "Guagliò, dammene un altro piatto". Erroneamente alcuni attribuiscono l'Amatriciana alla cucina romana, dimenticando che furono invece i pastori, con gli spostamenti stagionali della transumanza verso le campagne romane, a far conoscere questa ricetta nella Capitale.

 

 

 

 

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