Miele Varesino, leccornia prealpina col marchio Dop

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Katia Sposini, Varese 

Nella provincia di Varese l’apicoltura ha sempre avuto un ruolo di primaria importanza nell’economia rurale di questo territorio. Tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento due eventi importanti diedero un notevole impulso all’apicoltura varesina. Oggi questo territorio può vantare un miele particolarissimo per il quale c’è il disco verde al riconoscimento della denominazione di origine protetta. Miele Varesino, ovviamente.

 

 

(TurismoItaliaNews) Il parere non poteva che essere positivo. E infatti il Consorzio qualità Miele Varesino ha visto accogliere la sua richiesta di riconoscimento della Dop da parte del Ministero delle politiche agricole, che lo ha pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 22 dicembre 2011. La particolarità sta nel fatto che il Varesino è un miele monoflorale di acacia, la cui zona geografica di produzione, sia per la fase di raccolta in campo che per quella di estrazione e preparazione per il consumo, è delimitata dai confini del territorio della Provincia di Varese.

 

 

Un territorio speciale se si considera che è quello dei laghi Maggiore e di Lugano, zona prealpina che si sviluppa in una intricata serie di brevi solchi vallivi, separate da rilievi che mediamente superano poco i mille metri. La zona contigua a Varese è un’area di transizione verso la pianura, modellata da bassi rilievi morenici e caratterizzata dalle piccole conche glaciali dei laghi di Biandronno, Varese, Monate e Comabbio. Ancora più a sud i rilievi morenici degradano e da Gallarate fino al confine con la provincia di Milano, il paesaggio è quello dell’alta pianura padana, caratterizzata dalla rete idrografica del fiume Olona, Bozzente, Lura, Arno e del “fiume azzurro” il Ticino.

 

Gli apiari per la produzione del miele monoflorale di acacia, al momento della raccolta del nettare sono ubicati in pianura, in collina e sulle montagne varesine, ad un’altezza che non deve superare i 600 metri sul livello del mare.

 

Ma cos’è allora il “Miele Varesino”? Con questo termine si intende il miele prodotto da alveari localizzati, nel periodo di bottinatura del nettare, nella Provincia di Varese e che deve essere estratto da favi e preparato per la commercializzazione all’interno dello stesso territorio. Sostanzialmente la definizione è basata sul fatto che c’è un’unica origine floreale.

 

Non solo: durante la fioritura della Robinia Pseudoacacia, sul territorio della provincia di Varese la presenza degli alveari si raddoppia passando da 12.000 a oltre 20.000 arnie. La motivazione di questo notevole incremento è da ricondursi al fatto che a differenza da altre zone in cui si produce il miele d’acacia, nel territorio varesino non ci sono colture agrarie o essenze spontanee che influenzano con la loro fioritura la qualità del prodotto che risulta così più puro e pienamente rispondente alla migliore tipicità del miele di acacia.

Nella provincia di Varese l’apicoltura ha sempre avuto un ruolo di primaria importanza nell’economia rurale di questo territorio. Tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento due eventi importanti diedero un notevole impulso all’apicoltura varesina. Innanzitutto con la costruzione della rete ferroviaria italiana realizzata dall’Unità d’Italia in poi, la Robinia pseudoacacia fu utilizzata per consolidare i pendii delle scarpate e delle trincee che grazie alle sue ramificate radici superficiali assicurava un ottimo consolidamento dei terreni. La specie, originaria del Nord America, si diffuse in Italia verso la fine del XVIII secolo quale pianta da giardino e dimostratasi subito vigorosa e di facile adattamento a diversissime condizioni pedoclimatiche passò ad usi forestali. La specie ha trovato nella provincia di Varese un habitat ideale per l’indice di piovosità, per il tipo di terreno e per le temperature. La diffusione che ha avuto al di fuori della rete ferroviaria è stata enorme, e tutti quei terreni abbandonati dall’agricoltura in conseguenza alla forte industrializzazione di quegli anni insieme ai boschi incolti o trascurati, sono stati colonizzati dalla Robinia. Le piante hanno così iniziato a produrre il prelibato nettare che avrebbe dato luogo al famoso miele di Acacia (così battezzato dai francesi in tutto il mondo).

 

Contestualmente l’apicoltura cosiddetta Villica ha finito con il trasforsi in apicoltura razionale che ha permesso di prelevare il miele senza dover ricorrere all’apicidio e di ottenere dei mieli monoflorali, impossibili da produrre con il sistema villico. I boschi di robinia del territorio varesino fin da subito sono diventati meta di apicoltori provenienti da altri territori; basti considerare che tuttora il patrimonio boschivo offre nettare oltre che ai 12.000 alveari “Varesini” ad altrettanti alveari “Forestieri”. Negli ultimi anni l’apicoltura in provincia di Varese ha fatto passi da gigante: infatti sempre più si dedicano a questa attività, quale fonte di reddito, apicoltori professionisti, senza tener conto dei semiprofessionisti ed hobbisti che, vista la forte presenza di boschi, si dedica a questa passione anche quale fonte di reddito alternativa.

 

 

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