Il cammello che porta dolcezza: a Varese l’Epifania ha il sapore della sfoglia caramellata
Angelo Benedetti, Varese / Lombardia
A Varese l’Epifania non si limita a chiudere le feste: le rende memorabili. Lo fa con un dolce che altrove non esiste, o quasi, e che qui è atteso come un rito collettivo: il Cammello di pasta sfoglia, simbolo gastronomico del 6 gennaio e autentica icona di accoglienza e buon auspicio per l’anno nuovo. Pochi ingredienti, una forma inconfondibile e una storia che intreccia fede, leggenda e identità territoriale trasformano una semplice sfoglia in un racconto da assaporare.
(TurismoItaliaNews) La sagoma è quella del cammello, animale legato al viaggio dei Re Magi verso Betlemme: un richiamo immediato alla tradizione cristiana dell’Epifania, che a Varese prende corpo — e profumo — nei forni e nelle pasticcerie. Secondo una leggenda locale, l’origine simbolica del dolce sarebbe addirittura collegata al passaggio delle reliquie dei Magi, donate da Federico Barbarossa a Colonia, un evento che avrebbe lasciato tracce devozionali anche in area lombarda. Mito o suggestione, ciò che conta è il radicamento profondo di questa usanza nella memoria collettiva varesotta.
Più solide sono invece le tracce storiche novecentesche. La tradizione del cammello di sfoglia si consolida negli anni Venti, quando un pasticcere milanese trasferitosi a Varese riceve in dono lo stampo a forma di cammello da un collega locale. Da quel gesto nasce una consuetudine che, pur rimanendo fortemente varesina, si diffonde anche nei centri vicini come Busto Arsizio e Gallarate. Ma è qui, all’ombra del Sacro Monte, che il cammello trova la sua vera patria gastronomica.
La preparazione è di una semplicità disarmante, e proprio per questo esigente. Farina di frumento, burro e acqua danno vita a una pasta sfoglia lavorata con le pieghe canoniche, poi ritagliata con l’inconfondibile stampino. Prima della cottura, una spennellata di zucchero semolato: in forno avviene la magia, con la superficie che si caramella regalando quella lucentezza ambrata e quel contrasto tra croccantezza esterna e friabilità interna che rendono il cammello immediatamente riconoscibile.
Nato “nudo”, di sola sfoglia caramellata, il cammello dell’Epifania ha saputo evolversi senza tradirsi. Oggi lo si trova in ogni dimensione: dal formato monoporzione a quello da condividere, fino alle vere e proprie torte sagomate. Le farciture moltiplicano il piacere: crema pasticciera, panna montata con frutta fresca, cioccolato, confetture. Spazio alla fantasia, purché la forma resti intatta, perché è lì che vive il simbolo. Alcuni pasticcieri incidono persino le zampe dell’animale per suggerirne il movimento: un cammello che “corre” verso il futuro, come augurio di un anno prospero.
È un dolce stagionale nel senso più autentico del termine. Compare solo per poche settimane, tra Capodanno e la Befana, per poi sparire completamente dai banchi e tornare a riposo nei ricettari. Un’attesa che ne accresce il valore e che ogni anno rinnova il legame tra la città e la sua tradizione più dolce.
Assaggiare il cammello di pasta sfoglia a Varese non è solo un piacere gastronomico: è un piccolo viaggio culturale, un gesto che racconta una comunità capace di trasformare un simbolo religioso in un’esperienza condivisa. E forse è proprio questo il segreto del suo successo: un dolce semplice, ma carico di significati, che ogni Epifania ricorda come il gusto possa essere memoria, identità e, soprattutto, accoglienza.



